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Il Governo nazionale ha individuato nel comparto serricolo un patrimonio nazionale da salvaguardare e rilanciare.

Il futuro dell'economia siciliana passa da una serricoltura sostenibile

In economia, chi detiene la maggioranza di un determinato bene, ne stabilisce il valore. In agricoltura, la storia dimostra che questo principio non vale, o almeno non vale in Sicilia. Sebbene nella fascia specializzata in serricoltura orticola intensiva che va da Pachino (SR) a Licata (AG), con baricentro indiscusso per volumi a Vittoria (RG), si produca oltre il 50% del pomodoro da mensa, il comparto ha una scarsa incisività nelle dinamiche che concorrono alla formazione del prezzo del prodotto.

Tra le cause, un difetto di programmazione e di comunicazione. Un esempio? All'Expo mondiale 2015 a Milano, una vetrina unica e forse irripetibile, il cui tema era il cibo e il titolo era "Nutrire il Mondo", la Sicilia, in un grande stand, non vedeva rappresentata la serricoltura né i suoi prodotti. Perché?

Ne abbiamo parlato con Giovanni Iacono, Amministratore Delegato della Sosvi, Società Sviluppo Ibleo, Agenzia di Sviluppo Locale, che presenta alcuni dati per comprendere le dimensioni di un comparto economico per poi spiegare le opportunità che, alla luce dei recenti provvedimenti governativi, attendono di essere raccolte.

Giovanni Iacono

"L'orticoltura protetta della cosiddetta fascia trasformata (Sicilia sudorientale) – ha detto Iacono – conta circa 9000 ettari di serre, di cui 2500 in idroponica. Si tratta dell'area a più alta concentrazione serricola orticola d'Europa (in particolare pomodoro) dopo la regione dell'Almeria in Spagna, ma resta la prima per esperienza con 60 anni nel settore della serricoltura diffusa. Non dimentichiamo, nel contesto, che il pomodoro di Pachino Igp, conosciuto in tutto il mondo, e che pochi giorni fa ha celebrato i suoi primi 20 anni, è coltivato per il 100% in serra. Il pomodoro da mensa biologico che viene coltivato nella stessa area su oltre 1000 ettari, e che rappresenta il 50% del pomodoro biologico da mensa coltivato in Italia ed esportato in tutta Europa, è coltivato interamente in serra. Nella sola area di Ragusa e immediatamente limitrofa ci sono circa 5000 Ha di serre orticole, di cui 1500 Ha in idroponica".

"Tutto ciò mentre, in tutto il mondo, l'agricoltura protetta, cioè la serricoltura, sta conoscendo un grande sviluppo - ha proseguito l'esperto - E' sempre più evidente il maggiore fabbisogno di cibo sano e nutriente per tutti, a basso impatto ambientale, con una popolazione mondiale in continua crescita. Oggi siamo 7,8 mld, nel 2030 saremo 9 mld, nel 2050 forse 11 mld, con risorse naturali limitate e non rinnovabili. Abbiamo bisogno di un'agricoltura che consumi meno risorse e abbia un minore impatto ambientale rispetto alle metodiche tradizionali: meno suolo, meno acqua, meno concimi, meno pesticidi. Cioè una agricoltura sostenibile. In questo andamento mondiale, stanno ottenendo sempre maggiore successo le coltivazioni in serra idroponiche, sia in fuori suolo che con substrati (fibra di cocco, perlite, etc..) sia in fuori suolo senza substrati (aria e/o acqua). I vantaggi delle colture idroponiche sono molteplici: meno acqua, con il 90% di risparmio idrico rispetto alle coltivazioni in campo; minor uso di concimi e agrofarmaci, zero immissione di concimi e pesticidi nel terreno e, di conseguenza, nelle falde idriche".

Pomodoro fuori suolo

L'obiettivo principale resta quello di informare la classe dirigente locale circa l'importanza di questo comparto. Lo sviluppo della serricoltura nel territorio Ragusano, per esempio, ha dato luogo anche a un indotto industriale delle serre, importante e unico, determinando un vero e proprio distretto della serricoltura, con la presenza dell'intera filiera produttiva industriale e con manifatture importanti di rilievo nazionale: dalla fabbricazione delle serre in ferro, a quella dei teli in plastica, alla produzione dei sistemi per l'irrigazione e la fertirrigazione, fino alla produzione di concimi naturali e di sintesi, etc...

Il Governo Nazionale, impegnato a determinare politiche di sviluppo e transizione ecologica, anche con l'utilizzo dei fondi del PNRR, lo ha capito e ha messo a punto una misura specifica per il "Patrimonio Serricolo Nazionale"; per la prima volta, dunque, si parla del comparto serricolo come patrimonio nazionale.

"Si, questo è accaduto solo due mesi fa – ha detto Iacono - durante la conversione in legge del cosiddetto Decreto bollette, con l'approvazione della legge di conversione 27 aprile 2022, n. 34 .
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1° marzo 2022, n. 17 (decreto bollette). Nella legge di conversione è stato inserito l'Art. 11-bis: Riconversione e incremento dell'efficienza energetica degli impianti serricoli. Prevede che il Ministro per la Transizione Ecologica, di concerto con il Ministro delle Politiche Agricole e con il Ministro dello Sviluppo economico predispongano un piano nazionale per la riconversione degli impianti serricoli in siti agroenergetici. Con tale disposizione, l'intero comparto serricolo italiano, considerato vero e proprio patrimonio nazionale, avrà la possibilità di ristrutturarsi, rinnovarsi, accedere con un aiuto finanziario importante da parte dello Stato ai migliori e più innovativi sistemi di coltivazione sostenibile. Le serre potranno diventare vere e proprie macchine solari, siti agroenergetici, che non consumano ma producono risorse".

Tale decreto prevede una serie di finanziamenti che veramente potranno cambiare, in meglio, il volto della serricoltura iblea. Saranno finanziati gli investimenti per:
a) rinnovare strutturalmente gli impianti serricoli ai fini, gli impianti per la coltivazione fuori suolo,
b) investimenti per assicurarne la sostenibilità ambientale e l'efficienza agronomica;
c) favorire l'uso di energie rinnovabili
d) favorire la trasformazione degli impianti serricoli da strutture di consumo a strutture di produzione di condivisione dell'energia, rendendo gli impianti medesimi produttori dell'energia necessaria al proprio funzionamento;
e) incrementare la resilienza degli impianti serricoli ai mutamenti climatici;
f) favorire il recupero delle acque piovane dai tetti degli impianti serricoli;
g) favorire gli investimenti nel settore del fotovoltaico semitrasparente da installare sui tetti degli impianti serricoli
h) incentivare lo sviluppo di impianti geotermici a bassa entalpia;
i) favorire la diffusione di impianti di riscaldamento e di raffrescamento, compreso il teleriscaldamento, da trasformazione di biomasse e da centrali a biogas;
l) incentivare la dismissione degli impianti serricoli con caratteristiche di vetustà nonché per il rinnovamento delle strutture con finalità produttive;
m) favorire la manutenzione straordinaria degli impianti serricoli mediante l'introduzione di reti e di protezioni antigrandine;
n) incentivare il rinnovamento delle coperture degli impianti serricoli e l'eventuale sostituzione delle coperture in vetro con impianti fotovoltaici semitrasparenti o con altre coperture idonee a incrementare la coibentazione degli ambienti di coltivazione, quali la riduzione dei ponti termici e l'impiego di teli e di strutture termicamente isolanti;
o) favorire il rinnovamento delle coperture plastiche degli impianti serricoli con materiali innovativi fotoselettivi e di lunga durata, con caratteristiche di efficienza termica o con specifiche capacità di trattamento e di modifica della luce in entrata, ai fini della migliore gestione ed efficienza produttiva delle colture;
p) favorire il rinnovamento degli impianti di controllo ambientale, quali gli impianti di raffrescamento, di riscaldamento e di illuminazione;
q) incentivare il rinnovamento degli impianti di coltivazione mediante l'introduzione di sistemi di coltivazione fuori suolo in ambiente protetto anche con il ricorso all'uso di energia da fonti rinnovabili;
r) favorire l'introduzione di sistemi di raccolta dell'acqua piovana e gli investimenti in sistemi e impianti di raccolta e di riutilizzo delle acque meteoriche, quali gli invasi di raccolta superficiali o sotto- superficiali, per un'ottimale integrazione delle riserve idriche del suolo.

Insomma, è la grande occasione che la Sicilia non può perdere. Il primo territorio italiano per concentrazione di serre orticole, che viene riconosciuto come patrimonio nazionale, non può lasciarsi sfuggire l'occasione. Il territorio deve ripensare non solo al modello di coltivazione sostenibile, ma anche all'approccio sulla filiera di vendita. E' necessario valorizzare la tracciabilità territoriale, dalla produzione al consumo, farm to fork come dice l'Europa, passando dalle piattaforme di lavorazione e dai mercati (il mercato di Vitoria è il più grande mercato specializzato del meridione). Occorre valorizzare i prodotti delle colture protette della fascia trasformata coltivate in maniera sostenibile, minori consumi di risorse, minori consumi di concimi e agrofarmaci, rispetto dell'ambiente. Questo territorio può e deve fare sentire la sua voce.

Per maggiori informazioni:
Sivmed
+39 3357590839
iaconogiov@gmail.com

 

 


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