Il de-stoccaggio del kiwi, fino a oggi, è proseguito senza intoppi, anche se ora le vendite procedono al rallentatore. A metà febbraio si era arrivati al 50%, ora si presume di essere giunti al 55% circa. L'auspicio è che si prosegua senza problemi all'estero.

Lo afferma Maurizio Filippi di Commercio Frutta, il quale prosegue: "Negli ultimi giorni si è assistito a un rallentamento delle vendite, per una serie di concause. C'è ancora del prodotto greco, proposto a un prezzo inferiore rispetto a quello italiano, anche perché loro hanno costi di produzione nettamente inferiori. Poi c'è questo stato di confusione (dovuto all'epidemia di Coronavirus) che non aiuta. Una confusione che è non solo a livello italiano, ma anche all'estero. E sappiamo quanto sia importante l'export per noi".
Le stime parlano di 100mila tonnellate di kiwi in stoccaggio. "Tale quantità, ai primi di marzo, non è per nulla preoccupante, in un'annata normale. Ma quest'anno ci sono tante incognite e quindi rimaniamo con il fiato sospeso. In altre annate di piena produzione, ai primi di marzo si avevano scorte ben più superiori".
Marcello Filippi
Allo stesso modo, le vendite in Italia non sono molto dinamiche, anche per la mancanza di promozioni che, nel bene o nel male, danno sempre una scossa a un articolo.
"La qualità è ottima - conclude - e non vi sono problemi di conservabilità. Abbiamo terminato, o quasi, la vendita dei kiwi del nord d'Italia, mentre quelli del centro sud, con elevata sostanza secca, sono l'ideale per la vendita d'ora in avanti".
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