Albicocche: previsioni di produzione 2022

Le informazioni relative alle produzioni di albicocche 2022, presentate durante la fiera di Medfel, evidenziano un'offerta europea attualmente valutata su poco meno di 515.000 tonnellate. Rispetto allo scorso anno le stime registrano un aumento del 31% sul 2021. Per una corretta valutazione del livello produttivo è doveroso ricordare però che i volumi sono stati particolarmente deficitari, ai minimi storici, proprio nel biennio 2020-2021. I quantitativi previsti rimangono infatti su livelli inferiori dell'8% se confrontati con il periodo 2016-2020, ponendosi così più vicini alla norma ma non eccedentari e sostanzialmente inferiori rispetto al potenziale produttivo.

Anche quest'anno le gelate hanno influito sulle produzioni, ma in misura molto più limitata rispetto agli anni precedenti, fatta eccezione per la Spagna che, al contrario, risulta più penalizzata rispetto ai restanti Paesi.

In Italia le stime di CSO Italy conducono a 263.000 tonnellate, in ripresa dopo le precedenti annate fortemente penalizzate dalle gelate primaverili. Nel confronto col biennio precedente anche in questo caso è necessario prestare attenzione al forte deficit dovuto al gelo che ha caratterizzato gli ultimi due anni; rispetto ad un'annata di buona produzione l'offerta 2022 si posiziona infatti su livelli inferiori del 15%. In tutti gli areali le fioriture sono state buone; presenti ma di modesta entità i danni da gelo che hanno interessato solo determinate aree. In generale la produzione attesa nelle diverse regioni italiane appare in ripresa e dovrebbe denotare volumi più regolari. 

In Emilia-Romagna e Campania, le due regioni principali che insieme concorrono ad oltre la metà del potenziale italiano, la produzione quest'anno sembra rientrare nella norma. In Emilia Romagna, pur con una discreta incertezza dovuta alla forte differenza fra le zone collinari, più penalizzate e quelle di pianura con una situazione migliore e la grande variabilità fra le diverse cultivar a seconda della maggiore o minore precocità, al momento si prevede una crescita di circa il 50% su un 2020 ridotto ai minimi storici, rimanendo comunque sotto all'anno record 2019 di quasi un 30%. 

In Campania la situazione appare buona e regolare, dopo due annate in cui vi erano danni da freddo rilevanti, con un'offerta che potrebbe porsi su oltre il 30% sul 2020, ma al di sotto di quasi il 20% al potenziale della regione.

Foto d'archivio

Le superfici a livello nazionale sono in lieve calo rispetto al 2021 (-2%), dopo anni di progressiva espansione, a causa di minori rinnovi rispetto al passato. Si sottolinea che, visto il ritardo nello sviluppo dei frutti che sta interessando tutte le zone di produzione italiane, la situazione si presenta oggi ancora in evoluzione e pertanto le stime rappresentano una prima valutazione produttiva e potrebbe essere necessario un aggiornamento delle stesse quando la situazione sarà più certa. 

La Francia vede un livello produttivo è in ripresa dopo i volumi ai minimi storici del 2021, le 128.000 tonnellate previste registrano infatti +125% rispetto al forte deficit del 2021, +8% rispetto alla media 2016-2020, con volumi che rimangono inferiori del 3% rispetto al 2019, ultimo anno di buona produzione. Con un'offerta più regolare la Francia ritorna ad essere il secondo Paese a livello europeo come volume di offerta, per cui sarà disponibile prodotto francese per tutta la campagna ma che, come di consueto, dovrebbe rimane prevalentemente sul mercato interno.

In Grecia segnalate produzioni in ripresa dopo lo scarso 2021 ma che non raggiungono comunque il potenziale produttivo; le 64.500 tonnellate previste registrano +17% sul 2021, ma -20% rispetto alla media 2016-2020 ed in flessione del 29% se paragonate al 2019, ultimo anno di raccolti abbastanza regolari. A limitare le produzioni dei diversi areali da Nord a Sud, i repentini abbassamenti termici durante i mesi di febbraio e marzo che sono succeduti ad un inverno dalle temperature miti, con danni soprattutto sulle varietà precoci. 

In Spagna sono 4 anni che non si raggiunge il pieno potenziale produttivo a causa delle gelate. L'impatto del gelo quest'anno sembra il più rilevante degli ultimi anni. L'offerta 2022 è infatti stimata sulle 59.000 tonnellate, in riduzione del 37% rispetto allo scarso 2021 e -52% rispetto alla media 2016-2020. Riduzioni significative riguardano tutte le regioni. 

Danni da gelo sono infatti segnalati nella regione Murcia (-17% sul deficitario 2021 e -46% sulla media 2016-2020) che rimane la principale area di coltivazione. Recentemente le regioni del Sud sono inoltre state interessate da piogge intense (nella seconda parte di aprile) con possibili ripercussioni sulla qualità del prodotto.

Nelle aree di produzioni più tardive sono segnalatiti danni particolarmente ingenti dovuti alle gelate di inizio aprile: in Catalogna ed Aragona la riduzione è significativa, con flessioni fino al -85% sia sul 2021 che sulla media 2016-2020. Per queste regioni, ovviamente, si prospetta una contrazione dei volumi da destinare ai mercati esteri. 

Durante il convegno sono stati ribaditi da parte di tutti i Paesi preoccupazioni per l'impatto dei rincari energetici, materie prime, imballaggi che riguardano tutta la filiera non solo italiana ma anche degli altri Paesi produttori esteri. Altro tema da affrontare sono le probabili ripercussioni sulle esportazioni derivante dalla guerra Russia-Ucraina.

Foto d'archivio

In attesa di vivere lo svolgimento di questa campagna di commercializzazione, riportiamo i recenti andamenti dell'export per i principali paesi produttori europei.

L'export italiano rappresenta mediamente il 15% delle produzioni rivolto principalmente al mercato tedesco che assorbe oltre il 40% del totale; seguono Austria con quasi il 20% e Svizzera 6%. Rep. Ceca, Polonia, Slovenia e Croazia assorbono ciascuna circa il 4% dell'export italiano 

Le esportazioni francesi fino al 2017 rappresentavano mediamente il 35% delle produzioni poi sono scese sotto il 20% negli ultimi tre anni. I volumi destinati all'estero nel 2021 sono rimasti comunque contenuti, su meno di 14.000 tonnellate. La Svizzera ultimamente assorbe i maggiori volumi (35% del totale), segue la Germania in calo ed attualmente al 25% mentre all'Italia è indirizzato il 16% dei volumi destinati oltreconfine.

La Grecia esporta mediamente il 27% dei quantitativi prodotti, con volumi di oltre 24.000 tonnellate nelle annate di buone produzioni. Il principale mercato è la Bulgaria, destinataria di oltre 20% dell'export, seguito da Germania scesa da oltre 40% del 2010 fino a 18% degli anni recenti; rilevante però la quota inviata nel complesso dei Paesi dell'est Europa che negli ultimi anni ha sfiorato il 60% del totale, mentre all'Ucraina spettava circa il 6% dei volumi. 

Di crescente importanza l'export spagnolo nell'ultimo quinquennio che si porta ben al di sopra delle 90.000 tonnellate; la quota diretta al mercato tedesco sale attestandosi mediamente dal 25% sul 33% negli ultimi anni, Francia che sfiora il 20% e Italia circa il 14% dei volumi; rispetto a qualche anno fa in evoluzione anche le spedizioni dirette nei Paesi dell'est Europa destinatari nel complesso di circa il 10-12%.

Fonte: CSO Italy per FreshPlaza.IT  


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