Sfide per il settore agrumicolo dell'Ue durante la campagna 2020/21

In un'analisi delle sfide che il settore degli agrumi dell'Unione europea sta affrontando nella stagione 2020/21, l'ingegnere agricolo M.ª José Maluenda García ha concluso che la ripresa nella produzione agrumicola dell'Ue (11,7 milioni di tonnellate nella stagione 2020/21), con un aumento del 10,4% su base annua, insieme alla forte domanda dovuta alla pandemia, dovrebbe consentire un aumento delle esportazioni e una riduzione delle importazioni. Tale sviluppo sarebbe favorevole per la Spagna, il principale produttore ed esportatore dell'Ue.

Tuttavia, raggiungere questa crescita è stato impegnativo. Infatti, il settore agrumicolo si è trovato a dover fare grandi sforzi di fronte a diverse sfide che sono sorte negli ultimi anni, cosa che lo ha messo in una situazione di grande incertezza, date le perdite economiche subite anno dopo anno.

L'embargo russo, in vigore dal 2014, e la difficoltà di trovare mercati alternativi hanno rappresentato un grande ostacolo, anche se il settore continua a espandersi verso altri mercati internazionali. Inoltre, le importazioni da Paesi terzi, come il Sudafrica e l'Egitto, continuano a crescere a causa dei bassi prezzi offerti e della mancanza di tariffe stabilite dai loro accordi con l'Ue, e questo sta ostacolando la competitività degli agrumi europei. Inoltre, importare di più comporta un rischio maggiore di introduzione di parassiti o fitopatie in Ue.

A ottobre 2021 verrà rivisto l'accordo con il Sudafrica e i settori di Spagna, Italia, Francia e Portogallo si aspettano una soluzione alla proposta congiunta emessa dai rispettivi ministeri dell'agricoltura.

Inoltre, fino all'ultimo momento prima dell'accordo c'è stata incertezza sulla Brexit, anche se finora ciò non ha avuto un impatto notevole in questa stagione. Tant'è che i volumi spediti nel Regno Unito sono aumentati del 14,9% rispetto al periodo precedente.

Un altro grande problema che alla fine è stato risolto è stato quello delle tariffe nel mercato statunitense, annullate per un periodo di quattro anni e con la possibilità di continuare i negoziati, ma mai sotto la minaccia dell'imposizione di tariffe.

Nel frattempo, l'accordo firmato dall'Ue e da Mercosur nel 2019, dopo vent'anni di negoziati, continua a essere frenato dalla Francia, che esige un'iniziativa della Commissione europea per evitare quella che viene chiamata "deforestazione importata", anche se, secondo la CGC, "la ratifica avverrà, nonostante il fatto che comprometta direttamente la redditività, la competitività, la circolarità, la resilienza e la progettazione ecologica della catena del valore degli agrumi, tra gli altri settori".

Clicca qui per il rapporto di Maluenda. E' presente anche un'analisi dettagliata dei principali agrumi dell'Ue, in particolare della Spagna.

Fonte: agrodigital.com


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