Avvisi





Ricerca di personale

Top 5 -ieri

Top 5 -ultima settimana

Top 5 -ultimo mese

Intervista a Davide Spadaro del Disafa-Universita’ di Torino

Audizione in Senato sul fenomeno della moria del kiwi

L'Ufficio di Presidenza della Commissione Agricoltura, in relazione al fenomeno della cosiddetta "moria del kiwi", martedì 14 gennaio 2020 ha svolto l'audizione di Valter Boero e Davide Spadaro, professori dell'Università di Torino. Lo scorso 19 novembre 2019, erano stati invece ascoltati Giacomo Ballari, Presidente di Fondazione Agrion, e Chiara Morone della Regione Piemonte.

E' urgente affrontare la questione, dato che il persistere del fenomeno della moria sta costringendo molte aziende, soprattutto nelle regioni Piemonte e Veneto, a eradicare le piante malate, rischiando quindi, nel medio-lungo periodo, di compromettere significativamente la produzione di actinidia.

Chiediamo a Davide Spadaro, docente dell’Università di Torino di raccontarci la sua esperienza sulla moria del kiwi.

I sintomi
I sintomi di deperimento da moria compaiono in estate, da giugno fino a ottobre. Sulle giovani foglie compaiono disseccamenti. Si ha una significativa riduzione dell’attività vegetativa a inizio autunno. La crescita dei frutti si arresta in concomitanza della perdita precoce delle foglie. Segue il collasso degli alberi. Le radici appaiono imbrunite, a volte bluastre, caratterizzati da marcescenza diffusa.

L'impatto economico in Italia
L'Italia è secondo produttore mondiale di kiwi, dopo la Cina, con una media di quasi 450.000 tonnellate. I primi grossi danni alla produzione di kiwi sono stati causati dalla batteriosi (agente Pseudomonas syringae pv actinidiae). Poi, è comparsa la moria, nel 2012 nel veronese, nel 2015 in Piemonte e in Friuli, e nel 2017 in Lazio. Finora sono andati persi, proprio a causa della moria, 3.000 ettari di actinidieti in Italia, su un totale di circa 25.000. Il Veneto e il Piemonte sono le due regioni che hanno subito le maggiori perdite, ma danni ingenti sono segnalati anche in Friuli e Lazio.

Le cause
Si tratta di una malattia multifattoriale. Sul suo sviluppo influiscono il suolo, l’irrigazione, il clima, la pianta e alcuni microrganismi patogeni. Terreni pesanti, argillosi e limosi manifestano con maggiore frequenza la malattia. La sindrome è diffusa soprattutto in zone caratterizzate da ristagno idrico, dove le radici secondarie possono subire processi di senescenza e l’apparato radicale può progressivamente collassare. Il periodo tipico per la comparsa dei sintomi coincide con l’estate e con le temperature più elevate. Inoltre, le radici dell’actinidia sono particolarmente sensibili all'asfissia radicale, e alcuni microrganismi risultano essere associati alla malattia.

Le indagini
Finora sono stati finanziati due progetti, uno dalla Regione Veneto e l'altro dalla Regione Piemonte. In entrambi i casi, è stata valutata l’efficacia di misure di contenimento del fenomeno della moria. In particolare, sono stati sottoposti a sperimentazione la baulatura, l’impiego di compost e di portainnesti. In Piemonte, sono stati valutati anche l’impiego di zeoliti, consorzi microbici e di tensiometri per la gestione idrica. Fino al 2018, sembrava che baulatura del terreno e l'impiego di compost potessero costituire una soluzione utile a evitare la comparsa di moria, ma, nell'estate del 2019, pur adottando queste pratiche agronomiche, sono comparsi sintomi della fitopatia. Al momento, non sono finanziate altre sperimentazioni, per cui molti dei riscontri emergono dalle osservazioni e dalle esperienze di reimpianto riportate dai frutticoltori.

L'Università di Torino nella ricerca contro la moria
Davide Spadaro: "Presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari, sono state condotte alcune sperimentazioni su aspetti fitopatologici e di chimica del suolo, legati alla moria del kiwi. Io e il Prof. Valter Boero siamo stati chiamati per raccontare i risultati delle ricerche, che finora sono state condotte su base volontaria, distogliendo risorse da altri fondi".

Studi fitopatologici
"Grazie a una solida collaborazione con la Fondazione Agrion, a partire dal 2016 abbiamo ricevuto campioni di radici colpite da moria. A parte alcune difficoltà iniziali, abbiamo costantemente isolato alcuni oomiceti dagli apparati radicali di piante colpite. In seguito a identificazione con metodi microbiologici e molecolari, abbiamo determinato una costante associazione tra marciumi radicali e presenza di Phytopythium vexans. Nell'estate del 2019, abbiamo svolto alcune prove di inoculazione di ceppi su piante di actinidia Hayward. Per le prove di patogenicità abbiamo condiviso il protocollo sperimentale con l’Università di Udine e siamo riusciti a riprodurre i sintomi della moria, con il deperimento delle piante e la comparsa di marciumi radicali".

A che punto è la ricerca
I risultati ottenuti costituiscono un piccolo tassello che fornisce informazioni per decifrare il puzzle del fenomeno della moria. Naturalmente, si tratta solo dei primi risultati. Molte questioni risultano irrisolte. Occorre pertanto impostare una sperimentazione su scala più ampia per verificare il ruolo della sommersione, della presenza dei microrganismi patogeni e delle condizioni climatiche sullo sviluppo della malattia.

Possibili azioni di contrasto
Prima di tutto, è necessaria una cabina di regia nazionale e un progetto di ricerca ad ampio raggio che possa verificare tutti i fattori coinvolti, coinvolgendo le migliori competenze disponibili a livello nazionale. Non ci si può basare solo su buona volontà e passione dei ricercatori e dei tecnici. Occorre dare fiducia alla ricerca e impegnarvi risorse economiche. "Non ci possiamo permettere solo di formulare ipotesi. Dobbiamo dare risposte concrete agli agricoltori e al mondo produttivo, vagliate dalla ricerca e dalla sperimentazione, utili a indirizzare le scelte delle aziende agrarie italiane, e a impostare le pratiche agronomiche e la difesa colturale".


Data di pubblicazione:
Author:
©



Ricevi gratuitamente la newsletter giornaliera nella tua email | Clicca qui


Altre notizie relative a questo settore:


© FreshPlaza.it 2020

Iscriviti alla nostra newsletter giornaliera e tieniti aggiornato sulle ultime notizie!

Iscriviti Sono già iscritto