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Cina: mercato strategico ma non facile per il biologico italiano

L'attuale quota di export dei prodotti biologici italiani in Cina è pari al 13% del totale esportato. Un quinto dei consumatori cinesi, soprattutto residenti a Shanghai, ama i prodotti biologici. Lo rivela un'indagine Nomisma condotta sulle abitudini di consumo degli abitanti del gigante asiatico, realizzata in occasione del lancio del progetto Go.China, coordinato da FederBio Servizi, in network con Nomisma, Bologna Fiere e ICE, l’Istituto Commercio con l'estero italiano, per supportare e accompagnare le aziende biologiche italiane nel loro processo di internazionalizzazione verso il mercato cinese. 

La Cina è un mercato strategico per l'Italia, che è il secondo esportatore mondiale di prodotti biologici dopo gli Stati Uniti, e fattura all’estero oltre 2,6 miliardi di euro. Nel convegno, organizzato da FederBio Servizi a Sanatech, ieri 8 settembre, si è parlato degli strumenti a disposizione delle imprese per sostenere e implementare la loro attività di export verso l'Estremo Oriente.

"Il convegno ha avuto un taglio tecnico - ha spiegato Aldo Cervi, founder Qualitas Studio e responsabile rapporti con l’estero di FederBio Servizi - e ha proposto uno strumento per portare le nostre aziende biologiche in Cina. Quello cinese non è un mercato facile, per il biologico italiano, poiché non è riconosciuto dalla Cina né in regime di equivalenza né in quello di conformità".


(Foto: Ufficio stampa SANA)

"Per facilitare questo percorso di internazionalizzazione - ha aggiunto Xueying Yang, project manager di FederBio Servizi - abbiamo siglato un accordo con il China Organic Food Certification Centre (COFCC), il principale organismo ufficiale di controllo e certificazione per il biologico in Cina, autorizzato dal Ministero dell'Agricoltura della Repubblica Popolare Cinese".

FederBio Servizi, società di consulenza che ha attivato un desk nazionale dedicato per agevolare i rapporti con l'ente di certificazione COFCC.

Attività di marketing fondamentale per il consumatore cinese
Secondo Nomisma, del campione analizzato nella sua indagine "Focus China", composto da consumatori di età compresa tra i 18 e i 55 anni, solo il 14% dà preferenza al bio made in Cina. Molto, invece, influisce l’attività di marketing per la scelta dei prodotti da parte dei consumatori cinesi. Il 21% degli intervistati ha, infatti, dichiarato di scegliere la marca preferita o quella nota; il 18% si basa sulla presenza del simbolo del biologico (ossia la fogliolina verde); il 15% è attento alla confezione e alle informazioni in etichetta. Solo il 14% dei consumatori è influenzato dalla leva prezzo (l’8% per la presenza di una promozione e il 6% per il prezzo basso).

La fotografia del consumatore cinese di prodotti biologici ci restituisce un target composto per il 76% da famiglie con un reddito superiore ai 16mila Renminbi (oltre 23mila euro), per il 74% da persone con un elevato grado di istruzione, per il 70% da accaniti utilizzatori dell’e-commerce, per il 68% da imprenditori autonomi o liberi professionisti, per la stragrande maggioranza (68%) da abitanti di Shanghai, per il 67% da famiglie con figli e per il 66% da appartenenti alla generazione cosiddetta dei Millenials (di età compresa trai 26 e i 40 anni).


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