Indetto uno sciopero generale per il 19 novembre

I coltivatori di Almeria protestano per i prezzi bassi e la loro debole posizione

A causa dei prezzi bassi ottenuti sul mercato, i coltivatori spagnoli di ortaggi in serra non raccoglieranno più peperoni e melanzane, almeno fino a quando i prezzi non supereranno i costi di produzione. "A oltranza", dicono.

Un grande sciopero è stato annunciato per il 19 novembre. Secondo le associazioni e i produttori agricoli, i problemi strutturali che fanno scendere i prezzi al di sotto dei costi di produzione sono causati dalle amministrazioni, dalla concorrenza sleale, dallo strapotere delle grandi catene di supermercati e dalla mancanza di strumenti di gestione della crisi.

Prezzi disastrosi
La vendita di ortaggi di serra spagnoli non sta procedendo bene, in questa stagione. I prezzi sono molto bassi, soprattutto per melanzane e peperoni. Anche i cetrioli e le zucchine sono in difficoltà - solo i pomodori e le verdure a foglia vanno abbastanza bene.

Parlando con diversi interlocutori dell'Unione dei produttori indipendenti, la conclusione è la stessa: "Vengono colpiti tutti. Ora, ciò che conta è rimanere uniti perché, quando ci sono molte diverse associazioni, il rischio è la mancanza di struttura organizzativa e uno scarso coordinamento. E' invece fondamentale unire le forze per affrontare dei problemi strutturali che certamente non sono di breve momento", afferma Andrés Góngora Belmonte (in foto), segretario generale del sindacato agricolo COAG.

Belmonte aggiunge che il problema è molto più radicato di una semplice cattiva campagna con prezzi disastrosi. "I differenziali di prezzo più eclatanti sono quelli di melanzane e peperoni, ma anche la stagione della zucca è stata davvero pessima, e i prezzi dei cetrioli hanno registrato forti cali. La riduzione della superficie coltivata a pomodoro non ha avuto ripercussioni sul prezzo del raccolto, anche se i prezzi solitamente risultano migliori all'inizio della campagna".

"Le politiche dell'UE distruggono il comparto agricolo"
Secondo Andrés Góngora, l'Unione europea disciplina e garantisce la sicurezza alimentare interna e poi distrugge i suoi settori produttivi attraverso accordi con Paesi terzi. "L'UE, invece di agire come mercato, ci sta trascinando in una situazione di impossibilità di difenderci. L'ingresso di prodotti provenienti da Paesi terzi è decisivo, e in Europa il libero scambio avviene senza controllo. Persino gli accordi siglati non vengono rispettati".

Secondo Andres, un esempio è l'accordo con il Marocco, soprattutto quello che riguarda pomodori, zucchine e fagiolini, prodotti per i quali si sono superate le quote. "L'anno scorso sono state autorizzate 320.000 tonnellate di pomodori, ma poi ne sono state effettivamente importate 450.000 tonnellate".

"Le quote non vengono rispettate. Chiediamo dei dazi doganali, ma Bruxelles non ne segnala la riscossione. Per alcune produzioni, come i pomodori, il prezzo minimo d'ingresso non può essere inferiore a 46 centesimi. Ma vengono ancora venduti al di sotto di tale livello, che è persino inferiore al costo di produzione", afferma il segretario generale di COAG.

Prezzi minimi per i coltivatori?
"I produttori hanno bisogno di un prezzo minimo che copra i costi e consenta loro di guadagnarsi da vivere, ma la realtà non è questa. Non hanno la capacità di negoziare, quindi risultano finanziariamente soffocati", afferma Andrés Góngora. "Le istituzioni spingono il produttore a negoziare direttamente, ma la posizione dominante del mercato impedisce accordi validi: vengono imposti prezzi, fornitori, trasportatori, norme e persino periodi promozionali e cali del prezzo".

Andrés Góngora sottolinea che i consumatori non sanno che le promozioni del tipo "Prendi 3 e paga 2" sono a carico del produttore. "I rivenditori impongono lo sconto ai fornitori: il produttore consegna 3, ma viene pagato solo per 2. Alla fine, l'accordo viene offerto dal coltivatore e non dalle catene di vendita al dettaglio ".

Problema nazionale ed europeo
Ciò che sta accadendo non riguarda solo la provincia di Almeria: è un problema nazionale ed europeo. Sono necessari urgentemente degli strumenti di gestione della crisi, in quanto il settore ortofrutticolo si guadagna da vivere da quello che riesce a vendere. Questi meccanismi dovrebbero essere stabiliti a livello normativo, per decreto, afferma Andrés Góngora.

Non stiamo parlando di casi isolati. Anche il settore degli agrumi ha attraversato lo stesso difficile periodo, anche se ha anche il supporto dell'industria di trasformazione. La situazione, tuttavia, è rimasta pressoché la stessa.

C'è anche il caso dell'ultima crisi delle drupacee. Questi due settori non considerano ancora lo sradicamento degli alberi, perché è un compito difficile, ma nel caso dei pomodori, i produttori stanno passando da una coltura all'altra, senza strategie, effettuando una scelta molto controproducente.

Parole e fatti non coincidono
"E' un dato di fatto che il mercato abbia bisogno di tutti i prodotti e che attualmente il consumatore apprezzi la qualità come non mai. Tuttavia, la nostra situazione è la peggiore di sempre. I consumatori ne sono consapevoli, ma le grandi catene sono quelle che ne traggono vantaggio".

"Non è corretto dire che il settore ortofrutticolo spagnolo è pionieristico e dinamico, con un grande futuro, e poi ignorare l'effettiva situazione dei produttori", conclude il segretario generale di COAG.

Stop alla raccolta
Questa settimana i coltivatori hanno deciso di interrompere la raccolta. Una mossa annunciata dall'Unione dei produttori agricoli indipendenti, recentemente costituitasi ad Almeria. Questa organizzazione è stata creata per mettere insieme i coltivatori e consentire loro di farsi avanti. Il loro primo incontro del mese scorso ha visto la partecipazione di oltre 2.500 coltivatori stanchi della situazione in cui si trovano e desiderosi di unire le forze per dare forza e voce al settore.

"Fermate le vendite fino a che non raggiungono un prezzo minimo e non vendete il vostro prodotto in nessun'altra situazione", è il loro consiglio.

Dicono che attualmente la posizione dei coltivatori sia difficile ed è ulteriormente minacciata dagli accordi commerciali con i Paesi del Mercosur, tra cui Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay. Inoltre, i coltivatori spagnoli di ortaggi in serra avvertono già da anni la pressione della concorrenza marocchina.

Unire le forze
Anche altre organizzazioni stanno prendendo dei provvedimenti. Le organizzazioni agricole COAG, Asaja e UPA, insieme all'associazione di produttori Coexphal e all'associazione commerciale Ecohal hanno unito le forze, vista la grave situazione che sta attraversando il settore agricolo di Almeria, e considerati i bassi prezzi all'origine.

Hanno indetto una manifestazione di protesta per il 19 novembre ad Almeria, in cui chiederanno alle amministrazioni pubbliche competenti di fornire soluzioni alla "crisi strutturale" che il settore sta subendo.

Inoltre, vorrebbero che alla giornata di sciopero partecipassero "tutti coloro che hanno qualcosa a che fare con l'agricoltura", così come i cittadini di Almeria e delle province vicine. "Vogliamo che sia un giorno storico per il settore", hanno affermato in una conferenza stampa congiunta.

Per maggiori informazioni:
COAG Almería
C/ Invernaderos, 11
04738 Vícar, Almería. Spain
T + 34 950 554 433
F: +34 950 553 823
almeria@coagalmeria.com
www.coagalmeria.com


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