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Parla Alessandra Campisi, neo presidente del Consorzio di Tutela del Limone di Siracusa IGP

Nessuna speculazione in atto sui prezzi dei limoni: fisiologica conseguenza della situazione

Sale la tensione sui rincari dei prezzi del limone, che registrano un'impennata tale da raddoppiarne quasi il valore commerciale. A porre l'accento sulla questione è Coldiretti, che analizza il mercato internazionale in un momento di grande crisi globale.

Aumenti delle richieste del 30% in Sicilia. In Campania, per i limoni IGP di Amalfi salgono le richieste, ma c'è il 50% di produzione in meno e il prezzo sulla pianta è quasi raddoppiato: oscilla fra 1,20 e 1,50 euro al chilo contro circa 0,60 dello stesso periodo dello scorso anno, mentre in Calabria nell'alto Jonio a partire dalla piana di Sibari è caccia ai limoni, con un aumento delle quotazioni fra il 10 e il 15%

"Con lo scoppio dell'emergenza Coronavirus – si legge nella nota - è boom di richieste di limoni in Europa e nel resto del mondo, il che - combinato con la produzione insufficiente - ha fatto quasi raddoppiare i prezzi. E' quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti, dal quale si evidenzia che a spingere le quotazioni è l'incremento della domanda mondiale".

La situazione non riguarderebbe solo l'Italia ma un po' tutti i Paesi produttori del bacino del Mediterraneo
"In Turchia, le esportazioni di limoni – sottolinea Coldiretti - sono sottoposte addirittura a controllo preventivo al pari di mascherine, ventilatori polmonari e altro materiale sanitario. Nel paese, infatti, l'agrume è impiegato in modo massiccio nella produzione di disinfettanti a base alcolica nelle abitazioni private e nei locali pubblici, con una conseguente impennata dei prezzi. Anche in Spagna, che è il primo produttore di limoni dell'Unione Europa, la domanda è aumentata enormemente mentre la produzione è risultata limitata per motivi climatici. Anche qui, i prezzi sono schizzati alle stelle".

L'Italia è il secondo produttore europeo dopo la Spagna, con una superficie coltivata di poco più di 25.000 ettari, dalla quale si sono ottenute circa 380mila tonnellate nel 2019, in calo del 14%. La regione maggiormente interessata dalla coltura è la Sicilia, con più dell'87% del raccolto nazionale; a seguire, Campania e Basilicata. Una produzione che non è sufficiente a soddisfare i consumi nazionali con 120mila ton di importazioni e 48mila ton di esportazioni nel 2019.

Alessandra Campisi

Per comprendere meglio la situazione, abbiamo contattato la neo presidente del Consorzio di Tutela del Limone di Siracusa IGP, Alessandra Campisi, che fornisce la sua interpretazione sulle dinamiche che caratterizzano il comparto limonicolo in questo preciso momento.

"Il prezzo dei limoni è certamente alto, in questo periodo – ha detto Campisi – ma ciò è dovuto non a speculazioni contingenti, come da molte parti erroneamente indicato, ma perché quest'anno si è registrata una produzione inferiore del 40-50% rispetto agli altri anni, dovuta in parte al malsecco, che sta colpendo i limoneti".

"Sono tanti gli impianti estirpati e piantati ex novo e ci vorranno 4 o 5 anni perché entrino in piena produzione. Tutto ciò va a sommarsi con gli eventi atmosferici degli anni 2018 e 2019, che hanno condizionato negativamente la fioritura della campagna in corso e aumentato lo scarto, riducendo ancor di più la produzione vendibile come fresco".

"Anche il costo dei trasporti è aumentato, in quanto mancano i viaggi dei camion che, dal nord, rientrano al sud vuoti a causa della chiusura delle fabbriche. Mentre la produzione nazionale è in flessione, in Spagna - che è il nostro maggior concorrente - non hanno limoni Verna perché questa cultivar è produttiva solo ad anni alterni".

"Quindi non c'è alcuna speculazione – ribadisce la presidente, che frattanto si toglie qualche sassolino – ma semplicemente un minore disponibilità di prodotto e, anzi, le maggiori aziende stanno cercando di mantenere un prezzo contenuto, per evitare di gravare sui consumatori in un momento cosi difficile. Colgo l'occasione per ribadire che, come comparto, avevamo più volte chiesto alla Regione Siciliana delle misure a sostegno delle imprese per i reimpianti, al fine di indirizzare i fondi europei già stanziati e non ancora spesi. Tuttavia, nonostante i numerosi tavoli tecnici, non si è arrivati a nulla".


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