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"I coltivatori biologici sono riusciti a coltivare agrumi senza Falsa Cydia, ma ora sono fuori dal mercato"

L'Europa pone un freno alla produzione di arance biologiche in Sudafrica

Il nuovo protocollo del trattamento a freddo sulle arance provenienti dal Sudafrica rappresenta un ostacolo quasi insormontabile per i coltivatori di arance biologiche del Paese. I risultati dei trial con cere vegetali sulle arance biologiche, secondo il nuovo protocollo del trattamento a freddo, sono stati modesti e inconcludenti, con danni da raffreddamento su circa il 50% dei lotti di arance non cerate.

Orex Exports, un coltivatore-esportatore biologico dell’Orange River Valley, ha inviato arance biologiche non cerate in Europa, secondo il nuovo protocollo. "Il danno è stato tra il 30 e il 50%, a seconda della spedizione", afferma Marthia Botha, responsabile marketing della Orex Exports.

Un frutteto biologico della Valencia nella Sundays River Valley (foto fornite da SOGA)

"Il mercato europeo è il più importante per le nostre arance coltivate biologicamente e quindi il nuovo protocollo del trattamento a freddo ha avuto un impatto devastante sulle nostre esportazioni verso l'Ue", osserva Paul Marais, amministratore delegato della Sundays Organic Growers Association (SOGA), costituita nel 2005 da un gruppo di coltivatori di agrumi biologici del Capo Orientale. Dieci anni fa hanno fondato la SOGA Organic, l'unica azienda di trasformazione di agrumi biologici certificati del Sudafrica, la cui produzione negli ultimi dieci anni è più che raddoppiata.

Paul aggiunge: "Speravamo che ci fosse concessa l'esenzione da questo nuovo protocollo, ma non è stato così. L'Associazione degli agrumicoltori ha sollevato la questione degli agrumi biologici, ma è stato inutile".

Falsa Cydia eliminata grazie alla biodiversità dei frutteti biologici
"È da non credere: noi, coltivatori biologici, abbiamo capito come coltivare gli agrumi senza la Falsa Cydia, e siamo stati espulsi dal mercato!", osserva l'agricoltore biologico Marti Slabber della Hexrivier Sitrus, che coltiva da dieci anni agrumi biologici a Citrusdal.

Questa è stata la sua prima raccolta di arance biologiche, dalla conversione dei frutteti maturi (foto a destra).

La cosa negativa, continua Marti, è che hanno imparato tante cose su come gestire i parassiti senza sostanze chimiche, e che potrebbero andare a beneficio dell'industria in generale, "ma il nuovo protocollo pone un freno a tutti i nostri sforzi".

Marti spiega che, come parte del precedente requisito di inviare i frutti a 4 °C, hanno dovuto aprire 1.800 frutti per frutteto, per dimostrare che non c'erano intercettazioni di Falsa Cydia. "Non abbiamo rilevato la Falsa Cydia nei nostri frutteti perché ci sono tanti microbi nel terreno che distruggono la falena", dice Marti.

In effetti, da quando in Ue, tre anni fa, la falena è stata dichiarata un parassita da quarantena, non ci sono state intercettazioni di Falsa Cydia sulle arance biologiche provenienti dal Sudafrica.

"Siamo produttori-esportatori biologici certificati", continua Marti," e il regolamento dell'Ue ci sta causando grandi problemi".

Dove vanno le arance biologiche sudafricane?
Marti ha scelto di commercializzare le sue arance biologiche in modo convenzionale, che non è un approccio sostenibile. "Per il momento ho smesso di inviare arance biologiche nell'Ue perché non sappiamo ancora bene come farlo senza danni".

La SOGA ha cercato di trovare mercati alternativi, come il Canada. "Ma gli esorbitanti aumenti dei costi di spedizione hanno spazzato via ogni speranza di generare profitti. Allo stesso modo, le tariffe di spedizione verso l'Ue hanno avuto un effetto simile sulla nostra redditività", afferma Paul.

L'industria biologica, dice Paul, deve convincere l'Unione europea di avere adottate sufficiente misure di mitigazione contro la Falsa Cydia.

Ci sono delle possibilità per gli agrumi biologici in Scandinavia e nel Regno Unito, ma l'Ue è fondamentale per gli agrumicoltori biologici sudafricani, sebbene ce ne siano pochi, ma sono aumentati negli ultimi dieci anni.

"Non produciamo succhi concentrati, solo NFC (Not From Concentrate). Il succo biologico ha un mercato più ampio rispetto alla frutta non trasformata, ma anche in questo caso, gli esorbitanti aumenti delle tariffe di spedizione vanno a pesare sui profitti", osserva Paul.

"Questo è stato il primo anno in cui siamo riusciti a fornire Navel e Valencia biologiche, dopo il nostro periodo di conversione di tre anni. È stato il nostro primo raccolto. Ora è molto difficile procedere con ulteriori sviluppi, fino a quando non avremo chiarezza della situazione", afferma Marti. "Questo ha un impatto molto pesante sul nostro marketing".

"Ora si tratta di cautelarsi e cercare di sopravvivere", osserva Marti.


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