Il settore israeliano dell'ortofrutta inizia a beneficiare dello storico accordo di libero scambio con gli Emirati Arabi Uniti

In Israele, dopo lo storico accordo di libero scambio sottoscritto di recente fra Israele e gli Emirati Arabi Uniti (UAE), esportatori e produttori stanno iniziando a vedere un incremento delle attività d’esportazione, che sperano continui nelle prossime stagioni. L’accordo fa seguito agli altrettanto storici accordi di pace di Abramo, firmati nel settembre 2020, che hanno stabilito relazioni diplomatiche e commerciali tra Israele e molti dei suoi Paesi arabi vicini.


Il Ministro dell'economia e dell'industria di Israele, Magg. Gen. (Ris.) Orna Barbivay e il Ministro dell'economia degli Emirati Arabi Uniti, Abdullah bin Touq Al Marri.

Michael Amar, direttore marketing della Kibbutz Alumim in Israele, afferma di essere riusciti a esportare piccoli volumi di carote e patate negli Emirati Arabi Uniti, nella stagione appena conclusa. "Richiedono parte della nostra frutta, oltre a verdure e carote. Hanno anche iniziato a importare anche le nostre patate. Questa stagione è stato solo l’inizio, ma mi aspetto che i volumi siano sempre più grandi. Molte aziende israeliane li aiutano a realizzare aziende, magazzini, e tutto quello che è necessario. Spero che il commercio sarà migliore e più intenso fra 1 o 3 anni. Anche se pagano prezzi bassi, se saranno sufficienti a coprire i costi, potremo essere competitivi".

Dall'istituzione degli Accordi di pace di Abramo, il commercio tra gli Emirati Arabi Uniti e Israele è notevolmente aumentato, raggiungendo 885 milioni di dollari nel 2021. Con l'Accordo di libero scambio, un ulteriore 2% dell'elenco di articoli importati (152) ha usufruito di un vantaggio doganale. Tra l'altro, le tariffe su frutta e verdura sono state ridotte.

Tuttavia, Amar dice: "Tutto dipende dai costi di trasporto e dalla velocità con cui possiamo portare i nostri prodotti su questi mercati. C'è un piccolo problema nel trasporto. Poiché non abbiamo una relazione istituzionale che ci consente l’utilizzo dei camion per il trasporto dei prodotti, ad esempio via Giordania, il costo del trasporto sarà alto, per via degli elevati costi del carburante, ma sarà molto più veloce. Pertanto, dobbiamo spedire i nostri prodotti negli Emirati Arabi Uniti, che impiegano 3 settimane per arrivare a destinazione. Proprio come nel resto del mondo, dobbiamo fare i conti con tanti problemi, come l’aumento del costo della benzina, dei piloti e di tutto il resto".

Secondo Amar, gli esportatori con sede in Israele sono stati in grado di commerciare con aziende nella vicina Giordania, dove hanno buoni rapporti commerciali. Tuttavia, l'Egitto è un concorrente diretto. "I giordani prendono da noi ciò di cui hanno bisogno, anche se hanno un piccolo settore agricolo, e noi compriamo gli uni dagli altri. In Egitto, i prezzi di mercato sono troppo bassi. Non compenseranno i nostri costi. Sono concorrenziali con noi anche in Europa. La scorsa stagione hanno fatto un buon lavoro con patate e carote".

"Gli Emirati Arabi Uniti sono un posto bellissimo da visitare. Anch'io sono stato a Dubai. La loro ospitalità è fantastica. Sono aperti al commercio con tutti, non ci sono problemi con Israele. Spero che andrà bene e che potremo commerciare con loro sempre di più nelle prossime stagioni", conclude Amar.

Per maggiori informazioni:
Michael Amar
Kibbutz Alumim 
Tel: +972 54779 2842 
Email: michaela@alu.org.il  
Web: www.alumim.co.il


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