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Testimonianze da diverse regioni

Gelate al nord Italia: situazione gravissima

Comincia la conta dei danni della gelata di ieri mattina, di cui avevamo dato notizia quasi in diretta (cfr. Freshplaza del 24/03/2020). E i danni sono gravissimi. Le temperature minime raggiunte hanno sfiorato, in certe vallate della provincia di Bologna, Ravenna, e nelle pianure centrali dell'Emilia, i 6 °C sottozero.

Emilia-Romagna
Davide Vernocchi, presidente di Apo Conerpo, fa il quadro in Romagna. "Per le drupacee, il danno è imponente: è compromessa quasi la totalità della produzione di albicocche e molto ingenti sono i danni su pesche, nettarine e susine, così come sulle delicate coltivazioni di kiwi giallo. Resta da valutare l'impatto sulle pomacee, in particolare per quanto riguarda le pere, la cui fase fenologica è più indietro rispetto alle drupacee".

"Non c'è rimasto più nulla - dice Massimo Franchini, produttore di pesche e albicocche di Casal Fiumanese in provincia di Bologna - il gelo ha portato via tutto. Non so per quante ore ci sia stata la gelata, ma di certo per tanto perché non si è salvato neppure un frutto. Credo che per noi agricoltori sarà ben difficile quest'anno onorare tutti i pagamenti dato che non avremo reddito".

Il tecnico Alessandro Passerini opera in una porzione del territorio ferrarese: "Danni gravissimi per le albicocche, già ci si rende conto che la gelata ha provocato una perdita in taluni casi totale. Per le pesche occorrerà verificare fra qualche giorno". 

Friuli
"Abbiamo attivato l'impianto antibrina per tutta la notte: solo in questo modo abbiamo salvato la produzione". Così spiega Fabiola Fongione dell'azienda Tavano-Fongione situata a Lestizza in provincia di Udine. "Abbiamo protetto peschi e meli, mentre i ciliegi si trovano ancora in una fase fenologica più arretrata. La temperatura è scesa fino a 4 °C sottozero e, senza l'antibrina, avremmo perso tutto".

Risultato dell'irrigazione antibrina presso l'azienda Tavano-Fongione 

Veneto
Temperature sottozero anche in provincia di Verona. Massimo Ceradini dice che "abbiamo acceso gli impianti antibrina tutta la notte, al fine di salvare i kiwi. Nei prossimi giorni vedremo se ha funzionato e se abbiamo risparmiato danni". Oltre ai kiwi, l'attenzione maggiore è rivolta a pesche e mele.

Alessandro Morini, che conduce 40 ettari di meleto in zona Zevio, spiega: "Sono stati toccati, e in certe zone anche superati, i 4 °C sottozero. Nella Pink Lady ho notato del danno, nonostante il melo non sia così avanti come le drupacee, però Pink Lady è più precoce di altre mele e il freddo ha causato un leggero diradamento. Speriamo sia solo questo il problema e che si risolva con poco".

Trentino Alto Adige
Temperature ben sotto allo zero anche in Val di Non e Val di Sole, tanto che alcuni produttori hanno attivato gli impianti antibrina. "Nella mia zona, però, nessuno li ha attivati - spiega Fabrizio Zadra - a Sanzeno in Val di Non, a 700 metri sul livello del mare, in quanto i meleti sono ancora in una fase fenologica precoce. Danni non ce ne sono stati. Capisco che in altre posizioni, magari con diversa esposizione, abbiamo dovuto tutelarsi e attivare l'antibrina per sicurezza".

Piemonte
Pochi i problemi registrati la notte scorsa nella zona frutticola di Saluzzo (Cuneo), dato che la temperatura è rimasta a cavallo dello zero senza scendere mai a livelli preoccupanti.


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