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Dibattito sulla richiesta di riconoscimento IGP per il Pomodoro pelato di Napoli

E' in itinere la richiesta di riconoscimento della denominazione IGP 'Pomodoro pelato di Napoli' fortemente voluto dal Comitato Promotore, presieduto da Lino Cutolo. Tale marchio interesserebbe il prodotto trasformato, appunto il pomodoro "pelato", e non la materia prima.

Dopo la pubblicazione della richiesta nella Gazzetta Ufficiale del 13 marzo scorso, l'assessore alle politiche agricole della Regione Puglia, Donato Pentassuglia ha annunciato l'intenzione della Regione stessa di opporsi alla richiesta del riconoscimento, argomentando che la Campania non rappresenta l'origine di riferimento per la produzione del pomodoro lungo, ma solo per la sua trasformazione. Il 40% del pomodoro italiano da industria viene infatti coltivato nella Capitanata (Puglia), che da sola rappresenterebbe, secondo alcuni operatori, un 90% della produzione di pomodoro lungo. La Puglia ora ha 60 giorni dalla registrazione per fare opposizione: "Non ci sono dubbi che lo faremo, il fascicolo è quasi istruito", ribadisce l'assessore pugliese. 

Sulla vicenda, FreshPlaza ha raccolto il punto di vista di alcuni operatori pugliesi e campani del settore.

Secondo quanto riferito da alcuni produttori e trasformatori pugliesi, non senza un certo stupore e fastidio per l'iniziativa del Comitato promotore dell'IGP, la provincia di Foggia è leader nel comparto del pomodoro lungo, con 3.500 coltivatori su una superficie di 32mila ettari. Il loro punto di vista è dunque che l'associazione tra i termini "pelato" e "Napoli" sarebbe di fatto non rispondente all'effettiva origine della materia prima.

In foto Antonio Ferraioli.

A chiarire la questione, è intervenuto il presidente Anicav, Antonio Ferraioli: "Riteniamo sia giusto fare chiarezza, dopo le polemiche generate dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della richiesta di riconoscimento del Pomodoro pelato di Napoli IGP. L'indicazione geografica protetta, come si evince molto chiaramente dal Disciplinare di produzione, non riguarda assolutamente la materia prima, bensì il prodotto trasformato, appunto il pomodoro 'pelato'. Per questo motivo non si fa alcun riferimento alla provenienza del pomodoro fresco, che tutti sanno originario per la maggior parte della Puglia. Faccio pertanto appello alla Regione Puglia e a quanti in queste ore stanno levando scudi, di mettere da parte ogni tipo di polemica. Lavoriamo nella stessa direzione, cercando di fare sistema nell'interesse dell'intera filiera. E' innegabile che il riconoscimento di una IGP per il pomodoro pelato potrà portare vantaggi non solo alla parte industriale, ma anche a chi coltiva pomodoro lungo da industria".

In foto, Enzo Perano, amministratore delegato dell'azienda campana Perano Enrico & Figli Spa

"Sono del parere - sottolinea da parte sua Enzo Perano, dell'azienda campana Perano Enrico & Figli - che da soli non si vada da nessuna parte: auspico che le polemiche cessino, in modo tale da poter fare un lavoro di squadra. La crisi economica e sociale del momento, dovuta alla pandemia, suggerisce di tutelare al meglio le nostre produzioni per difenderci anche dalla competizione estera. Nello specifico, il pomodoro pelato tutelato dall'indicazione geografica protetta sarà uno strumento per contrastare la contraffazione e il fenomeno dell'italian sounding che danneggia tutta la filiera con la sottrazione di importanti quote di mercato. Il made in Italy ha un certo appeal nel mondo, ecco perché è fondamentale tutelarlo, considerato che sempre più spesso vengono proposti pomodori pelati che ricordano l'immagine italiana quando non solo il luogo di produzione, ma nemmeno il pomodoro stesso, sono italiani".

A sua volta, Giovanni De Angelis, direttore generale di Anicav, aggiunge: "Il riconoscimento di una IGP deve essere legato a una sola delle fasi di ottenimento  del prodotto (produzione, trasformazione o elaborazione) che deve avvenire in una specifica area geografica. In questo caso - ribadisco ancora una volta - ci riferiamo alla zona dove il pomodoro viene storicamente trasformato. E' il caso di ricordare peraltro che la delimitazione geografica dell'area di trasformazione del pelato IGP, di cui discutiamo, include, oltre alla Regione Campania dove viene trasformato oltre l'80% del pelato lungo, anche l'Abruzzo, il Molise, la Basilicata e la stessa Puglia. Con la denominazione "Napoli" si vuole pertanto sottolineare la comprovata storicità e l'enorme riconoscibilità che il toponimo "Napoli" ha, non solo come città ma come simbolo del Mezzogiorno d'Italia, in quanto filosofia e stile di vita, in Italia e nel mondo".

"Il riconoscimento dell'IGP - continua De Angelis - potrebbe rilanciare i consumi dei pelati, che pare stiano avendo contraccolpi negativi; ciò comporterebbe aumenti produttivi, generando così un valore aggiunto all'intera filiera, dalla produzione alla trasformazione. Venticinque anni fa, infatti, il 51% degli italiani consumava pomodoro pelato, oggi si è invertito il trend, con circa il 57% degli italiani che consuma la passata di pomodoro. La compagine industriale, inclusa Anicav, ha perciò fortemente sostenuto il consorzio promotore per il riconoscimento, certa del fatto che questo marchio potrebbe generare quella che noi vorremmo, e cioè una filiera di valore".


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