Natalino Gallo (Op Agricor): "Al momento per il prodotto piccolo non c'e' domanda"

Clementine della Piana di Sibari: troppo caldo e i consumi flettono in Italia e all'estero

Le temperature più elevate del periodo, la mancanza di piogge, l'incertezza del coronavirus definiscono il momento che stiamo vivendo, ma anche la campagna agrumicola. In particolare quella delle clementine, di cui grandi volumi sono di piccolo calibro. I mercati italiani ed esteri ne risentono, così come prezzi e consumi.

A livello produttivo, negli areali della Op Agricor, situata nella Piana di Sibari, in Calabria, le temperature più alte del periodo, senza precipitazioni, hanno fatto maturate le clementine più velocemente. Il frutto non ha avuto il tempo di svilupparsi adeguatamente e ciò ha determinato un calibro più piccolo.

"Abbiamo terminato la campagna delle varietà precoci e siamo all'inizio della raccolta del clementine Comune. Per diversi fattori, tra cui prevalentemente quello climatico, c'è una percentuale elevata di prodotto di piccolo calibro. Parliamo di un 40% del totale raccolto, al momento. Il mercato, invece, richiede agrumi di dimensione media e medio-grossa", sostiene Natalino Gallo (nella foto sotto), presidente della Op.

"Nell'arco di un mese, potremmo quindi non avere prodotto di calibro adeguato da offrire ai mercati italiano ed estero. A tutto questo si aggiunge che le temperature elevate non favoriscono il consumo di agrumi. Per esempio, stiamo esportando in Danimarca dove si sono registrati anche 21-22 °C, nelle ultime settimane", continua Gallo.

Se si considerano le singole pezzature, i prezzi risultano nella norma. "Guardando all'insieme, le quotazioni sono nettamente in calo. L'abbondanza di calibri 6 (piccolo, ndr) ci costringe a rivolgerci alle industrie e questo implica un margine di guadagno quasi nullo. Praticamente, non vendiamo tutto quello che viene raccolto e la media per chilogrammo flette. La liquidazione al produttore è perciò decisamente più bassa".

"Oggi, per il prodotto piccolo non c'è domanda. Se negli anni passati, i Paesi dell'Est Europa ne richiedevano tanto, anche loro ora vogliono calibri più grandi", sottolinea Gallo.

Ad aggiungere preoccupazione è l'incertezza dettata dalla crisi sanitaria, con un aumento dei costi in generale. "Non riusciamo ad avere una programmazione regolare, perché seguiamo il cambiamento dei mercati. Un giorno viene richiesto maggiormente un prodotto confezionato, il seguente quello sfuso, ad esempio. E' una situazione che ci disorienta".

Per maggiori informazioni: www.gallofrutta.it


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