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Parassiti, Green Deal e Brexit saranno le sfide future per il settore

La campagna del cachi spagnolo comincia con prezzi buoni nei primi contratti

In Spagna è cominciata la nuova stagione dei cachi con la prospettiva di una produzione più bassa e prezzi migliori, anche se si è in attesa che l'Unione europea prenda determinate decisioni che potrebbero influenzarne il futuro. Nello specifico, i negoziati con il Regno Unito e il rifiuto crescente di utilizzare prodotti fitosanitari, in un momento in cui i parassiti rappresentano una delle maggiori sfide per questa coltura.

Nell'ultimo decennio la Spagna ha ampliato la superficie coltivata a cachi da 5.827 a 18.057 ettari, secondo i risultati dell'indagine su superfici coltivate e rese di raccolto (Esyrce) per il 2010 e il 2019 del Ministero dell'agricoltura, pesca e alimentazione (MAPA).

Dopo la campagna record del 2019, quando sono state prodotte oltre 400mila tonnellate, la produzione di quest'anno dovrebbe diminuire sia a causa dell'umidità eccessiva causata dalle piogge primaverili a Valencia, sia per la comparsa di parassiti come la cocciniglia cotonosa o il fungo Mycosphaerella. Per questa stagione l'associazione agricola Unió de Llauradors ha stimato la produzione totale di Valencia a 315mila ton, mentre l'associazione agricola AVA-Asaja e la DOP Kaki de la Ribera del Xúquer prevedono che diminuisca al di sotto delle 300mila ton.

Nei primi contratti di vendita, i prezzi superano i costi di produzione e variano tra 0,25 e 0,32 euro/kg.

Il presidente della DOP Kaki de la Ribera del Xúquer, Cirilo Amandis, ha dichiarato a Efeagro: "I cachi sono un prodotto con un ottimo futuro, ma dovremo adattarci alle circostanze", tra cui un Green Deal e la proposta di un taglio del 50% nell'uso di prodotti fitosanitari entro il 2030. "Adoperarsi per un'Europa più ecologica va pure bene, purché i fitofarmaci vietati abbiano un'alternativa fruibile nell'immediato".

Sulla stessa linea, Bernardo Ferrer, vice-presidente di Asaja, nella Regione di Valencia, ha riconosciuto che tra qualche anno la coltivazione di questi frutti potrebbe "non essere più attuabile perché il clima sta cambiando" e "mancano soluzioni per contrastare i parassiti".

"Tutto dipende dal volere di Bruxelles e del MAPA. Infatti, abbiamo chiesto al Ministero di richiedere alla Commissione un'eccezione, come ha già fatto l'Italia, per poter continuare a utilizzare la sostanza attiva Clorpirifos-metile dopo l'entrata in vigore del divieto".

Ferrer si è dichiarato anche preoccupato della possibilità di una Brexit senza accordi, perché il mercato inglese è una delle destinazioni principali dei cachi spagnoli, insieme a Germania e Francia.

Fonte: agrodiario.com


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