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Condizioni di lavoro spesso spaventose

Nelle aziende agricole portoghesi c’è troppa manodopera a basso costo

Nei campi, nelle serre e nei vigneti vicino alla città portoghese di Almeirim, ci sono molti lavoratori migranti dall'Asia. Gli indiani potano i vitigni, i thailandesi raccolgono lamponi, i nepalesi raccolgono i broccoli destinati alla Gran Bretagna, e i pakistani scavano le patate dolci per la Francia.

Secondo le stime delle organizzazioni per i diritti civili, solo in questa regione ci sono oltre 3.000 braccianti migranti e, probabilmente, ne vengono impiegati oltre 30.000 in tutto il Portogallo. La maggior parte di loro si trova nel Paese in modo semi-legale, ancora in attesa dei documenti portoghesi. Molti vivono in condizioni disumane, lavorando spesso più di 10 ore al giorno, sfruttati da dubbie agenzie di lavoro interinale che li mandano a lavorare nelle campagne.

L'assistente sociale Catia Sequeira dell'ONG Proabracar, è una delle persone che si occupa dei migranti ad Almeirim, aiutandoli con la documentazione. In precedenza, i lavoratori asiatici venivano collocati principalmente nella regione dell'Alentejo, nel sud del Portogallo, sede di una fiorente industria di coltivazione dei piccoli frutti. Oggi sono ovunque: la crescente diffusione delle esportazioni agricole portoghesi ha solo aumentato la richiesta delle aziende locali di manodopera a basso costo.

"Il numero di migranti illegali è cresciuto sempre di più", afferma Sequeira.

Le autorità portoghesi si sono rese conto del problema solo l'anno scorso, quando è scoppiata la pandemia di Covid-19 e si è deciso di legalizzare tutti quelli che potevano dimostrare di aver svolto un lavoro retribuito per almeno tre mesi. Ma ciò non ha risolto il problema: i servizi di immigrazione portoghese hanno impiegato mesi, spesso fino a un anno, per esaminare le domande. Alcuni dei richiedenti vivevano in container o erano stipati in case abbandonate, costretti a dipendere da agenzie di collocamento in pieno stile caporalato.

Fonte: dw.com


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