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La Commissione europea, la Spagna e la Francia si sono opposte alla proposta presentata anonimamente da un Paese membro

L'Ue respinge l'abolizione dei dazi sulle importazioni di banane fresche destinate all'industria

Di recente, la Commissione europea ha respinto la proposta di abolizione dei dazi sulle importazioni di banane fresche per uso industriale, una sospensione che si sarebbe applicata solo a quelle banane che, una volta arrivate in Europa, non rispettavano le norme di commercializzazione ed erano destinate all'industria.

La proposta è stata presentata anonimamente da un Paese membro e, da quando è stata resa pubblica, il Ministero spagnolo dell'industria, commercio e turismo, il Ministero dell'agricoltura, pesca e alimentazione, l’Associazione delle organizzazioni dei produttori di banane delle Isole Canarie (Asprocan), l'Associazione dei produttori europei di banane (Apeb) e le autorità francesi hanno lavorato insieme per dimostrare i rischi che l’accoglimento di questa proposta avrebbe comportato per il settore europeo.

Sia i Ministeri che le organizzazioni di produttori hanno sostenuto davanti alla Commissione europea che l’accoglimento di questa sospensione dei dazi consentirebbe l'ingresso della banana americana sul mercato europeo senza il pagamento dei dazi, e con il supporto dell'organismo comunitario.

Di conseguenza, la Commissione europea, la Spagna e la Francia si sono opposte alla proposta presentata nell'ambito della negoziazione delle sospensioni dei dazi per il 2022, e il presidente competente in materia di dazi e regimi doganali dell'Ue ha respinto la proposta.

Questa decisione dà un po' di respiro ai produttori di banane, raggruppati sotto il nome di Platano de Canarias, che si battono per riformare la legge sulla catena alimentare, già in fase di elaborazione al Congresso dei deputati. Il loro obiettivo principale è includere eccezioni all'obbligo legale di una remunerazione pari o superiore ai costi di produzione per gli agricoltori. Secondo Asprocan, senza questo accordo, fino all'80% della produzione potrebbe andare distrutto e il settore avrebbe perdite minime di 100 milioni di euro ogni anno.

Fonte: merca2.es 


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