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Albicocche: previsioni sulla produzione 2021

Le previsioni produttive di albicocche pongono l'offerta 2021 su quantitativi molto limitati sia a livello nazionale che europeo. E' ciò che emerge dalle prime stime produttive, caratterizzate da quantitativi fortemente influenzati dalle gelate di marzo e aprile, più o meno impattanti a seconda degli areali. 

Anche quest'anno, come per il 2020, il clima sembra aver dettato le ragioni dei cambiamenti in atto, con fenomeni non più sporadici ma che, purtroppo, sembrano rientrare ormai quasi nella normalità.

Come accennato, l'andamento climatico avverso ha influenzato negativamente anche gli altri principali bacini di produzione in Europa. 

In Francia, dopo gli esigui volumi 2020, raggiunge anche in questo caso un nuovo minimo storico. L'offerta è valutata su circa 47.500 tonnellate, -47% rispetto al già contenuto 2020, -64% rispetto alla media 2015-2019. 

Anche in Grecia le principali aree produttive sono state interessate dalle gelate: preventivate per il 2021 a livello nazionale 55.000 tonnellate, -29% rispetto allo scorso anno, che non era stato indenne dai danni da freddo e -23% rispetto alla media 2015-2019. 

La produzione spagnola di albicocche dovrebbe diminuire per il terzo anno consecutivo, causato da un deficit in tutti gli areali; la produzione potrebbe attestarsi sotto le 87.000 tonnellate, ovvero -15% rispetto al 2020 e -31% rispetto alla media 2015-2019.

In ambito nazionale, il 2021 già prima delle gelate, aveva denotato un cambio di tendenza rispetto al recente passato. Per la prima volta infatti le superfici in produzione italiane hanno segnato un lieve calo, pari al -3% rispetto al 2020, quando invece l'estensione della coltura era risultata stabile rispetto all'anno precedente. Nel 2021 la superficie produttiva passa in questo modo a circa 20.300 ettari.

Rispetto a poco tempo fa è diminuito il ritmo d'impianto e l'entrata dei frutteti di recente messa a dimora non consente di compensare pienamente l'entità degli abbattimenti degli impianti obsoleti. 

Circa l'80% delle superfici italiane rimangono comunque concentrate in poche regioni: Emilia-Romagna, Campania, Basilicata e sale recentemente al 4° posto la Puglia.

Nel nostro Paese l'offerta attesa per il 2021 si pone appena al di sopra di 154.000 tonnellate, contro un potenziale produttivo di oltre 270.000 tonnellate e raggiunge così il nuovo minimo storico, con una ulteriore flessione del -5% rispetto agli scarsissimi quantitativi del 2020, e un quasi 40% in meno al periodo 2015-2019. 

Prolungati abbassamenti termici di forte entità in primavera hanno interessato praticamente tutti gli areali produttivi del paese, con pochissime eccezioni, ma con un'elevata diversificazione del danno anche all'interno della stessa zona. Appaiono molto penalizzate in particolare le regioni settentrionali; considerevoli i danni in Veneto che hanno quasi azzerato le produzioni, molto limitate le produzioni emiliano-romagnole in particolare nelle aree pianeggianti con rese medie per ettaro che, nel complesso risultano di poco superiori rispetto all'esiguo 2020, ma comunque molto lontani dalla normalità. Presenti danni da freddo in Piemonte, anche in questo caso, maggiori in pianura rispetto alla collina e sempre molto differenziati. 

Meno significativi rispetto al Nord, ma sempre diversificati e rilevanti, anche i danni da freddo nelle regioni meridionali, dove risultano particolarmente penalizzate alcune zone della Campania, Basilicata e Puglia. Non indenni dal gelo nemmeno le Regioni tirreniche nel Centro-Italia, come Lazio e Toscana.

La situazione attesa per il 2021 appare in talune regioni solo appena migliore ed in altre peggiore rispetto allo scorso anno. In quest'ultimo caso la problematica appare ancora più grave perché già lo scorso anno la remunerazione per il produttore non era stata sufficiente a causa delle ridottissime raccolte.

In termini commerciali già nel 2020 la scarsissima offerta di albicocche in Italia aveva comportato, come prevedibile, una ripercussione sulle esportazioni. Il volume spedito nei Paesi esteri è stato infatti molto limitato, pari a meno di 17.000 tonnellate (-65% sul 2019). Particolarmente evidente è la contrazione per il prodotto a maturazione tardiva con una diminuzione del venduto ad agosto pari al -93% sul 2019, a luglio del -65% sul 2019 a fronte di un calo sul precoce (maggio) limitato al -6% sul 2019.  

Parallelamente non sono incrementate significativamente le importazioni di prodotto estero nel corso del 2020, meno di 18.000 tonnellate complessive, comunque quantitativi inferiori alla media 2015-18, quando l'import superava agevolmente le 24.000 tonnellate annue. 

Sul mercato interno, che ha una rilevanza maggiore per questo prodotto rispetto al commercio estero, la mancanza di prodotto ha comportato un anticipo del termine della commercializzazione e dunque un'inevitabile ripercussione anche sui consumi. 

In tal senso le famiglie italiane nel corso del 2020 hanno acquistato per il consumo fresco e domestico circa 65.000 tonnellate di albicocche, il -29% sul 2019. 

Il consumo di questo frutto è fisiologicamente concentrato fra maggio e settembre: la partenza della stagione 2020 era stata positiva, con consumi che segnavano un +4% rispetto all'anno precedente, ma da giugno in avanti si è registrata una netta inversione, con agosto (minore diponibilità di merce) che ha condotto a cali di consumo di circa il -55%.

Ovviamente la scarsità di offerta ha comportato un innalzamento dei prezzi medi al dettaglio, passando da circa 2 euro al kg nel 2019 a 2,70 euro al kg nel 2020.

La stagione 2021 delle albicocche, risentirà ovviamente del basso livello di offerta. Il mercato quest'anno dovrà peraltro fare i conti con una scarsità produttiva in tutta Europa; lo scorso anno infatti se l'Italia risultava particolarmente penalizzata a fronte di una produzione europea meno grave, quest'anno come è stato descritto precedentemente la mancanza di prodotto è generalizzata in tutta Europa.

L'auspicio è certamente di un riconoscimento da parte del mercato di una così bassa offerta europea, anche se esiste la consapevolezza che gli incrementi dei prezzi potrebbero non compensare le perdite. In tal senso appare indicativo l'andamento dello scorso anno dell'export: nonostante un prezzo medio superiore del +55% sul 2019, il valore dell'export è diminuito di circa il 45%. 

Si tenga inoltre sempre presente gli elevati costi sostenuti in tutti gli stadi della filiera che non potranno essere compressi dalla minor raccolto, in quanto come è noto esistono costi fissi elevati non correlati al livello dell'offerta.

Alla luce di questa situazione di evidente criticità, appare quanto prima auspicabile perché oggettivamente necessaria l'impegno, la ricerca e l'applicazione di una forma di ristoro da parte delle Istituzioni per indennizzare la produzione, alla luce di un'eccezionalità mai vista prima d'ora in termini di colture interessate, zone colpite e gravità dei danni.

Fonte: CSO Italy per FreshPlaza.IT


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