Agrievolution

I temi della genetica e della digitalizzazione in agricoltura

Interessante tappa organizzata da Bayer a Catania nei giorni scorsi (vedi articolo correlato) nell'ambito del roadshow "Agrievolution", che prende il nome dai temi dell'agricoltura di oggi e di domani.

Marc Aupetitgendre

Dopo il saluto di Marc Aupetitgendre, amministratore delegato di Bayer Crop Science Italia, il quale ha sottolineato l'impegno della multinazionale verso la sostenibilità economica, ambientale e sociale in agricoltura, si è passati alle relazioni programmate. Prima tra queste l'intervento di Antonio Pascale, scrittore, giornalista e ispettore del Ministero per le Politiche Agricole. L'esperto ha raccontato la storia dell'agricoltura, sin dagli albori, per spiegarne l'evoluzione e come questa sia strettamente correlata all'innovazione.

Antonio Pascale

A seguire l'intervento di Chiara Tonelli, presidente del comitato scientifico Fondazione Umberto Veronesi e professoressa di genetica all'Università degli Studi di Milano, che si è focalizzata tra l'altro sul genome editing.

Chiara Tonelli

"Oggi disponiamo di varie tecniche di miglioramento genetico – ha detto Tonelli - Per anni abbiamo fatto il miglioramento per breeding, cioè basato su incroci, poi sono arrivati gli OGM, nei quali si prendeva un gene di interesse e lo si inseriva direttamente nella pianta. Adesso invece abbiamo queste nuove tecniche che si chiamano New Breeding Technologies, con le quali si effettua una mutagenesi mirata. Ad esempio, se vogliamo determinare una pianta resistente a un patogeno, dobbiamo prima studiare quali sono i geni che intervengono sulla resistenza, dopodiché possiamo modificarli intervenendo in maniera chirurgica solo su quella parte del DNA che ci interessa".

"Si tratta di un risultato finale determinato come in un processo naturale - ha proseguito l'esperta - solo che la frequenza della mutazione spontanea è pari a 1 su 100.000, quindi difficile da determinarsi in natura, mentre qui la riproduciamo in maniera mirata. Possiamo determinare piante che sono più efficienti nell'utilizzo dell'acqua, piante più resistenti alle malattie, possiamo migliorarne la qualità nutrizionale, oppure crearne in grado di accumulare più antiossidanti e così via. Al momento, l'UE ha espresso parere contrario rispetto all'applicazione di questa tecnologia, ma in molti Paesi europei gli scienziati si stanno mobilitando per far rivedere questa decisione".

Roberto Confalonieri

Altrettanto interessante la relazione di Roberto Confalonieri, docente di agronomia e sistemi colturali presso l'Università di Milano e fondatore e responsabile di Cassandra Lab.

"Di fatto, le tecnologie digitali sono una soluzione valida nella cosiddetta agricoltura di precisione - ha detto il docente - ma hanno un costo molto elevato. Per ridurlo, stiamo cercando di far interagire software già esistenti come quelli all'interno di un moderno smartphone con i dati disponibili e liberamente fruibili, i cosiddetti big data, che sono in rete. Un esempio è il sistema meteorologico satellitare, che restituisce una moltitudine di dati, utilizzabili dal punto di vista agronomico. Dall'altra parte, gli smartphone degli agricoltori immetteranno dati nella rete, che saranno necessari alla rielaborazione degli stessi al fine di ricavarne informazioni utili in campo".

"Un esempio classico - ha spiegato Confalonieri - è quello di stimare la densità della chioma in un vigneto. In base a quanto la chioma è densa, fattore misurabile col telefonino, è possibile definire le dosi di principio attivo, per esempio di un fungicida, e la percentuale di diluizione da inserire nell'atomizzatore, in modo da ottimizzare l'efficienza dell'agrofarmaco e abbattere gli sprechi, contemporaneamente evitando inutili dispersioni nell'ambiente".


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