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La risposta durante l'incontro organizzato da Sipo. Guarda il video

Esiste ancora il pomodoro di una volta?

Il pomodoro di una volta, cioè dall'aroma intenso e dal gusto riconoscibile, può ancora esistere, ma solo se nasce da una ricerca scientifica precisa, che porti caratteristiche idonee alla commercializzazione. E' uno dei concetti emersi mercoledì scorso durante l'incontro "Esiste ancora il pomodoro di una volta?" organizzato da Sipo e trasmesso in diretta dagli studi televisivi di Italia7Gold.

Guarda il video della trasmissione

Dopo il saluto introduttivo di Massimiliano Ceccarini, general manager di Sipo, sono intervenuti Massimo Longo di Agritechno, Sandro Colombi di Lamboseeds, Giampaolo Ferri di Coop Alleanza 3.0 e Lisa Fontana, critica enogastronomica.

L'Italia produce circa 900mila tonnellate di pomodoro da consumo fresco, ma ne consuma 990mila. Considerato che ne esporta anche una quota, di oltre 50mila tonnellate, siamo deficitari. Nazioni come i Paesi Bassi hanno una costanza e uniformità produttiva al di là dell'immaginabile, grazie alla coltivazione in serre di vetro 365 giorni l'anno. 

Da sinistra Giampaolo Ferri, Massimo Longo, Massimiliano Ceccarini e Sandro Colombi

Gli spettatori collegati online hanno potuto interagire e porre domande. Una di queste era se sono più buoni i pomodori coltivati in pieno campo o in coltura protetta. "In coltura protetta - hanno risposto Longo e Colombi - si ottengono produzioni di elevata qualità, al riparo dalle piogge e in un microambiente che permette di ridurre al minimo l'uso di input esterni. La lotta biologica esplica la propria massima efficienza proprio in coltura protetta. Quindi i benefici di tale tecnica sulla qualità finale del prodotto sono notevoli".

Ferri ha risposto al titolo dell'incontro affermando che "non so se esistano ancora i pomodori di 50 anni fa, ma conosciamo bene quelli dei nostri produttori, che selezioniamo in base alle zone di produzione e alla professionalità: due fattori che determinano la qualità durante tutti i mesi produttivi. Noi partiamo dalla bontà del prodotto: negli ultimi 2 anni abbiamo lavorato molto in questa direzione, puntando sul prodotto a marchio e su un packaging rispettoso dell'ambiente".

Lisa Fontana durante un panel test su pomodori Sipo

Lisa Fontana ha fornito alcuni suggerimenti su come scegliere i migliori pomodori e, soprattutto, su come cucinarli. "Consiglio sempre di utilizzarli a crudo il più possibile per valorizzarne sapore e aroma. Molto importante è la valutazione organolettica perché non tutti i pomodori sono uguali e si rischia di fare acquisti deludenti. Ma a seconda delle regioni in cui vengono coltivati, è utile individuare le cultivar di riferimento affidandosi anche ai marchi IGP, DOP e ai riconoscimenti Slow Food".

Ceccarini ha delineato un quadro sui punti di forza e debolezza del comparto: "Negli ultimi anni, si registra un decremento della coltivazione del pomodoro da consumo fresco, e crescono le produzioni sotto serra rispetto a quelle a pieno campo. I fattori di criticità sono: l’aumento dei costi di produzione; l'aumento della concorrenza estera; la flessione del consumo pro-capite".

"Fra i fattori positivi da segnalare: buon prezzo del prodotto italiano all'estero; aumento delle vendite di prodotto confezionato; aumento del biologico; strategie della GDO nazionale orientate al prodotto italiano; preferenza dei consumatori italiani verso il prodotto nazionale".


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