Va meglio in Toscana grazie alla diga di Montedoglio. In E-R si chiedono piu' invasi

Siccita' a Piacenza, situazione ancora gravissima

Quindici giorni fa parlammo con un produttore di pomodoro della provincia di Piacenza (cfr. FreshPlaza del 27/06/2017). Siamo tornati a interpellare Giuseppe Onesti, agricoltore con 25 ettari di pomodoro da industria. Nel frattempo ci sono stati un paio di temporali, ma si è trattato di pochi millimetri d'acqua evaporati immediatamente a causa delle alte temperature e del vento.

"Da quando ci siamo sentiti due settimane fa - dice l'agricoltore - in pratica non è cambiato nulla. Per noi produttori della Val D'Arda, la situazione è gravissima. La diga di Mignano non ha più acqua da metà giugno. Per noi che non abbiamo pozzi, non possiamo fare altro che vedere le colture appassire. E' una cosa davvero triste: abbiamo lavorato tanti mesi, non abbiamo sbagliato nulla, e poi il clima ci mette in ginocchio".


La diga di Montedoglio, in Toscana, al confine con Umbria e Romagna

Per i produttori, l'unica è sperare nella pioggia. Oggi, martedì 11 luglio 2017, a Parma si terrà un incontro con la Regione Emilia Romagna, i tecnici e le Op per cercare di fronteggiare l'emergenza. La fascia pedemontana è quella allo stremo, mentre siamo al limite della siccità più grave nella zona della via Emilia.

In Toscana, nella zona Appenninica fra l'Emilia Romagna e l'Umbria, vi è il bacino di Montedoglio. Attualmente ci sono in diga circa 65 milioni di metri cubi di acqua. Un valore non troppo distante dalle annate normali.


Frutteti con a fianco una condotta mobile d'emergenza

L'acqua della diga per uso agricolo viene distribuita nell'Alta Valtiberina (da Anghiari a Trestina di Città di Castello) e nella Valdichiana Toscana e Umbra, da Arezzo fino al lago Trasimeno. L'acqua viene distribuita per gravità. La distribuzione viene effettuata dai Consorzi e dalle Comunità Montane da parte dell'Ente Acque Umbre-Toscane, nella cui giurisdizione rientra anche la diga di Montedoglio.


Bacino collinare

In Emilia Romagna la situazione non è gravissima, ma c'è chi cerca di essere lungimirante e prevenire i problemi a lungo termine. Danilo Misirocchi, presidente della Cia provinciale di Ravenna, in merito alle calamità afferma: "Da una parte si deve fronteggiare il problema della siccità e dall'altra si ha a che fare con eventi temporaleschi sempre più drammatici e violenti. Per le calamità temporalesche si fa ricorso alla difesa attiva con le reti antigrandine e a quella passiva, anche se in Italia il sistema assicurativo, contrariamente ad altri Paesi concorrenti quali la Spagna, non funziona a causa della burocrazia. Per quanto riguarda la siccità, dobbiamo attrezzarci sempre di più con invasi collinari. Il clima cambia e in un territorio torrentizio come il nostro - sottolinea Misirocchi - non tenere l'acqua quando c'è, è un crimine".



"Gli agricoltori - conclude Misirocchi - non sprecano l'acqua, la usano. Gli invasi rappresentano un beneficio e una garanzia per tutti: per la comunità e l'uso domestico, per il sistema produttivo e non solo di quello legato all'agricoltura, per l'ambiente".

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