Negli ultimi 20 anni le esportazioni sono calate del 2% ma hanno guadagnato valore

"Per vincere all'estero servono filiere specializzate e genetica italiana"

Spesso di sente ripetere che l'ortofrutta italiana non è competitiva sul mercato estero; ma quale è l'immagine del comparto visto dai paesi esteri? Risponde Gianluca Bagnara, economista ed esperto consulente: "In realtà, confrontandomi con colleghi e operatori spagnoli, sempre più spesso mi dicono che risentono dell'immagine positiva che l'Italia ha nel mondo per cui, nonostante cerchino di giocare sul ribasso di prezzo, non riescono a tenere più di tanto il confronto. E questo è un buon segnale, per il nostro comparto".

Gianluca Bagnara

Ma cosa sta accadendo in realtà? "L'export italiano di ortaggi nel periodo 2000-2020 - precisa Bagnara - se è aumentato in termini di valore dell'85%, fino a raggiungere un miliardo e mezzo di euro, nel medesimo ventennio è diminuito in quantità del 14%. Andamento simile per la frutta nello stesso periodo di 20 anni: +60% in valore, fino a superare i tre miliardi di euro, ma -2% in quantità".

Elaborazione GB su dati Ismea. Clicca qui per la tabella ad alta definizione

Quindi si esporta leggermente meno (in media all'anno -0,7% per gli ortaggi e -0,1% per la frutta), ma con un valore aggiunto cresciuto mediamente all'anno del 5,7% per gli ortaggi e del 3% per la frutta.

"E' purtroppo vero - dice l'economista - che si fa poca programmazione e molto è lasciato alla quotidianità e istintività degli operatori italiani. Dall'altra parte l'immagine di qualità, cultura e stile di vita che il sistema Italia ha conquistato sui mercati è decisamente alta".

"Questa è la carta che dobbiamo rafforzare. Stiamo infatti superando la logica della commodity, basata su quantità stoccate e prezzo, per posizionarci su segmenti di mercato a valore aggiunto; tuttavia, ciò avviene troppo lentamente e forse un po' passivamente". 

Conclude Bagnara: "Il settore ortofrutticolo non può basarsi solo sull'effetto trainante dell'immagine italiana; dobbiamo essere proattivi, impostando una programmazione che parta dalla vocazione dei territori, dalla strutturazione delle aziende agricole fino alle filiere specializzate, per non dimenticare la necessità di riappropriarci dell'innovazione genetica italiana". 

Per maggiori informazioni
Gian Luca Bagnara
Certified management consultant
via Cervese 145
47122 Forlì (Italy)
g.bagnara@agraria.it 


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