Paradosso nell'innovazione agrumicola in Italia: manca la norma per poter commercializzare il succo dei frutti ibridi

"Per il comparto agrumicolo siciliano, l'introduzione di nuovi ibridi ottenuti dall'incrocio di cloni parentali più resistenti alle fitopatie con precisi calendari commerciali o a elevata pigmentazione - come Tacle, Nova, Red Sunset, Mandared, Mandalate, etc.. - è stata una delle soluzioni per rispondere alla crisi del comparto. Un'agrumicoltura moderna e competitiva deve essere senz'altro supportata dall'innovazione varietale, per essere in grado di anticipare e intercettare nuove tendenze di crescita di mercato. Nello specifico, parliamo soprattutto di ibridi apireni di pezzatura medio-piccola, con forte pigmentazione antocianica dei frutti, di cui si rileva una richiesta straordinaria per il mercato del fresco, ma con non poche complicazioni per quanto riguarda il commercio dei trasformati". Così Salvatore Imbesi sostenitore del progetto di filiera Ortogel, realtà che vanta tra i suoi conferitori i maggiori produttori di frutti ibridi. 

"Esiste un problema serio, infatti, che al momento ci impedisce di commercializzare in Italia i derivati di agrumi di varietà ibride: non si possono né vendere succhi derivanti interamente da singoli ibridi (in quanto privi di un codice merceologico) né miscelare i succhi degli ibridi. Di conseguenza, siamo costretti a svenderli - a prezzi al di sotto i costi di produzione - in quei Paesi dove è possibile farlo. Ciò costituisce un vero ostacolo per l'industria agrumaria, ma anche una perdita di reddito per i produttori. La causa sta nel mancato aggiornamento delle tabelle merceologiche e dei capitolati AIJN (European Fruit Juice Association). E' perciò paradossale che gli agricoltori siciliani si vedono finanziati gli impianti più innovativi, per poi non poterne commercializzare i frutti destinati alla trasformazione!". 

Negli ultimi trent'anni, la filiera produttiva siciliana degli agrumi ibridi è cresciuta molto in termini di volume e valore, con superfici investite di circa 15.000 ettari. Purtroppo, per il mercato dei trasformati si trova impantanata nelle strettoie di un vuoto normativo che, al momento, non contempla l'esistenza merceologica dei succhi eventualmente derivanti da agrumi ibridi, che sono invece tranquillamente commercializzabili o come fresco o come succo destinato a mercati diversi da quello italiano (vedasi per esempio la Spagna o gli Stati Uniti, dove succhi derivanti da agrumi ibridi - monovarietali o mix che siano - sono commercializzabili senza alcun problema).

Sul tema abbiamo sentito, oltre che Salvatore Imbesi, direttore della Ortogel, anche Paolo Rapisarda, direttore del CREA di Acireale e Dario Cartabellotta, dirigente generale del Dipartimento Agricoltura della Regione Siciliana.

Paolo Rapisarda.

Paolo Rapisarda, direttore del CREA-Centro di ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura di Acireale (CT): "E' necessario colmare questo vuoto normativo per poter sfruttare una importante opportunità economica che, al momento - per la mancata registrazione della tabella merceologica di riferimento - non consente la miscelazione di succo di frutti ibridi ottenuti da incroci, mentre per esempio negli Stati Uniti è possibile miscelarli nella misura del 10%. In questo modo, si crea danno che cresce parallelamente all'incremento della filiera degli ibridi, considerato che il mercato del fresco si sta orientando sempre più verso le nuove varietà. Non si comprende da dove derivi la mancata sensibilità a normare il settore, vista l'assenza di ostacoli di natura scientifica o, men che mai, di possibili frodi per i consumatori. Le aziende che producono bevande ancora non hanno mostrato particolare interesse, forse perché gli ibridi sono nati per il mercato del fresco, ma si tratta pur sempre di una filiera che cresce e sulla quale il CREA continua a investire risorse in innovazioni varietali protette da brevetto". (Vedi articolo correlato)


Dario Cartabellotta.

Dario Cartabellotta dirigente generale del Dipartimento Agricoltura della Regione Siciliana : "Di concerto con tutti gli organi competenti e gli attori della filiera agrumicola avvieremo immediatamente le procedure per dare il via alla commercializzazione dei derivati di agrumi ottenuti dalle nuove varietà di ibridi messi a punto dal CREA. Di fatto, è la necessaria evoluzione di un processo a sostegno degli operatori del settore, che hanno valutato gli ibridi e le selezioni clonali del CREA quali fonte di opportunità e di innovazione di prodotto, anche per rispondere efficacemente alle esigenze di un mercato che punta alla qualità. Non ci sono ostacoli per un processo che ritengo necessario, anche nell'ottica dell'evoluzione e della valorizzazione del segmento dei derivati di agrumi siciliani. Spingere sull'identità alle nostre produzioni tipiche è il modo migliore per remunerare il lavoro dell'agricoltore".

Filiera agrumi siciliani: serve piu' trasparenza per garantirsi il mercato  nel 2020Salvatore Imbesi.

"E' un vero peccato - conclude Salvatore Imbesi - trasformare frutti buonissimi e doverli vendere sottocosto e genericamente come 'mix di frutti solo perché non abbiamo una norma che ce lo consenta! Parliamo di frutti ibridi come il Tacle per esempio - ottenuto dall'incrocio fra Clementina Monreal e Tarocco - che non possiamo vendere in forma di succo, nonostante il loro valore commerciale e le loro proprietà nutraceutiche superiori. Il Tacle, per dire, è un frutto a elevato contenuto di polifenoli, come confermato dai risultati della ricerca che ne ha evidenziato un profilo nutraceutico migliorato rispetto ai parentali".


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