In Emilia Romagna progettazione in corso

Ipotesi di costituire una nuova AOP per le pere: opportunità concreta o un film già visto?

"Sarà un'opportunità reale per fare reddito, oppure uno dei soliti progetti destinati a vivacchiare, dopo aver richiesto lo stanziamento di risorse pubbliche?" E' questo ciò che si domandano alcuni operatori del comparto pere dell'Emilia Romagna, alla notizia del progetto di costituire una AOP (Associazione di Organizzazioni di produttori), al fine di regolare l'offerta commerciale e "determinare" il prezzo. 

"Certo che, dopo i discutibilmente proficui (per noi produttori) risultati ottenuti da altri progetti analoghi - afferma un operatore - occorrerebbe davvero un cambio di passo. Magari fosse, se un progetto di aggregazione andasse a buon fine e servisse davvero a regolare il prezzo del prodotto! Ma erano state dette le stesse cose anche diversi anni fa, e non sembra che si siano ottenuti i risultati auspicati".

La prima perplessità che sorge, sfogliando la bozza del progetto, sta nel fatto che la AOP non fatturerebbe direttamente, ma avrebbe solo un ruolo di indirizzo e regolazione verso le aziende socie. Sarebbe come dire che la nuova aggregazione si limiterebbe a indicare che la frutta va venduta al prezzo migliore possibile? Ma questo gli operatori provano già a farlo tutti i giorni, per poter mantenere in piedi le proprie aziende, anche senza che ci sia una AOP a ricordarglielo.

Tuttavia, come diceva qualche tempo fa un esperto del settore (cfr. FreshPlaza del 28/03/2017) "un'aggregazione funziona solo se ha una struttura piramidale, dove al vertice c'è un unico soggetto che fattura, e che regola la vendita per tutti. Il soggetto di vertice, cioè appunto quello che fattura, deve avere in mano il prodotto di tutti e gestirlo in maniera oculata. Se possiede l'80/90% del prodotto disponibile, allora i buyer devono rivolgersi a lui per forza". Ciò ne determinerebbe il potere negoziale. Ma se, come nell'ipotesi allo studio, la AOP non dovesse fatturare, basterebbe il suo "ruolo di indirizzo e regolazione" per garantire un reddito ai produttori?

La seconda perplessità sta nei costi preventivati: l'ipotesi sarebbe di 120mila euro una tantum per l'attivazione e 355mila euro l'anno a regime, esclusi i costi per la promozione (previsti nel progetto). Fra le voci di costo, figurerebbero anche 150mila euro l'anno per la progettazione e la direzione e 100mila euro l'anno per il controllo da parte di una società esterna.

Per coprire tali costi, potrebbe essere ipotizzabile il ricorso a finanziamenti, per lo più pubblici, come ad esempio dalla Regione Emilia Romagna, oppure dall'Ue (per la promozione).

A ogni modo, trattasi di un progetto ancora allo stadio di bozza e in corso di elaborazione, che potrà subire modifiche e miglioramenti. Cercheremo di tenere i nostri lettori costantemente aggiornati circa i suoi sviluppi. 


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