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Crisi della manodopera e legalità tra i temi del convegno di Confcooperative Verona

La crisi della manodopera in agricoltura, carenza di strumenti, legalità e nuovi scenari. Queste le principali tematiche affrontate nel convegno promosso da Confcooperative Verona e Fedagripesca Veneto, in collaborazione con l'Inail Direzione Territoriale Verona e L'Ispettorato del Lavoro, lo scorso 8 luglio. Numerose le cooperative del territorio che hanno partecipato in presenza e numerose le cooperative del Veneto che hanno seguito il convegno in modalità online. 

"L'impostazione del convegno, all'interno delle linee di contrasto del caporalato, ha inteso infatti analizzare lo stato di salute dell'occupazione all'interno del comparto agricolo, le enormi difficoltà che lo stesso si trova ad affrontare nel momento di ricerca del fattore lavoro all'interno di oramai una carenza strutturale di manodopera che coinvolge l'agricoltura da diversi anni e che costituisce il principale elemento di catalizzazione alle infiltrazioni di organizzazioni dedite al caporalato ed allo sfruttamento" afferma il presidente di Fedagripesca Veneto, Silvio Dani (nella foto a sinistra). 

"Abbiamo cercato di analizzare le diverse cause, macroeconomiche, giuridiche e sociali che sono alla base di questa situazione" conferma il presidente di Confcooperative Verona, Fausto Bertaiola (nella foto a destra). "Uno dei fattori strutturali riguarda l'enorme difficoltà di programmazione della domanda di lavoro in agricoltura derivante da fattori, ulteriori rispetto la mera stagionalità e dipendenti dall'impatto di elementi ed agenti esterni e non prevedibili rispetto il ciclo produttivo quali ad esempio l'impatto di condizioni climatiche e metereologiche sfavorevoli, l'instabilità produttiva, l'incidenza di fitopatie, parassitosi, insetti dannosi e l'andamento dei mercati. Questo elemento ha generato un indice di variazione della forza lavoro occupata estremamente significativo e comprese tra picchi del +16% e cali del 13%, confermando la grande volatilità della domanda tra gli anni nell'ultimo decennio (dati occupati totali, fonte Veneto Lavoro - 2022)".

"Altro fattore causante la carenza della manodopera in agricoltura riguarda il grado di attrattività nei confronti della popolazione Italiana del lavoro stagionale in agricoltura - afferma il direttore di Confcooperative Verona, Davide Bulighin (nella foto a sinistra) - Da anni si osserva la crescita dell'occupazione, in una prima fase, verso lavoratori Comunitari e poi, in una seconda fase, verso lavoratori extra UE, fortemente accentuata anche dal blocco della mobilità intracomunitaria degli ultimi anni (fonte Veneto Lavoro 2022). Chiaro che, in questa dinamica, risulta determinante una corretta pianificazione degli ingressi all'interno del Decreto Flussi, il provvedimento con il quale il Governo regolamenta anche le entrate per lavoro stagionale in agricoltura. Il rischio però è quello che possa verificarsi un fenomeno di sottostima della domanda che rende lo strumento non perfettamente aderente rispetto il fabbisogno di manodopera nei settori agricoli, contribuendo ad aumentare il deficit occupazionale, attualmente stimato in circa 100.000 unità a livello nazionale". 

"Inoltre, la capacità del nostro Paese di essere attrattivo nei confronti dei lavoratori stranieri dipende dai livelli retributivi medi applicati e soprattutto dalla competitività del nostro sistema rispetto la tematica del c.d. cuneo fiscale, elementi che fanno subire al sistema Italia la concorrenza più forte di altri Paesi Europei" commenta Silvio Dani. 

"Queste sono solo alcune delle cause che stanno causando una drammatica carenza di manodopera all'interno del comparto agricolo. E' altrettanto chiara ed evidente la relazione diretta tra assenza di manodopera ed infiltrazione di organizzazioni criminali dedite al caporalato, anche utilizzanti lavoratori privi di regolare titolo di soggiorno. Da ciò deriva che le azioni di contrasto al fenomeno devono necessariamente passare dall'attività di repressione delle autorità pubbliche, ma non possono non essere accompagnata, da un lato, da percorsi di sensibilizzazione delle aziende agricole e, dall'altro, da azioni di politica generale volte a rimuovere le cause di questa situazione" continua Bertaiola.

"Il fenomeno del caporalato, infatti, desta grande allarme sociale considerando che l'esito dell'attività ispettiva svolta dall'Ispettorato Territoriale del Lavoro ha mostrato il coinvolgimento di soggetti particolarmente vulnerabili all'interno dei casi di sfruttamento e che purtroppo non di rado si concretizzano anche in condizioni di vito ed alloggio particolarmente degradanti" aggiunge la responsabile del processo di vigilanza dell'ITL di Verona. 

"Vi è un ulteriore elemento da evidenziare" aggiunge Stefania Marconi, direttore dell'INAIL di Verona, "ed è quello che riguarda la relazione tra lavoro irregolare e sicurezza: ove sussiste il primo, di fatto la seconda è in condizione di zero, con impatti in termini di costi sociali, in relazione agli infortuni anche gravi, particolarmente elevati. Deve essere ricordato che comunque l'Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni del Lavoro offre tutele a prescindere dalla regolarità dell'instaurazione del rapporto proprio perché la sua finalità è quella della più ampia tutela possibile". 

"Siamo soddisfatti dei lavori del convegno - continua il presidente Bertaiola - perché è stato autorevolmente evidenziato che se vogliamo sconfiggere il caporalato abbiamo bisogno di un'azione congiunta da parte di tutti gli enti e le istituzioni, in modo che, oltre alla necessaria attività di repressione ed a quella opportuna di sensibilizzazione, possano essere rimosse le cause, quali in primis una drammatica situazione di assenza di manodopera, che rendono il sistema agricolo più vulnerabile all'infiltrazione di queste organizzazioni criminali, che non di rado utilizzano la forma delle false cooperative o delle SRLS". 

"Quindi tra le diverse soluzioni ipotizzabili, dobbiamo sicuramente confrontarci anche con un tema di ri-analisi dell'efficacia delle nostre politiche attive del lavoro che devono avere un'effettiva capacità di riformare, riqualificare e reinserire all'interno del mercato del lavoro persone non occupate e non essere un sistema che crei incentivi al ritirarsi da esso" commenta Silvio Dani.

"Ma è anche auspicabile una riflessione seria e responsabile sulla re-introduzione di strumenti che consentano comunque la semplificazione dell'ingaggio lavorativo soprattutto nei settori caratterizzati dal profilo della breve temporaneità della prestazione, al fine di incentivare maggiormente talune attività nel ciclo produttivo agricolo" chiede Fausto Bertaiola.


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