Rob Cullum - Pacific Produce

Complessivamente il 2020 e' stato un anno impegnativo per la maggior parte delle produzioni

L'azienda inglese Pacific Produce ha importato molti prodotti ortofrutticoli dal Perù, in quello che è stato un anno a volte turbolento, ma sicuramente anomalo. Rob Cullum, amministratore delegato dell'azienda, parla di alcune delle stagioni d’importazione e di come hanno affrontato il 2020.

Mirtilli
"La stagione dei mirtilli è iniziata bene, sulla scia di una fine anticipata in Europa. I prezzi sono stati forti a settembre e in gran parte del mese di ottobre, anche se il mercato ha subito una leggera pressione verso la fine di ottobre e nel mese di novembre, con grandi volumi esportati dal Perù, ma a dicembre il mercato ha iniziato a mostrare segni di ripresa", ha detto Rob.

"Finora gennaio è stato un mese accettabile, con il Cile che non ha esportato abbondanti volumi, come invece ci saremmo aspettati".

Uva da tavola
"I tempi e il volume della nostra fornitura di uva da tavola dal Perù sono stabili e stiamo programmando la maggior parte della nostra produzione, quindi il fatto che il Sudafrica sia in leggero ritardo non ha influenzato la nostra produzione proveniente da Puira, nel nord del Perù. A Ica, nel sud del Paese, le nostre aziende agricole si concentrano principalmente su mercati diversi e il volume che portiamo in Europa è relativamente limitato".

La Pacific Produce ha appena terminato la produzione nel nord del Paese e la qualità è buona, il che ha contribuito a una stagione regolare. Secondo Rob, il problema più grande dello scorso anno e di quest'anno, è stato l'aumento dei costi dell’imballaggio, a causa del Covid-19: questi costi non sono stati trasferiti, quindi si è avuta una spinta al ribasso, a livello di azienda agricola.

"Il mercato europeo è andato bene - è difficile prevedere cosa accadrà ora che siamo tutti in lockdown - è facile dire che volumi inferiori sarebbero probabilmente vantaggiosi, in quanto il mercato di negoziazione andrà sotto pressione molto più velocemente del normale, se molti dei canali di vendita rimarranno chiusi o verranno limitati. Una maggiore domanda di cestini, rispetto alle merci sfuse, sarebbe l'effetto che vedremmo con i lockdown".

Agrumi
In generale, durante la prima ondata pandemica, le vendite di agrumi sono aumentate - una crescita facile da verificare poiché ha coinciso con il periodo estivo, quando le vendite sono normalmente inferiori.

In inverno c'è comunque un naturale aumento. Le vendite aggiuntive sarebbero valutate molto positivamente, dal momento che sono previsti abbondanti volumi nelle aree di coltivazione chiave.

"Siamo un'azienda in forte crescita, quindi le fluttuazioni dei prezzi sul mercato hanno un impatto minimo. Programmiamo la maggior parte del nostro volume. Il mercato di negoziazione ha avuto momenti chiave per alcune varietà, in particolare per le arance, che sono rimaste alte per la stagione, ma ci sono stati altri problemi, come le navi sudafricane che hanno causato delle mini carenze e dei grandi flussi, tenendoci col fiato sospeso".

Brexit e logistica
"Non abbiamo riscontrato grandi problemi per la Brexit, poiché siamo importatori su tratte oceaniche: negli ultimi 4 anni, il problema per noi è stata la fluttuazione valutaria. Sono vicino agli operatori di prodotti ortofrutticoli che sono concentrati sulla produzione europea, sono sicuro che non dormono sonni tranquilli!".

Il Perù rientra nell'accordo con i Paesi andini, già concluso nell'estate 2019.

Molti operatori del settore affermano che i costi logistici sono aumentati fino al 50%, ma questo non ha riguardato la Pacific Produce, secondo Rob. "La logistica per noi non ha avuto questo incremento dei costi - ci sono forti aumenti su alcune rotte marittime, la Cina è un esempio. Ci sono costi aggiuntivi all'interno della catena, ad esempio tutti i ritardi di quest’estate nei porti del Regno Unito, hanno causato spese extra e una grande preoccupazione di non consegnare in tempo.

C'è stato un altro problema causato dalla congestione nel porto del Regno Unito, ma non è affatto correlato alla Brexit: "Quest’estate abbiamo avuto problemi con le compagnie di navigazione che saltavano costantemente il Regno Unito (principalmente London Gateway) per problemi di congestione. Questo significa molti costi aggiuntivi che le compagnie del Regno Unito, noi compresi, devono pagare. Le navi poi vanno a Rotterdam/Amburgo/Anversa e si deve scegliere: o aspettare il ritorno di una nave da carico, che a volte potrebbe richiedere fino a 14 giorni, o scaricare in Europa e tornare indietro. Entrambe le opzioni possono comportare dei costi aggiuntivi molto elevati e in un'attività a basso margine di profitto, questo è un problema serio. Il mio rammarico è che, né le compagnie di navigazione né il porto, accettano di sobbarcarsi una parte di questi costi. Si spera che sia stata solo una brutta estate e che le cose in futuro migliorino". Al momento non mancano i container dal Perù.

"Nel complesso, il 2020 è stato un anno impegnativo per la maggior parte delle produzioni: se si lavora nel settore produttivo, quello di cui si ha veramente bisogno è la stabilità. Se sei un commerciante, è l'instabilità il contesto dove puoi dare il massimo (o rimetterci)".

Per maggiori informazioni
Robert Cullum
Pacific Produce
Tel.: +44 (0) 1865877801
Email: rob@pacificproduce.co.uk  
Web: www.pacificproduce.co.uk


Data di pubblicazione:
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