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Gruppo di contatto fragola: analisi su superfici coltivate e strategie nei principali paesi produttori europei

Quest'anno, il gruppo di contatto fragola Francia-Italia-Spagna, composto dai rappresentanti delle associazioni di produttori ed esportatori di questi paesi e i responsabili delle rispettive amministrazioni si è tenuto il 19 febbraio 2020 ad Agen, in Francia. Durante l'incontro è stata effettuata una valutazione della scorsa campagna, per poi fare previsioni per quella attuale, a partire dalla stima delle superfici coltivate.

Per l'attuale campagna, si stima che la superficie di fragole a Huelva passerà dai 6.095 ettari della scorsa stagione ai 6.217 ettari di quest'anno, con un aumento del 2%. In Italia, invece, la superficie coltivata nel 2020 sarà di 3.646 ettari, circa il 4% in meno rispetto alla scorsa stagione; mentre in Francia rimarrà invariata rispetto al 2019, con 3.300 ettari. Tuttavia, è stato spiegato che le rese potranno variare in modo significativo tra i tre principali paesi dell'Ue.

Da un'analisi del CSO emerge che le regioni italiane maggiormente interessate dalla riduzione di superfici investite a fragole sono il Veneto, l'Emilia Romagna, la Basilicata, con circa un 13% in meno rispetto allo scorso anno e la Calabria, per una perdita complessiva quantificabile in oltre 100 ettari. L'unica regione in cui si vede un incremento è la Sicilia. Anche la Campania perde circa il 2% in termini di superficie, ma per quest'anno si aggiudica il primato produttivo italiano.

Quali le ragioni per questa contrazione di superficie? A spiegarlo è Pietro Paolo Ciardiello, direttore della Coop Sole di Parete (Ce) : "Purtroppo in agricoltura c'è poco ricambio generazionale e, pure se avviene, non interessa la fragolicoltura; molti giovani infatti preferiscono altre colture, magari anche più di tendenza. Un altro fattore che incide negativamente sul comparto è la carenza di manodopera (una problematica generale, che coinvolge la fragolicoltura europea) che preoccupa gli agricoltori e li frena a compiere investimenti in questo settore".

Le tre delegazioni hanno convenuto sull'interesse di approfondire le questioni fitosanitarie: infatti è stata sollevata la necessità di esigere gli stessi standard fitosanitari cui i prodotti comunitari sono soggetti anche per quelli in arrivo dalle nazioni extra-Ue, nonché di esigere un'applicazione rigorosa delle norme di etichettatura, soprattutto per quanto riguarda l'origine del prodotto.

Altra tematica affrontata è stata come migliorare gli standard produttivi, convenendo tutti circa l'opportunità di impiegare tecniche agronomiche e produttive similari, in modo da riallineare le produzioni europee. Tutto questo si accompagna all'espressa volontà di includere nel comitato misto anche il Portogallo, che non ha potuto prendere parte al meeting.

"Devo dire che è stato un incontro proficuo, dove è stato possibile confrontarsi con altre realtà europee - conclude Ciardiello - Noi italiani abbiamo un eccellente prodotto di qualità e siamo fortunati perché produciamo fragole 365 giorni l'anno. Bisogna puntare su linee premium e differenziare l'offerta; ad esempio con il biologico possiamo puntare sull'export guadagnando un'importante fetta di mercato. Dalla Spagna dovremmo acquisire l'efficiente organizzazione, mentre i francesi sono un modello da emulare per valorizzare maggiormente la fragola italiana. Solo mettendo tutto a sistema potremo raggiungere risultati sempre più importanti, quindi facciamo più aggregazione, miglioriamo l'efficienza logistica e reperiamo sempre più manodopera".


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