Harrie van den Elzen, Biofruit

Il potenziale delle pomacee biologiche

"In generale, il settore delle pomacee biologiche è in crescita", afferma Harrie van de Elzen. Harrie non solo coltiva, ma seleziona e confeziona le pomacee biologiche. per poi venderle tramite un'associazione di coltivatori olandesi, denominata Biofruit. "La domanda è ancora superiore all'offerta, quindi i prezzi sono accettabili. Attualmente, i consumatori apprezzano di più le pomacee da coltivazione biologica che quelle convenzionali", afferma Harrie.

Harrie spiega che questo aumento della popolarità è in parte dovuto alla crescente attenzione da parte dei media. "Ci sono articoli su alcuni studi che dimostrano che vengono rilevati ancora troppi pesticidi sulla frutta. Questo ci aiuta, perché non si potrebbe avere pubblicità migliore". La Biofruit vende mele e pere biologiche dei suoi coltivatori ai canali di vendita al dettaglio bio e a quelli tradizionali, oltre a grossisti ed esportatori. Ad esempio, circa la metà delle pere della Biofruit viene esportata in Scandinavia. "C'è una forte richiesta di buona frutta biologica", aggiunge Harrie.

La Biofruit è aperta anche a nuove forme di vendita e ha recentemente stretto una partnership con la società leader nella consegna istantanea di generi alimentari, la Gorillas.

Harrie prevede che le scorte di mele e pere biologiche olandesi si esauriranno a marzo, motivo per cui, a metà febbraio, i prezzi sono saliti alle stelle. Ma per altri quattro mesi non avremo pomacee biologiche da vendere. E' un peccato, osserva Harrie. "Anche se abbiamo la capacità di refrigerare e le conoscenze per fornire pomacee biologiche per tutto l'anno, non ci sono abbastanza volumi disponibili".

Conversione al bio ancora limitata
Ci sono moltissime opportunità per le pomacee biologiche, dice Harrie. Eppure non molti coltivatori convenzionali passano alla coltivazione biologica. L'agricoltura convenzionale si sta spostando sempre più verso quella bio, sull'onda dei crescenti divieti per i principi attivi degli agrofarmaci. L'incertezza sulle vendite, ad esempio, è un ostacolo per molti coltivatori. Ma non è così, come spiega Harrie: "Vale la pena rischiare. Il primo anno devi vendere il tuo raccolto ancora in modo convenzionale".

"Nei successivi due anni, puoi vendere la frutta come prodotto agricolo in fase di conversione, ottenendo prezzi abbastanza buoni. Al quarto anno, il frutto può essere etichettato come biologico", spiega Van de Elzen. La Prisma Fruit, un'altra associazione olandese di coltivatori di frutta biologica, riferisce che sui 2.500 frutticoltori dei Paesi Bassi, circa 140 sono biologici. La loro superficie complessiva di circa 500 ettari è il 2,5% della superficie totale.

E, sebbene i pesticidi convenzionali e l'uso di fertilizzanti si stiano riducendo, non esistono molte alternative. "Sono disponibili in commercio molti fertilizzanti e pesticidi organici, ma sono più impegnativi". Il frutticoltore afferma che la situazione è notevolmente diversa nella vicina Germania, dove circa l'8-10% dei coltivatori convenzionali di pomacee si sta convertendo al biologico. Pertanto, la Biofruit esporta poco in Germania.

Poiché i prodotti per la protezione delle colture convenzionali vengono sempre più messi al bando, Harrie prevede che l'interesse per la coltivazione biologica delle pomacee aumenterà anche nei Paesi Bassi. Tuttavia, egli preferisce le persone che scelgono la frutticoltura biologica per ragioni ideologiche, piuttosto che economiche. "Dopo tutto, anche la coltivazione bio è soggetta a restrizioni rigorosamente controllate". Questo è positivo, dice Harrie, che condanna aspramente le violazioni: "Se vuoi coltivare biologicamente e ottenere un buon prezzo, devi attenerti alle regole. Se non lo fai, devi essere escluso".

I coltivatori di pomacee biologiche coltivano principalmente varietà di mele e pere robuste e resistenti alle malattie. Quindi, non le famose Elstar o Conference. In generale, i consumatori hanno meno, o nessuna familiarità, con queste varietà biologiche, e ciò a volte può costituire uno svantaggio, osserva Harrie. Oltre al sapore, il riconoscimento del nome è fondamentale. "Questo manca, con le varietà biologiche e, a volte, ne ostacola le vendite", ammette Van de Elzen.

Queste varietà biologiche resistenti alle malattie delle piante hanno lo stesso sapore delle loro controparti convenzionali. La mela Dalinco di Harrie ne è la prova. Nel 2012, è stata votata la migliore mela dei Paesi Bassi da una giuria e dal pubblico. Tuttavia, si prevede che l'utilizzo di varietà robuste e resistenti aumenterà, in generale a causa del divieto di pesticidi nella coltivazione convenzionale. E questo darà maggiore visibilità alle varietà biologiche.

Aumento delle vendite
Harrie ritiene che il maggiore stimolo alle vendite sarà la disponibilità di frutta e verdura bio a basso costo. Per questo motivo, ritiene che il governo debba ridurre l'aliquota IVA per i prodotti biologici allo zero per cento. Le vendite, ovviamente, dipendono anche dalla disponibilità, che è stata alquanto limitata, considerata l'ultima campagna.

"Le cose sono andate storte ovunque, con il fallimento dei raccolti in Italia e Polonia. C'è meno frutta e i prezzi sono alti". Potrebbe essere completamente diverso l'anno prossimo. "L'Europa potrebbe essere piena di pomacee, nella prossima stagione. Per una volta, potrebbe non accadere nulla e potremmo superare l'inverno e la primavera senza problemi. Poi, naturalmente, ci sarà molta frutta e non so se riusciremo a mantenere i prezzi attuali", conclude Harrie.

Harry van den Elzen
Biofruit
T+31 (0)6 20427388 
harrie@biofruit.info
www.biofruit.info 


Data di pubblicazione:



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