Le esportazioni e le importazioni cinesi subiscono l'impatto del coronavirus

L'impatto del coronavirus sulle vendite di frutta e verdura in Cina è evidente. Poiché non esiste ancora una cura, la maggior parte delle persone segue l’indicazione diramata dal governo di rimanere in casa.

Da ieri, per molte aziende, le vacanze prolungate sono finite e molte persone sono tornate al lavoro. Tuttavia, la maggior parte dei dipendenti sta lavorando da casa, perché è più sicuro. Inoltre, in alcune aree le vacanze sono state ulteriormente prolungate per impedire che tutti i dipendenti tornassero contemporaneamente e intasassero il sistema di trasporto.

I consumatori cinesi
Ci sono ancora scorte di frutta e verdura fresca nei supermercati. Mentre la maggior parte delle aziende è rimasta chiusa nelle ultime due settimane, il governo ha fatto un’eccezione per i fornitori di prodotti ortofrutticoli, in modo che possano rifornire i supermercati. In questo modo, si è garantita ai consumatori cinesi la possibilità di acquistare prodotti freschi.

La maggior parte dei consumatori cinesi ha la necessità di acquistare beni di prima necessità, prodotti sani e che possano essere conservati più a lungo, e quindi acquista verdura e non frutta, proprio per la maggiore durata di conservazione. Diverse aziende più grandi fanno anche delle donazioni di frutta e verdura in diverse aree, per assicurarsi che tutti possano ancora mangiare prodotti freschi.

Inoltre, molti consumatori hanno effettuato più ordini online, per i loro generi alimentari essenziali. Poiché i pasti, per lo più caldi, vengono ordinati online, ora la maggior parte dei consumatori consuma riso e verdure fresche. Le piattaforme di food delivery stanno lavorando duramente per evadere tutti gli ordini in tempo. La JD.com ha inoltre adottato misure aggiuntive per garantire che il personale lavori in sicurezza e possa comunque consegnare merci ai consumatori. Poiché alcune strade a volte sono bloccate, può essere difficile raggiungere determinate zone.

Esportazioni verso la Cina
Poiché la Cina ha milioni di residenti, si fa affidamento sulle importazioni per una parte dell’approvvigionamento di frutta fresca. Ma alcuni confini sono stati chiusi o hanno controlli o restrizioni più severi, che rallentano notevolmente l'importazione. La maggior parte dei Paesi asiatici che intrattengono stretti rapporti commerciali con la Cina hanno constatato direttamente l'impatto del virus. Ad esempio, il Myanmar è un grande esportatore di angurie in Cina, ma i loro camion sono bloccati al confine. In Myanmar, le autorità stanno compiendo ulteriori passi, aiutando gli agricoltori a trovare nuovi mercati e a conservare meglio le angurie, così da avere più tempo per le vendite.

Anche il Vietnam sta affrontando un periodo difficile, poiché i loro frutti vengono bloccati al confine. Normalmente, in questo periodo il Vietnam esporta in Cina il durian e il frutto del drago (pitaya). Il dragonfruit è ora in piena produzione e poiché i commercianti non possono esportare in Cina, stanno cercando di trovare altri mercati, ma riusciranno a venderlo per lo più sui mercati locali e a prezzi molto bassi, a causa dell’abbondante fornitura.

Anche la Malesia, che dallo scorso anno può esportare in Cina durian interi surgelati, sta ricevendo meno ordini. Anche se non hanno una grande fornitura di durian, il loro mercato principale rimane la Cina. Ora hanno bisogno di vendere di più sul mercato interno, e questo ha fatto abbassare i prezzi.

Anche l'Australia ha ricevuto meno ordini nelle ultime due settimane. Un'eccezione è la Nuova Zelanda che sta ricevendo una buona domanda online di mele biologiche, e quindi registra buoni risultati nelle esportazioni verso la Cina (cfr. precedente news).

Il Cile, che in questo periodo effettua molte spedizioni di frutta, sta cercando di reindirizzarle verso altri Paesi dell'Asia, per evitare ingenti perdite. Inoltre, è difficile prevedere se la Cina potrà ancora rispettare il recente accordo commerciale stipulato con gli Stati Uniti il 15 gennaio, poiché gli ordini per i prodotti importati hanno subito un forte rallentamento.

Importazione dalla Cina
Poiché la Cina ha un numero minore di lavoratori che evadono gli ordini d’esportazione e ricevono maggiori restrizioni dai Paesi stranieri, anche le esportazioni dei prodotti ortofrutticoli cinesi ne risentono. Il secondo rivenditore di prodotti alimentari in Russia, Magnit, ha dichiarato il 3 febbraio di sospendere le importazioni di frutta e verdura dalla Cina. Si concentreranno su altri Paesi, come la Turchia e il Marocco, per sostituire le importazioni dalla Cina.

L'Indonesia, un grande importatore di prodotti ortofrutticoli cinesi, ha annunciato che interromperà temporaneamente le sue importazioni dalla Cina per impedire la diffusione del virus. Anche se questo significa provocare un forte rialzo dei prezzi per alcune merci importate, come l'aglio.

La Cina è il secondo maggiore esportatore dell'Afghanistan, anche se molte spedizioni sono in ritardo, il che ha anche un impatto sul mercato locale afgano. In Bangladesh, i venditori di mele e uvetta cinesi devono affrontare lo stesso problema. Una fornitura minore dalla Cina fa aumentare i prezzi sulla maggior parte dei mercati.

La logistica
In Cina sono appena stati riaperti i grandi mercati all'ingrosso. I mercati cinesi stanno riavviando le loro attività, ma hanno bisogno di recuperare il ritardo. Inoltre, le merci che stanno ancora arrivando, incontrano delle difficoltà.

Maersk ha annunciato il 7 febbraio: "Vorremmo informarvi circa la carenza di prese per container refrigerati, nei terminal di Xingang e Shanghai. A causa del prolungamento delle festività del capodanno cinese e della situazione del coronavirus, i depositi hanno raggiunto livelli critici e siamo costretti a deviare i carichi, in quanto non sono disponibili prese in questi terminal. Raccomandiamo ai clienti, quando possibile, di spedire ad altre destinazioni cinesi o altri mercati, al fine di evitare i porti congestionati".

Non è ancora possibile prevedere la portata delle conseguenze di questi rallentamenti negli ordini e nelle spedizioni, ma già nelle prossime settimane la situazione sarà più chiara.


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