La considerazione di Domenico Oriolo, presidente Agrusib

Non e' colpa della Spagna se le clementine italiane perdono redditivita'

"Durante le festività natalizie, si è registrato solo un leggero aumento degli ordinativi. Situazione prevedibile, viste le varie restrizioni in vigore in Italia. Anche i prezzi non hanno subito quell'aumento desiderato, anche perché la pressione dell'offerta si è sempre mantenuta alta – dichiara Domenico Oriolo, presidente della calabrese Agrusib – Il problema principale in questa campagna è stata la tenuta del prodotto: le condizioni climatiche hanno rovinato, in molte zone agrumetate, il clementine Comune, con gravi problemi di water spot, la famigerata macchia d'acqua".

Questo ha fatto sì che venisse anticipata la raccolta delle clementine tardive di circa 10 giorni. "Dal 27 dicembre 2020 stiamo commercializzando varietà quali Nour, Hernandina e Tardivo di Catania. Questi agrumi non presentano i problemi del clementine Comune, pertanto la risposta dei nostri clienti è molto positiva. Contiamo di continuare cosi fino a fine gennaio", continua Oriolo.

Il presidente della Agrusib constata: "Qualora ce ne fosse bisogno, questa situazione ci fa capire, ancora una volta, quanto grave sia il ritardo che l'agrumicoltura italiana sconta rispetto a quella mondiale. Tanti danno la colpa alla Spagna e alla sua eccezionale offerta per la perdita di redditività delle clementine italiane, senza considerare che il consumatore italiano è oggi mediamente informato e attento alla provenienza della prodotto. Quindi, solo finché c'è merce valida si preferisce consumare prodotto italiano".

"Anche l'attuale e critica situazione climatica spagnola non ci favorisce più di tanto, poiché non siamo in grado di soddisfare la clientela europea con quantitativi di prodotto italiano fresco e duraturo. Ciò a causa della nostra incapacità, nel tempo, di rinnovarci. E' anche vero che la ricerca sicuramente non ci ha aiutati, poiché negli ultimi 20 anni non è stata introdotta una sola varietà di clementine valida dal punto di vista commerciale" sottolinea Oriolo. "Negli ultimi anni, quel poco di rinnovamento varietale che si è fatto, lo si deve allo scimmiottare varietà di provenienza estera, la cui effettiva validità deve essere ancora del tutto dimostrata".

Concludendo, Oriolo delinea quelli che, secondo lui, sono i punti cardine per uscire da questa critica situazione, che ha fatto diventare nel tempo l'Italia uno dei principali Paesi importatori di agrumi stranieri. "E' fondamentale investire nella ricerca; istituire immediatamente un catasto varietale online (facilmente consultabile) sulle effettive varietà coltivate, in modo tale da controllare le produzioni ed evitare la sovrapproduzione; migliorare le tecniche di coltivazione; concentrare l'offerta del prodotto e valorizzare il made in Italy in Europa".


Data di pubblicazione:
Author:
©



Ricevi gratuitamente la newsletter giornaliera nella tua email | Clicca qui


Altre notizie relative a questo settore:


© FreshPlaza.it 2021

Iscriviti alla nostra newsletter giornaliera e tieniti aggiornato sulle ultime notizie!

Iscriviti Sono già iscritto