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I risultati di un progetto triennale voluto da Conserve Italia

Ridurre i costi mantenendo inalterate le rese

Produrre ortofrutta consumando meno acqua, fertilizzanti e fitofarmaci. Era questo l'obbiettivo, declinato in tre direzioni, del progetto "Agricoltura di precisione sulle colture orticole industriali per migliorare la gestione delle risorse idriche, dei fertilizzanti e dei pesticidi" di Conserve Italia, durato tre anni, e conclusosi a fine 2019. Fra i risultati positivi ottenuti, sono state messe a punto tecniche per ridurre del 7% il consumo di acqua per l'irrigazione delle orticole, a parità di rese.

Il progetto triennale, co-finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, ha coinvolto tre aziende agricole associate a Conserve Italia presenti nelle province di Ferrara e Piacenza. "Grazie alle sperimentazioni svolte – ha affermato il direttore generale di Conserve Italia, Pier Paolo Rosetti – abbiamo verificato l'importanza di nuovi strumenti. I sistemi di allerta per i trattamenti fungicidi e la app per smartphone che informa nel dettaglio sullo stato nutrizionale delle piante, permettendo così di definire le dosi ottimali di concime, sono i primi dispositivi sperimentati che vogliamo mettere a disposizione dei nostri agricoltori per gestire i 12.000 ettari di orticole di Conserve Italia".

"Ridurre l'impatto dell'agricoltura sull'ambiente è un impegno che portiamo avanti da anni, promuovendo coltivazioni sempre più sostenibili a partire da un minore consumo idrico e da una razionalizzazione del ricorso ai fitofarmaci", ha spiegato il presidente di Conserve Italia, Maurizio Gardini.

E' stata sviluppata un'applicazione per quantificare lo stato nutrizionale delle colture, permettendo al coltivatore di utilizzare il proprio smartphone per capire se la coltura di interesse si trovi in condizioni di marcato stress, leggero stress, leggero consumo di flusso o marcato consumo di flusso.

Queste informazioni hanno consentito all'agricoltore di dosare correttamente il quantitativo di azoto da distribuire, evitando sia perdite produttive dovute a insufficiente disponibilità di nutrienti che problemi dovuti a eventuale sovradosaggio (per via dell'aumentata suscettibilità ad allettamento o ad infezioni da parte di patogeni fungini). Si è al contempo limitato al minimo il rischio di sovradosaggi - frequenti nel caso di concimazioni azotate di copertura – che porta a perdite di azoto nell'ambiente.

I risultati di queste attività, svolte nell'ambito del Programma di Sviluppo Rurale della Regione Emilia-Romagna in collaborazione con l'Università degli Studi di Milano, l'Università di Genova e il C.I.C.A. di Bologna, sono stati presentati la scorsa settimana nel corso di un convegno tenutosi nella sede aziendale di San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna.


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