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"Con la chiusura dei mercati di Russia e Bielorussia, quest'anno venderemo tutti uva da tavola nello stesso mercato"

Le stime iniziali per l'export di uva da tavola cilena, che l'USDA prevedeva in questa stagione con un aumento di oltre il 20% rispetto alla precedente, grazie alle buone condizioni di coltivazione e all'entrata in produzione di nuove piantagioni, sono state viziate da problemi logistici.

Già a metà marzo, al culmine della stagione, i coltivatori cileni hanno chiesto la spedizione prioritaria sulle navi refrigerate per la loro frutta fresca (deperibile) diretta negli Stati Uniti, a causa della minore disponibilità di navi. La congestione del trasporto marittimo ha poi causato un vero e proprio "collo di bottiglia logistico". La Federazione cilena dei produttori di frutta, Fedefruta, ha sottolineato che mentre "la stagione dell'uva da tavola era nelle sue settimane più critiche", non avevano "navi sufficienti nei porti per spedire la frutta a destinazione".

Questi problemi iniziali hanno preannunciato i risultati incerti ottenuti negli Stati Uniti, dopo un anno di duro lavoro da parte dei produttori cileni, che hanno dovuto fare i conti con costi di produzione senza precedenti e una carenza di input che hanno portato gli esportatori a considerare di intraprendere un'azione legale contro le compagnie di navigazione e il porto di Philadelphia per i milioni di dollari di perdite subite.

Ma questo problema non ha riguardato solo le spedizioni di uva da tavola dal Cile agli Stati Uniti. "Anche gli arrivi in Europa hanno subito dei forti ritardi e la frutta è arrivata con molti problemi di qualità", dice un importatore spagnolo. "Il porto di Rotterdam era congestionato, perché, con la guerra, molte navi dirette ai porti russi, come San Pietroburgo, si sono fermate in Olanda e i ritardi dei container hanno raggiunto i 15-20 giorni".

"Purtroppo questi ritardi hanno fatto sì che tutte le uve da tavola arrivassero contemporaneamente, e solo gli importatori che avevano programmi con i supermercati europei hanno potuto venderle. Il resto è stato messo sul mercato, ma il consumo nei mesi più freddi è generalmente inferiore a quello di altri periodi dell'anno, quindi la stagione delle importazioni non è stata per niente facile. Inoltre, abbiamo sentito sempre più la pressione sui mercati dell'uva da tavola dal Perù, che produce molti più frutti. Tutta l'uva cilena doveva essere venduta ad aprile e un po' nel mese di maggio, mentre continuavano ad arrivare anche i prodotti dal Perù".

"Inoltre, nonostante i ritardi che continuano a causare grandi problemi agli importatori, i prezzi dei noli del trasporto marittimo di container continuano ad aumentare. Nella stagione dell'uva da tavola peruviana sono stati pagati fino a 7.000 dollari, mentre nella stagione cilena, che arriva subito dopo, il prezzo è salito a 12.000 dollari. Il solo trasporto costa tra i 40 e i 50 centesimi per chilogrammo di uva, a cui bisogna aggiungere il prezzo del prodotto stesso e, essendo difficile da vendere, bisogna aggiungere il costo della conservazione nelle celle refrigerate".

"Direi che è stata la migliore stagione cilena in termini di produzione e qualità da molti anni, ma la peggiore della storia a livello di logistica e profitti al produttore", afferma l'importatore. "Ecco perché, visto cosa è successo al Cile, dobbiamo pensare a cosa fare durante la campagna europea dell'uva da tavola, e valutare se vale la pena spedire via mare, sapendo che queste spedizioni potrebbero richiedere fino a 40 giorni per raggiungere la destinazione. Inoltre, dobbiamo anche chiederci cosa succederà nel settore del trasporto su strada. Con il prezzo del diesel a 2 euro, sta diventando sempre più difficile trovare camion e autisti che partono da qui verso Germania, Bruxelles o Parigi".

"Per di più, dobbiamo tenere conto del fatto che Paesi come Egitto, Marocco, Turchia, Grecia o Macedonia del Nord, che spedivano i loro frutti in Russia e Bielorussia, quest'anno non potranno farlo", afferma l'importatore, "quindi venderemo tutti nello stesso mercato".

"Questo è un momento storico molto complicato e penso che la situazione rimarrà molto difficile per i prossimi due, o anche tre anni. L'intera catena, dai produttori ai supermercati, deve esserne consapevole, e capire che, anche se tutti guadagneranno di meno, tutti devono comunque guadagnare abbastanza da avere un sostentamento sicuro".

"In Italia e Spagna, le stagioni sono già iniziate. In Italia le uve da tavola bianche senza semi registrano ottime vendite, e anche quelle bianche con semi si vendono a buoni prezzi, ma solo piccoli volumi, mentre le siciliane Victoria e Black Magic con semi registrano vendite lente e prezzi inferiori del 20%, rispetto allo scorso anno. In Spagna i prezzi sono buoni, ma il volume commercializzato finora è molto basso. La mia grande speranza quest'anno è nella qualità del frutto, e che i consumatori diano al prodotto europeo il riconoscimento che merita e apprezzino il duro lavoro dei nostri produttori".


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