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Azienda agricola Larbat

Mirtilli fuori suolo piemontesi esportati in Irlanda, Regno Unito e Paesi Bassi

Le coltivazioni si estendono su un areale di 1 ettaro, per la produzione di mirtilli Duke e fragole Vivara fuori suolo, e su un'area di 0,38 ettari per la coltivazione di kiwi Arguta Nergi. A questi, si affianca la coltivazione di mirtilli Duke a terra dell'altra azienda di famiglia, sviluppata su un territorio di 5,7 ettari.

Parliamo dell'azienda agricola Larbat, nata nel 2014 a seguito della fusione di molte e varie esperienze pluridecennali che hanno caratterizzato la vita professionale (e non) delle persone che la compongono. Nasce anche come costola più sperimentale e innovativa di una già storica azienda familiare, specializzata nella produzione di piccoli frutti.


Impianto di mirtilli in fuori suolo (Foto fornita dall'azienda agricola Larbat)

"La nostra filosofia aziendale mette al primo posto concetti spesso abusati, ma che nella nostra realtà trovano concreta applicazione: sostenibilità, qualità e clean food", dichiara Massimiliano De Santis, titolare dell'impresa agricola. "Nel 2021, la produzione di mirtillo è ammontata a circa 4 tonnellate in fuori suolo, con impianti ancora giovani, e 50 tonnellate a terra, a causa delle gelate. In un contesto a pieno regime, i volumi ordinari sono di 10 ton in fuori suolo e 75 ton a terra".

"Esportiamo in Irlanda, Regno Unito e Paesi Bassi, con una stagionalità di produzione collocabile tra il 15 giugno e il 15 luglio - continua De Santis - Le tendenze dei consumi, facendo esportazione a piattaforme estere, ci risultano di difficile lettura. Abbiamo notato, tuttavia, un costante e lieve aumento della richiesta interna".


Impianto di mirtilli in fuori suolo (Foto fornita dall'azienda agricola Larbat)

Per quanto concerne il clima, un problema riscontrato negli ultimi anni è l'eccesso di precipitazioni nel periodo della fioritura e della raccolta, che ha portato problemi per l'impollinazione (con conseguente riduzione della produzione) e il possibile rischio di marciumi e muffe sul prodotto finale a terra; problema comunque già scongiurato tramite tecniche colturali specifiche. Inoltre, sempre negli ultimi anni, l'aumentare progressivo delle temperature estive rischia di stressare le piante e di compromettere la stabilità e la continuità della produzione.

La Drosophila suzuki, invece, è un problema che è stato parzialmente arginato negli anni, grazie allo sviluppo di prodotti specifici e di tecniche colturali e di pulizia applicate tempestivamente in campo. "In ogni caso, la sua comparsa nel nostro territorio avviene a raccolta praticamente ultimata", evidenzia De Santis.


Mirtilli in fuori suolo (Foto fornita dall'azienda agricola Larbat)

Confezionamento dei mirtilli
Il packaging principale è il cestino in plastica in formati variabili, tendenzialmente tra 125 e 150 grammi. "Sporadicamente, i frutti vengono confezionati direttamente nella cassetta di cartone, laddove il cliente abbia necessità poi di confezionare autonomamente", sottolinea De Santis.

L'azienda si sta direzionando in maniera convinta verso il plastic-free almeno per quanto riguarda la vendita diretta, con la realizzazione di una linea di prodotto eco-sostenibile. "Nella grande distribuzione, purtroppo, questo è un sentimento che non viene ancora raccolto, anche a causa degli aspetti burocrati, quali riconoscimenti, certificazioni e normative sull'igiene a livello europeo, e per via dei costi molto più sostenuti per l'utilizzo di cestini in polpa di legno, ad esempio, senza contare che anche quelli in plastica sono comunque facilmente riciclabili".


Impianto di mirtilli in fuori suolo (Foto fornita dall'azienda agricola Larbat)

Competitor
I Paesi dei quali l'azienda agricola Larbat sente la maggiore competizione sono Spagna e Polonia, perché nazioni che risultano attivamente presenti sui mercati più o meno nello stesso periodo.

"La Spagna ci anticipa, spesso con ingenti produzioni di qualità inferiore rispetto a quella italiana, ma con un prezzo molto competitivo. La Polonia, che invece arriva dopo, propone un prodotto di qualità simile alla nostra, ma con prezzi comunque decisamente inferiori, figli di una politica interna che contiene i costi produttivi, sia in termini di manodopera che di gestione ordinaria di impresa. Il problema si pone quando la finestra temporale che questi due Paesi offrono si riduce, accavallando le produzioni".

Peculiarità: pionieri nella provincia di Cuneo
"Tra i motivi di vanto della nostra azienda, spicca sicuramente la data di realizzazione dell'impianto fuori suolo, che contava 0,3 ettari nel 2017 e 0,8 ettari nel 2018. Siamo stati tra i primi, nella provincia di Cuneo e in Piemonte, a realizzare impianti di mirtilli in fuori suolo. Questi sono stati modello e punto di riferimento per altre realtà nate negli anni successivi".

"Abbiamo affrontato con slancio le difficoltà correlate alla novità della tecnica colturale e alle pochissime nozioni in merito, forti di una collaborazione tecnica di livello eccelso - spiega De Santis - Già dal primo al secondo impianto, molte migliorie sono state apportate: nella scelta del substrato; nell'individuazione del vivaio da cui arrivavano le piante; nelle tecniche e ricette di fertirrigazione". Tutto ciò ha portato a quanto immaginato fin dall'inizio: un alto livello nella qualità della coltivazione e delle relative produzioni.


Impianto di mirtilli in fuori suolo (Foto fornita dall'azienda agricola Larbat)

I vantaggi della produzione fuori suolo
A oggi, i benefici sono stati molteplici, secondo De Santis. "In primis, per la situazione sanitaria della pianta e la relativa produzione del frutto. In secondo luogo, per il benessere della pianta stessa: il fatto che non venga a contatto con il suolo e che la quantità di terreno in cui dimora sia limitata, fa sì che molti agenti patogeni non si manifestino e molte problematiche legate alla shelf-life del frutto, come l'eccesso di acqua durante la maturazione e la raccolta, non rappresentino un problema". Tutto ciò si unisce alla rapidità con cui le piante entrano in produzione.

Manodopera e Brexit: minacce e soluzioni
Le problematiche inerenti la manodopera sicuramente sono costituite da: costi diretti e indiretti, complicazioni burocratiche che la riguardano e scarsa reperibilità. "Il lavoro della raccolta del mirtillo è caratterizzato da un breve periodo, che va dalle 2 alle 4 settimane, e che quindi non dà continuità di impiego agli stagionali, che preferiscono rivolgersi altrove - spiega De Santis - Le continue migliorie apportate alle due aziende e gli investimenti effettuati nel corso del tempo in termini di macchinari e locali, ci hanno permesso di ottimizzare e ridurre tempi e costi. In primis quelli logistici, che sono rappresentati soprattutto dalle spese di trasporto, trattandosi prevalentemente di esportazione all'estero".

"La Brexit, a oggi, è ancora un nemico di cui non conosciamo il reale volto. Indubbiamente, essa creerà delle difficoltà legate allo sdoganamento delle merci. E i mirtilli, ricordiamolo, sono merce deperibile".


Mirtilli in fuori suolo (Foto fornita dall'azienda agricola Larbat)

Obiettivi per il futuro
Tra i principali traguardi per il futuro, l'azienda agricola Larbat conta di ottenere le certificazioni già possedute per il mirtillo a terra (GlobalGAP, Grasp, Albert Heijn e Tesco Nurture) anche per fragole e mirtilli in fuori suolo, con l'aggiunta, per queste ultime, di certificazione Residuo Zero. "Unitamente a questo, stiamo sviluppando una linea di prodotti trasformati, sia per il mercato interno che per quello estero, che segua una filosofia molto rigida in termini di autoproduzione per il controllo di filiera, qualità, genuinità e sostenibilità".

Per maggiori informazioni:
Azienda agricola Larbat / Az. Agr. De Santis Massimiliano
Via Tetti Sagrin, 10
12020 Tarantasca (CN)
+39 338 9411849
www.larbat.com


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