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Pro Planta: in Italia il 50% degli astoni di drupacee non e' in regola

Varieta' brevettate: l'abusivismo causa 20 milioni di danni l'anno

“Occorre sgombrare il campo da un equivoco molto serio: il mercato libero con astoni di drupacee a 3 euro di cui parla l’operatore protagonista di un articolo (cfr. FreshPlaza del 8/07/2020) ha un nome preciso e cioè ‘abusivismo’: un reato che danneggia tutto il sistema ortofrutticolo nazionale”. Così si legge in una nota di Pro Planta, società che riunisce alcune importanti organizzazioni di produttori e aziende vivaistiche allo scopo di individuare e perseguire coltivazioni e/o commercializzazioni illegali di varietà ortofrutticole protette da privativa comunitaria.

“Si stima che, in Italia, le varietà di pomacee sottoposte a brevetto siano circa il 70% del totale – affermano da Pro Planta – Una percentuale che sale al 90% nel caso delle drupacee. In questi due settori, l’abusivismo, cioè la coltivazione illegale di varietà coperte da brevetto, causa danni per circa 20 milioni di euro l’anno. Il fenomeno è di difficile quantificazione e si manifesta in maniera disomogenea fra le regioni. Tuttavia, da una stima effettuata in tempi recenti, emerge che circa il 50% degli astoni di drupacee che vengono messi a dimora nel nostro Paese sia di origine abusiva, con un danno in termini di royalty non corrisposte per circa 18 milioni di euro l’anno. Inferiore, ma comunque degno di nota, il fenomeno nel campo delle pomacee, dove la percentuale stimata di piante coltivate illegalmente scende al 10%, per un’evasione superiore a 1,5 milioni di euro l’anno”.

Un fenomeno che non si manifesta ovunque con la stessa intensità: “Secondo le nostre stime – continuano i referenti di Pro Planta interpellati - circa l’85% dei fenomeni di abusivismo va ricondotto a operatori che, pur dichiarandosi vivaisti, sono in realtà privi dei requisiti professionali per definirsi tali. Il restante 15% si può ricondurre a casi di moltiplicazione aziendale, partendo da materiale vegetale non derivante da canali ufficiali, magari ottenuto dal vicino. A livello territoriale, il fenomeno è molto meno diffuso laddove il sistema garantisce attraverso l’Ocm un concreto sostegno all'investimento sostenuto dai produttori”.

Grave quindi parlare di "mercato libero" di fronte a un fenomeno così serio e dannoso per il sistema ortofrutticolo nazionale: "La diffusione di coltivazioni illegali danneggia tutta la filiera – commentano da Pro Planta – perché, oltre a essere un illecito penalmente perseguibile, impedisce qualsiasi sforzo di programmazione produttiva, a causa dell’immissione sul mercato di massicci quantitativi di prodotto fuori controllo. Un’ulteriore aggravante è costituita dalla diffusione incontrollata di malattie derivanti dalla messa a dimora di materiale vegetale esente da qualsiasi controllo sanitario: una prassi dagli effetti dirompenti, con gravissimi rischi sanitari che coinvolgono anche le coltivazioni confinanti, magari di diversi produttori. Basti pensare a quanto accaduto alla peschicoltura veronese, azzerata a causa dell’introduzione di materiale vegetale infetto da Sharka".

"Il problema si è poi riproposto negli albicoccheti del Sud Italia, che sono risultati colpiti da Sharka diffusa da vivaisti illegali che moltiplicavano, e moltiplicano tuttora, materiale infetto di origine abusiva. E' pertanto opportuno un maggior senso di responsabilità da parte di tutti i produttori, che devono impegnarsi nel porre a dimora solo materiale vivaistico sottoposto a regolari controlli sanitari, contribuendo cosi a salvaguardare le proprie coltivazioni e quelle dei propri vicini".

Ci si attenderebbe, inoltre, una maggiore collaborazione da parte dei servizi fitosanitari regionali che, nell'ambito dei controlli periodici presso il comparto vivaistico, potrebbero contribuire ad accertare la presenza di eventuali abusivismi. Occorre, poi, una legislazione adeguata che si fondi sull'adozione di pene commisurate al danno causato dall'abusivismo, contribuendo a inibire in modo definitivo tali comportamenti, cosi come già accade in molti altri Paesi. Va ricordato che, a causa della massiccia diffusione di coltivazioni illegali, molti costitutori ed editori stranieri tendono a escludere l’Italia dalla diffusione delle proprie varietà gestite in forma di club. Ciò contribuisce a sottoporre il sistema ortofrutticolo nazionale alla concorrenza di altri Paesi produttori che, al contrario, hanno l’accesso a tali varietà, essendo reputati più affidabili dai rispettivi costitutori.

"La diffusione di coltivazioni illegali limita inoltre l’attività di innovazione varietale, impedendo di riscuotere royalty destinate al finanziamento dei programmi di miglioramento genetico. In più, rappresenta un atto di concorrenza sleale nei confronti di quelle ditte vivaistiche e produttori (e sono la maggioranza), che versano regolarmente le previste royalty. Una miscela pericolosa e dannosa, che lede gravemente l’immagine del comparto produttivo nazionale a causa delle numerose coltivazioni condotte in totale spregio delle più elementari regole di mercato”.

“Pro-Planta nasce proprio per combattere questo fenomeno – continuano i referenti – attraverso azioni di vigilanza e tutela per assicurare che i prodotti ortofrutticoli vengano coltivati e commercializzati secondo criteri di integrità e trasparenza. Siamo convinti che un sistema ortofrutticolo evoluto debba rigorosamente fondarsi su strategie produttive e commerciali che privilegino il costante aggiornamento della tecnica, l’elevata qualità delle produzioni, la necessaria correttezza operativa, una leale concorrenza e una capillare pianificazione di tutte le fasi produttive".

Conclude la nota: "L’evasione delle royalty, la moltiplicazione di materiale vivaistico in assenza di idonee autorizzazioni e la commercializzazione di frutti derivanti da coltivazioni illegali rappresentano vecchi espedienti di bassa lega, il cui perpetuarsi non può che contribuire a mantenere il sistema ortofrutticolo nazionale in una fase di stallo, impedendo la necessaria evoluzione verso strategie produttive in linea con le moderne esigenze di globalizzazione del mercato”.

Maggiori informazioni
Email: proplantacb@gmail.com


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