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Oltre a Modena e Ferrara, ora anche in Romagna

Preoccupazioni in aumento per l'Alternaria del pero

Da Modena a Ferrara e ora anche in Romagna: l'Alternaria continua a preoccupare e a causare danni nella coltura del pero. Abate Fetel e Conference sono le varietà più colpite. Nel ferrarese i primi focolai sono comparsi nel 2018, ma erano pochi e non vi si è data molta importanza. 

Alessandro Passerini, tecnico di Ferrara afferma: "Le aziende che seguo sono abbastanza a posto, perché faccio effettuare trattamenti a turni stretti. Qualcosa si vede, ma senza troppi problemi. Però, nel territorio, so di aziende con problemi. Lo scorso anno, nella nostra provincia è stato un dramma, con grosse perdite, fino al 50% di danno in certi appezzamenti. Con la rottura del cotico e l'uso del Trichoderma si hanno effetti positivi. Fra 15 giorni, poi, vedremo l'effetto delle attuali piogge". 

La malattia si è spostata più a sud, in provincia di Forlì-Cesena. "Ho notato la comparsa dell'Alternaria - conferma il tecnico Gianni Gasperoni - in alcuni pereti che seguo. La nostra preoccupazione è che il problema, da sporadico e poco preoccupante, nei prossimi anni possa esplodere. Dobbiamo mantenere tutto monitorato e utilizzare ogni possibile sistema di lotta".  

A fine anni '70, alcuni avevano eliminato le piante di pere Abate proprio a causa dell'Alternaria, ma poi il problema si era risolto con determinati principi attivi. Poi, negli anni, le limitazioni dei ditiocarbammati hanno fatto ricomparire la malattia. I vecchi prodotti non davano resistenza, mentre quelli odierni, sistemici, possono creare resistenza.

Negli ultimi anni, la maculatura bruna è stata una piaga che ha colpito duramente gli impianti di pero italiani, specie al centro nord. La maculatura bruna è considerata una delle più pericolose avversità del pero europeo, in grado di causare danni economici rilevanti sulle cultivar maggiormente diffuse.

L'agente patogeno è lo Stemphylium vesicarium, forma agamica dell'ascomicete Pleospora allii. Il microrganismo vive prevalentemente nella sua forma agamica di S. vesicarium, accrescendosi e moltiplicandosi anche saprofiticamente su residui vegetali e altro materiale organico.


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