Nel 2021 continua la corsa dei prodotti Fairtrade del commercio equosolidale

E' stato presentato ieri 25 maggio a Milano il nuovo rapporto annuale delle attività di Fairtrade Italia "The future is fair", che riassume l'andamento delle vendite dei prodotti del commercio equo certificato in Italia e l'insieme delle iniziative realizzate nel 2021.

Lo scorso anno gli italiani hanno speso 553 milioni di euro in prodotti contenenti almeno un ingrediente certificato Fairtrade. Si tratta ad esempio di frutta fresca come banane e ananas, caffè, cioccolato, cereali per la colazione, barrette, biscotti, frutta secca, fiori recisi, abbigliamento in cotone e molto altro. I Marchi Fairtrade si possono trovare infatti su un'ampissima gamma di prodotti in supermercati, ipermercati, ma anche negozi di vicinato, mense e altri luoghi di ristorazione collettiva e distributori automatici.

Parallelamente, grazie alle vendite di prodotti in Italia, crescono anche i benefici per le organizzazioni di agricoltori e lavoratori in Asia Africa e America Latina, che hanno ricevuto 3 milioni e 200 mila euro in Premio. Insieme al Prezzo Minimo stabile, il Premio costituisce uno dei pilastri del modello Fairtrade, e nel concreto è una somma extra che le organizzazioni ricevono per realizzare iniziative di interesse collettivo, frutto di una decisione democratica. Il Premio può essere utilizzato per il miglioramento tecnico e produttivo, come l'acquisto di fertilizzanti o altri prodotti e macchinari per l'agricoltura; per la realizzazione di aule e strutture scolastiche, ambulatori sanitari o altro. Generalmente è corrisposto dalle aziende che si servono dei Marchi Fairtrade alle organizzazioni di produttori agricoli e lavoratori.

Le banane restano il prodotto più venduto per volumi. Dopo una flessione nel periodo dell'emergenza Covid-19 dovuto principalmente alla chiusura delle mense scolastiche, con il 2021 le vendite sono tornate a crescere raggiungendo le 14.100 tonnellate. I nuovi Criteri Minimi Ambientali che regolamentano la scelta delle forniture nella ristorazione collettiva del settore pubblico (CAM) stanno contribuendo in maniera significativa; ma anche dei nuovi inserimenti di prodotto in Gdo lasciano prevedere buone opportunità di crescita.

"Fairtrade porta le voci dei lavoratori e degli agricoltori nel dibattito sul fare impresa e sui diritti umani. Le leggi europee devono incoraggiare il dialogo e la collaborazione tra tutti gli attori della filiera agricola, dagli agricoltori fino ai retailer" ha dichiarato Tytti Nahi, settore Business e Diritti umani in Fairtrade International. "L'approccio della due diligence porta trasparenza. Richiama tutti noi a lavorare insieme per contrastare le più impellenti sfide delle filiere globali, dal lavoro minorile ad un reddito dignitoso per tutti i produttori agricoli fino alle eccessive emissioni di CO2".

"Il sistema globale Fairtrade è più che mai pronto a favorire nuove strategie per affrontare le problematiche che riguardano la sostenibilità e la giustizia sociale, tanto per le aziende del nostro paese quanto per le comunità agricole del sud globale. Temi come il raggiungimento di un salario o un reddito dignitosi per i lavoratori, la resilienza al cambiamento climatico e maggiori opportunità per le donne e i giovani sono diventate ormai necessità impellenti. Ora la sfida è approfondire la relazione con i nostri partner commerciali per accrescere il nostro impatto" ha concluso Paolo Pastore, direttore generale di Fairtrade Italia. 


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