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Agricoltura e sanatoria del lavoro irregolare: un buco nell'acqua

Il Decreto Rilancio del Governo conteneva, tra i tanti, un importante provvedimento finalizzato alla regolarizzazione/emersione di lavoratori irregolari. Disposizione, quest'ultima, etichettata quale "opportunità per dare dignità a tutti i lavoratori" occupati principalmente nel settore agricolo.

"Con questa norma – spiega Andrea Fiumi (in foto), consulente del lavoro di Consulenzaagricola.it - i datori di lavoro potevano/possono dichiarare l'esistenza di un rapporto di lavoro irregolare con lavoratori italiani e stranieri, al fine di ottenere un nuovo contratto di lavoro in deroga alle regole "ordinarie". Nonostante i buoni propositi, la "sanatoria", voluta fortemente dal Ministro dell'Agricoltura, Teresa Bellanova, si è rivelata un fallimento totale".

Il Governo aveva stimato inizialmente un numero di richieste pari a 600.000, poi ridotto a 220.000, mentre, al termine per la presentazione delle domande di regolarizzazione, i numeri sono eloquenti: soltanto 148.594 richieste sono pervenute agli istituti competenti.

"Ad aggravare il dato sono i valori in percentuale. Risulta che l'87% delle richieste sono state presentate per l'emersione di rapporti di lavoro domestico, mentre solo il 13% riguardano lavoratori agricoli (meno di 20.000 in totale). Se, quindi, l'aspettativa era di "popolare le campagne" dopo il lockdown, a oggi possiamo dire che il risultato ottenuto è stato di gran lunga inferiore alle aspettative".

Le aziende agricole, come poi le imprese di tutti i settori, hanno bisogno di celerità nelle procedure, in quanto rispetto agli altri sono condizionate dai tempi dettati principalmente dalla natura e non possono permettersi di "aspettare".

Mattarelli prosegue dicendo che "I 500 euro che i datori di lavoro devono pagare per ogni lavoratore oggetto della richiesta non costituiscono la fine dell'iter burocratico per l'emersione, bensì ne rappresentano solo l'inizio. A seguire ci sono poi una serie di verifiche e analisi svolte dagli enti competenti, che comportano uno slittamento delle tempistiche e che ben poco hanno a che fare con le esigenze del comparto agricolo e alimentare".

Il problema, dunque, non sembra assolutamente risolto e va ad aggiungersi alle difficoltà che il settore agricolo si trova quotidianamente ad affrontare.

"I datori di lavoro agricolo non sono in agitazione soltanto per il problema delle regolarizzazioni dei lavoratori, ma anche per la campagna vendemmiale e di raccolta delle mele: c'è chi invoca la reintroduzione dei voucher, ma, anche questa volta, le aspettative sono state disattese", conclude Mattarelli.

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