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Dopo i temporali, resta l'emergenza siccità

Un weekend caratterizzato da temperature decisamente più gradevoli, dopo il passaggio di un rapido fronte temporalesco, il quale, però, ha provocato disagi e danni anche nelle campagne.

Nella foto a sinistra, chicchi di grandine caduti nel mantovano. A destra, ortaggi danneggiati in una coltivazione nella provincia di Salerno. Fonte foto: pagine Facebook di Coldiretti Mantova e Cia Campania. 

Forti temporali, grandinate, vento di burrasca con raffiche fino a 70 km/h si sono registrate in buona parte d'Italia, compromettendo le coltivazioni ortofrutticole, specie in Veneto, Lombardia, Lazio, Molise, Puglia e Campania. Una perturbazione giunta dopo diverse settimane di caldo torrido, con temperature di 10 gradi in più rispetto alla norma stagionale.

Non c'è pace, dunque, per gli agricoltori italiani. È iniziata la conta dei danni nelle aziende agricole, già provate dalla siccità. Secondo una nota di Coldiretti, le coltivazioni più colpite dall'ultima ondata di maltempo sono pere, angurie, meloni, barattieri, pomodori, zucchine e mandorle. (Nella foto a lato, chicchi di grandine caduti a Locorotondo venerdì 8 luglio 2022. Fonte foto: Pagine Facebook di Meteone Puglia e Basilicata).

Resta l'emergenza siccità, poiché questi passaggi temporaleschi, sebbene di forte intensità, non consentono di modificare la situazione relativa alle disponibilità idriche, ormai critica da troppo tempo. Lo scenario, in realtà, potrebbe perfino peggiorare: nelle prossime settimane si prevedono poche precipitazioni e un andamento climatico molto torrido. È stato già annunciato il ritorno del grande caldo da metà luglio, con apice il 20 luglio. Secondo gli esperti, questa nuova ondata di caldo sarà addirittura più intensa delle precedenti.

Viviamo in un mondo che cambia in fretta, dal punto di vista climatico. Interventi di mitigazione e contenimento sono dunque necessari. Le azioni da intraprendere devo essere molto drastiche, soprattutto quella relativa alla riduzione dei gas serra entro il 2030, con successivo azzeramento netto delle emissioni nel 2050. Ciò consentirebbe di contenere l'aumento della temperatura media globale entro 1,5° C rispetto all'epoca pre-industriale.


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