Intervista all'avvocato Gualtiero Roveda

Colpo di spugna sui reati alimentari: il Governo si salva in extremis

Il Decreto legislativo n. 27/2021 di adeguamento della normativa nazionale al regolamento (UE) 2017/625 sui controlli ufficiali sugli alimenti, che entrerà in vigore il prossimo 26 marzo ha, a sorpresa, abrogato la legge 30 aprile 1962, n. 283 sulla disciplina igienica della produzione e vendita degli alimenti.

In pratica, l'inaspettata depenalizzazione ha riguardato l'intero presidio penale posto a tutela del cosiddetto ordine alimentare finalizzato a garantire che i prodotti alimentari giungano al consumo con adeguate garanzie igienico-sanitarie. In particolare, per quanto riguarda il comparto ortofrutticolo, il provvedimento incide sulle disposizioni dell'art. 5 lett. h, che ha costituito il principale strumento penale di prevenzione in materia di residui di fitofarmaci.

Tuttavia, nelle ultime ore è intervenuto il Governo per porre rimedio alla situazione. Chiediamo chiarimenti all'avvocato Gualtiero Roveda, consulente di Fruitimprese.

Gualtiero Roveda

FreshPlaza (FP): Le violazioni delle norme agroalimentari sono ancora punite da norme penali o sono divenute solo illeciti amministrativi?
Gualtiero Roveda (GR): E’ stato un pasticcio. Il provvedimento legislativo ha effettivamente abrogato la Legge 283/62. Il legislatore delegato, così facendo, non si è accorto di aver smantellato la base normativa per la prevenzione e la repressione penale degli illeciti in materia di legislazione alimentare. Si tratta della disciplina che legittima controlli a monte, sia di polizia amministrativa sia di polizia giudiziaria, volti a impedire la commissione, lungo la filiera agroalimentare, dei ben più gravi reati previsti dagli articoli 439 e seguenti, applicabili quando gli eventi lesivi si sono già verificati. Un atto in assoluta controtendenza rispetto alle crescenti richieste di controllo del settore alimentare e incoerente rispetto al disegno di legge attualmente in discussione in Parlamento per il rafforzamento della tutela penale nel settore agroalimentare.

FP: Il Governo è, però, intervenuto per rimediare?
GR: Sì. Il Consiglio dei Ministri venerdì scorso ha approvato, su proposta del Presidente Mario Draghi e del Ministro della Giustizia Marta Cartabia, un decreto legge che, di fatto, ripristina il sistema precedente, evitando l'effetto abrogativo delle disposizioni sanzionatorie di carattere penale e amministrativo di cui alla l. n. 283/1962. 

FP: Se il Governo non fosse intervenuto entro il 26 marzo, tutti i processi in materia sarebbero stati azzerati.
GR: E' vero l'abolitio criminis avrebbe travolto tutti i reati pregressi con effetti retroattivi anche su quelli già coperti dal giudicato. Il Governo, con comunicato stampa, ha dichiarato di aver accolto le pressanti richieste di chi si occupa della materia onde evitare il travolgimento di tutti i processi in corso o già conclusi. In particolare era stato evidenziato che il made in Italy alimentare, senza la severa disciplina penalistica di cui alla legge n. 283/1962, avrebbe corso il rischio di divenire il porto franco per commerci illeciti, in danno dei consumatori, in una filiera complessa e transnazionale.

FP: I reati agroalimentari sono attualmente all’esame di un disegno di legge in discussione alla Camera dei deputati.
GR: Sì. E' un testo che recepisce lo Schema di disegno di legge, elaborato nel 2015, dalla Commissione Caselli. Determina una riorganizzazione sistematica della categoria dei reati in materia, prevedendo, tra l'altro, nuove fattispecie delittuose, tra cui il "reato di agropirateria" e la fattispecie di "disastro sanitario". Vi sono anche profili che rimandano rimandano alla responsabilità amministrativa degli enti ex D.lgs. 231/2001. In particolare, viene previsto uno specifico modello organizzativo finalizzato alla prevenzione dei reati agro-alimentari.


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