Il bilancio di Giovanni D'Agati, presidente del Consorzio

Mandarino Tardivo di Ciaculli: mancano dieci giorni al termine della campagna

"Rispetto al 2021, la resa produttiva di quest'anno è inferiore del 30% in alcuni areali, in altri la percentuale ha raggiunto anche il 40-50%. Ciò farà sì che la campagna si concluda in anticipo. Andremo avanti ancora per una decina di giorni. La stagione ha mostrato molti aspetti positivi, soprattutto in termini di qualità. Le uniche note stonate non hanno a che fare con la produttività delle nostre aziende e quello che riusciamo, ogni giorno, a fare con grande sacrificio". Inizia così il bilancio di Giovanni D'Agati, presidente del Consorzio "Il Tardivo di Ciaculli".


Giovanni D'Agati

"Le dinamiche a favore dell'imprenditoria e dello sviluppo dei territori, in particolare per le isole, sono insufficienti. I costi fissi di produzione sono in aumento vertiginoso. Si registra un rialzo variabile per i costi di trasporto e imballaggio. Inoltre, l'erogazione scriteriata e populista del reddito di cittadinanza e il sistema della disoccupazione agricola stanno svuotando le campagne - continua senza peli sulla lingua D'Agati - Regalare soldi, senza creare effettivo sviluppo, fa parte di una classe politica priva di buonsenso e di una seria progettualità per il futuro. Oggi capita spesso di offrire lavoro e sentirsi rispondere: se vuoi posso lavorare in nero, ho il reddito di cittadinanza e mica posso rinunciarci. Dobbiamo ringraziare gli extracomunitari: senza di loro avremmo già chiuso".

"Il mondo agricolo è quello che paga lo scotto maggiore di una situazione che, con la guerra in Ucraina, si è ulteriormente esasperata. Noi, per fortuna, dopo venti anni di attività siamo riusciti a chiudere un'ennesima campagna in positivo. Ma mi chiedo: fino a quanto tutto ciò durerà?".

"Grazie a una filiera controllata, riusciamo a posizionarci bene sul mercato. Lavoriamo con diverse catene della Grande distribuzione organizzata italiana, dove il marchio del Consorzio è già affermato - sottolinea D'Agati - I nostri agrumi unici, con il seme, sia convenzionali sia bio, hanno avuto un soddisfacente riscontro e un alto gradimento da parte dei consumatori, considerando la forte e sempre più gravosa concorrenza da parte dei mandarino-simili di origine italiana e spagnola. Mi piace ripetere: mandarini si nasce, tutto il resto si diventa!".

Il mandarino tardivo di Ciaculli ha registrato buone performance anche nel comparto del trasformato e della gastronomia/ristorazione.

Aumenti dei costi
"Bestiali" è l'aggettivo che il presidente del Consorzio utilizza per definire gli incrementi dei costi fissi di produzione. "La nostra bolletta dell'energia elettrica è aumentata del 300%, non solo raddoppiata. I costi dell'imballaggio sono arrivati a cifre stratosferiche: ad esempio, per il nostro bauletto da 2 kg di mandarino tardivo di Ciaculli, di un calibro leggermente inferiore, spendiamo 0,50 euro/kg solo per il packaging. Il trasporto su gomma va ormai a peso d'oro e qui conta anche la nostra posizione geografica, essendo la Sicilia un'isola. Inoltre, la tassazione italiana è arrivata al 50%".

"Tutti questi aumenti li abbiamo assorbiti, senza che nessuno ci abbia riconosciuto un centesimo in più. Vale per il prodotto convenzionale, ma anche per quello biologico - precisa D'Agati - La cosa che più mi rattrista, però, è vedere per l'80% produzioni spagnole sui banchi ortofrutticoli della Gdo. La Spagna sta scalzando, in maniera prepotente, le produzioni italiane, avendo dalla sua un sistema concorrenziale ben strutturato. L'Italia agrumicola è sconfitta in partenza: il nostro sistema produttivo è composto da piccole-medie imprese che fanno microeconomie".

"La strategia dei prezzi bassi, rispetto a molte nostre produzioni, ci sta sempre più togliendo spazio di manovra. E chi non offre a un prodotto la giusta remunerazione, offende chi lo produce. Il dramma del nostro mondo è il profitto: non mettiamo più al centro l'uomo e quello che fa, bensì il guadagno che ne può scaturire".

Riguardo alla guerra in atto tra Russia e Ucraina, D'Agati conclude: "Non abbiamo più rapporti commerciali in Est Europa e Russia, perché ci siamo resi conto che si tratta di mercati a basso costo e molto problematici, dove vige la regola delle grandi masse a scapito della qualità. Inoltre, lì i pagamenti non avvengono mai in anticipo e questo ci fornisce scarse garanzie".


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