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In che modo l'epidemia di Coronavirus ha influito sul trasporto di merci deperibili in Europa?

Durante la pandemia di Coronavirus e il conseguente lockdown, i confini europei sono stati chiusi. Questo ha causato, per le società di trasporto merci, un forte calo dei ricavi durante il secondo trimestre del 2020. Di conseguenza, ci sono stati anche meno reclami.

"Ci sono stati meno reclami sulle consegne di merci, per quanto ci riguarda, così come in altre compagnie di spedizione", afferma Jan Robyn della TempSurvey, con sede in Belgio. "Fortunatamente, non ci sono state carenze nelle forniture. Le normative europee e nazionali hanno aiutato i settori dei trasporti e della mobilità, decretando che essi sono cruciali per la continuità economica. E, soprattutto, per le filiere alimentari essenziali".

Secondo Jan (in foto), l'epidemia di Covid-19 ha selezionato il trasporto delle merci, dando priorità a quelle che dovevano necessariamente essere ancora trasportate, aumentandone il valore. Le persone hanno movimentato e caricato le merci con maggiore cura.

"C'è stata una necessità, limitata ai prodotti essenziali, che si è riflessa su tutta la filiera. Alcuni prodotti sono diventati "più preziosi" e le persone li trattano con maggiore rispetto. Gli operatori, nella catena di trasporto, sono diventate più vigili. Vengono utilizzati per primi i migliori container, vengono controllate meglio le temperature nei porti, e così via".

"Questo influisce anche sui "danni esterni" come la caduta dei container, gli incidenti stradali e la criminalità. Ad esempio, il problema dei rifugiati nel Regno Unito è sceso quasi a zero. C'è stato molto meno traffico verso il Regno Unito, quindi i controlli sono risultati molto più efficaci. E' noto che i rifugiati preferiscono utilizzare il trasporto a temperatura controllata. Questo riduce le possibilità che la polizia li scopra. I pochi che usano ancora i dumper si nascondono nelle cabine dei camion, non nei semirimorchi. Quindi, c'è, naturalmente, meno spazio disponibile per queste persone", afferma Robyn.

Si possono vedere anche effetti positivi già all'inizio della catena di trasporto. "I prodotti surgelati, ad esempio, vengono surgelati meglio. Rimangono nell'azienda di esportazione più a lungo. Prima della crisi, ricevevamo regolarmente dei reclami relativi a temperature interne troppo elevate. Un container o un rimorchio refrigerato non è un congelatore, pertanto ovviamente non può abbassare la temperatura di un prodotto". Anche le merci sembrano essere trattate con maggiore cura, lungo la filiera. Tutto ciò che riguarda il trasporto di container è organizzato molto meglio e in modo molto più sofisticato".

"I container non viaggiano sempre sulle navi pianificate. Così le compagnie marittime sono state costrette a riorganizzarsi. I responsabili delle spedizioni cercano di evitare le navi cariche a metà; piuttosto si fanno multare, finché non riescono a riempire un’altra nave ancora mezza piena. Questo causa dei ritardi. Sorprendentemente, le catene del freddo rimangono per lo più inalterate. Diversi porti d'oltremare hanno implementato le regole di quarantena per navi e container. Questo non ha influito molto sui mezzi refrigerati, perché le loro destinazioni sono distribuite in tutto il mondo", continua Jan.

Oltre a quelle per le spedizioni marittime, anche le imprese di trasporto terrestre si sono organizzate meglio. "C'è meno lavoro, con conseguente minore confusione tra i vettori, altrimenti non sarebbero in grado di completare tutti i carichi. Questi trasportatori preferiscono utilizzare i propri veicoli piuttosto che rivolgersi a subappaltatori esteri, a volte meno qualificati. Sono anche i più vicini agli esportatori - contrattualmente e commercialmente".

"Il contatto diretto con i produttori garantisce ai loro prodotti un servizio migliore. Spesso mi imbatto in reclami per merci trasferite a sette subappaltatori consecutivi. Man mano che ciascuno riceve una piccola commissione, la qualità del prodotto diminuisce proporzionalmente e questo, ovviamente, provoca delle conseguenze", spiega Jan.

Alla fine della catena, i destinatari sono più flessibili e meno esigenti. Questo perché i prodotti sono molto popolari e assolutamente necessari. "Quando qualcuno riceve spedizioni regolari, è più incline a diventare 'difficile'. Non c'è una ragione chiara per questo: potrebbe essere che hanno ordinato troppo, o il meteo è cambiato e il prodotto non è più necessario. Potrebbero tentare di ottenere uno sconto o il destinatario sta cercando di migliorare la sua posizione commerciale, ecc."

Molti Paesi europei hanno riaperto i propri confini ai vettori merci. Tutti sperano quindi che il commercio torni ai livelli precedenti. "Questo deve includere la stessa cura per le merci a cui ci siamo abituati", spera Robyn. Ciò non significa che ci siano meno rischi. "E' possibile che si verifichino situazioni improvvise, inaspettate e costose". Ci sono due forze in gioco in ogni Paese in cui le persone esportano beni: il consumatore e il governo".

"Ci sono state segnalazioni dalla Cina e dalla Nuova Zelanda che sostenevano che il Covid-19 fosse entrato in questi Paesi tramite i prodotti surgelati. Hanno detto che era stato trovato sull'imballaggio. I virologi hanno respinto queste affermazioni e ci sono state abbastanza informazioni che le hanno smentite. Ma la storia è proseguita. Che sia vero o no, alcune persone si sono messe in testa questa idea e non se la toglieranno per anni".

"Queste risposte arrivano in ritardo. Mesi fa, il Coronavirus ha bloccato l'Italia. Ora posso testimoniare personalmente che è uno dei Paesi più sicuri d'Europa. Eppure, recentemente ho letto che le vendite di vino italiano sono diminuite per la prima volta in 30 anni, fino a -44% in Cina. Molti anni fa c’è stato un problema con la carne belga. Fino a tre anni dopo, i menu dei ristoranti francesi affermavano ancora che la carne non proveniva dal Belgio", ricorda Jan.

L'altra forza sono i legislatori, che determinano quali prodotti possono o non possono entrare in un Paese. "A volte, i produttori vengono lasciati con prodotti refrigerati e imballati per un Paese specifico. Non è facile vendere queste merci altrove. Diventa ancora più complicato quando sono già in viaggio, o già nel porto del Paese di destinazione. Allora potresti ritrovarti con cinque container di frutta e verdura al confine di un Paese che improvvisamente non consente il loro ingresso".

"O, peggio ancora, non rilascerà le merci, quindi non puoi semplicemente restituirle. Non c'è alcuna possibilità di tornare indietro, quindi diventa una perdita totale. Non è una richiesta di risarcimento danni da trasporto, in linea con le condizioni della polizza. Ecco perché è fondamentale rivedere gli incoterms e, nel caso delle esportazioni, consentire la consegna prima di attraversare il confine del Paese di destinazione. Se non è possibile, dovresti chiedere agli assicuratori se c'è qualche disposizione sulle merci rifiutate", conclude Jan.

Jan Robyn
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