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La situazione dei kiwi a inizio ottobre 2019

In base alle stime effettuate a inizio settembre, la disponibilità di kiwi verde italiano è prevista molto contenuta anche quest'anno. I volumi sono attesi in riduzione dopo la lieve ripresa dello scorso anno, pari a circa 353.000 tonnellate di prodotto commercializzabile, corrispondenti al -10% sul 2018. Il prodotto a polpa gialla (G3, Jintao, Jinyang, Soreli e Dorì), potrebbe invece incrementare leggermente, nonostante rese tutt'altro che elevate, del +16% sul 2018 (poco meno di 70.000 tonnellate), grazie all'entrata delle superfici di recente messa a dimora. 

Nel complesso la produzione commercializzabile del kiwi italiano potrebbe fermarsi a circa 371.000 tonnellate, -6% rispetto allo scorso anno, un livello tutt'altro che eccedentario. La produttività appare molto diversificata a seconda dell'areale di riferimento. Ci si attende un calo significativo in Piemonte, Veneto, Lazio e Campania. Al contrario Emilia-Romagna, Friuli ed in alcune aree del sud Italia (Calabria in particolare) la produzione dovrebbe risultare migliore rispetto al deficitario 2018, ma ciò non compensa la flessione delle altre importanti regioni. 

Sulle stime sopra riportate sarà da valutare l'effettiva entità di prodotto in entrata per effetto della spiccata variabilità nei diversi territori; inoltre tali stime non possono tenere conto dei probabili danni della cimice asiatica, che sappiamo abbia colpito anche questa specie. Solo a raccolto ultimato sarà possibile quantificare l'impatto.

Purtroppo risulta in espansione la diffusione della morìa, causa di abbattimenti in diverse aree del Paese e anche di un impatto negativo in termini di rese unitarie.

Relativamente alle superfici i kiwi di polpa verde sono quelli che mostrano la flessione, fermandosi a livello nazionale 21.200 ettari, -5% sul 2018. Solo le regioni meridionali proseguono ad incrementare il loro potenziale produttivo. Le superfici del kiwi giallo confermano, come accennato, l'aumento del recente passato, da 2.800 ettari del 2018 ad oltre 3.600 ettari del 2019, +27%.

A livello nazionale gli impianti in produzione di kiwi in Italia ammontano a poco meno di 24.900 ettari, -2% sullo scorso anno (stime CSO Italy).

Il commercio estero – Italia e Paesi concorrenti
Le esportazioni italiane di kiwi nella scorsa campagna si sono attestate su circa 285.000 tonnellate registrando un +5% rispetto alla deficitaria stagione precedente. 

Il 67% dei volumi esportati è rimasto in ambito europeo, +3% rispetto alla campagna precedente, ma più marcata la ripresa delle spedizioni dirette verso i Paesi terzi, +9% sul 2017/18. 

Il panorama delle destinazioni prevalenti però non sembra variare: i maggiori volumi sono stati inviati sul mercato tedesco che negli ultimi anni assorbe mediamente il 16% del totale, segue la Spagna col 11% e la Francia col 8%. Durante l'ultima stagione, in aumento i volumi inviati verso la Germania e Spagna +5% in entrambi i casi, in flessione invece la Francia (-16%); più movimentazioni verso il Belgio (+19%), mentre i quantitativi diretti in Regno Unito, dopo il calo del 2017/18, ritornano su livelli nella media.

Le spedizioni 2018/19 oltremare hanno mostrato una riduzione verso gli Stati Uniti (-6%) a cui si è contrapposta una crescita del Canada (+24%). Tra i Paesi dell'America Latina si conferma l'importanza del Brasile, con volumi maggiori del 16% nell'ultima annata; sul versante Nord-africano sembra riprendere l'export, principalmente verso l'Egitto (+25% sul 2017/18).

Tra le mete più lontane in Estremo Oriente, dopo la contenuta movimentazione del 2017/18, si riprende quota registrando +21%, con vendite dirette principalmente in Cina (+30% sul 2017/18).

Il complesso dei Paesi europei nell'ultimo decennio ha movimentato prodotto tra 560.000 e 600.000 tonnellate a stagione, con l'apice raggiunto nel 2015/16, ultimo anno di offerta elevata. 

In ambito europeo ben il 75% dei volumi riguardano spedizioni di kiwi italiano o greco. Negli ultimi anni, anche a causa della minore disponibilità di prodotto, l'Italia è scesa dal 60% all'attuale 50%; tendenza opposta per la Grecia che ha visto esportazioni in aumento ed una rappresentatività passata dal 13% di qualche anno fa al 26% degli ultimi anni, per via della crescita della produzione che viene venduta sui mercati esteri.

Le esportazioni della Grecia sono salite progressivamente dalle 80.000 tonnellate del 2009/10 fino al record di oltre 150.000 tonnellate del 2017/18 e poi lievemente diminuite a 136.000 tonnellate nel 2018/19. Da segnare che di recente oltre 70% delle spedizioni riguarda destinazioni UE28.

Negli ultimi anni l'Italia, a causa della contenuta offerta, è tra le principali destinazioni del kiwi greco. Molto rilevante è la movimentazione del prodotto in Spagna, Germania al 3° posto, seguito da Polonia.

Seppur di minore importanza, anche a Spagna vede esportazioni in ascesa, in un decennio sono infatti passati da 7.000 alle oltre 15.000 tonnellate dell'ultima annata (+1% sul 2017/18). In questo caso scende la quota destinata ai Paesi europei (in primis Portogallo e Francia) in favore delle mete Extra-UE, in particolare Marocco. 

Il vicino Portogallo, nel 2018/19, ha esportato kiwi per quasi 15.000 tonnellate -7% rispetto agli elevati livelli del 2017/18. Oltre l'80% dei volumi esportati viene collocato in Spagna e piccole quote sono dirette verso la Francia.

Progressivo ridimensionamento dell' export francese che nel corso dell'ultima campagna commerciale si è fermato sotto le 10.000 tonnellate. Le vendite del prodotto coltivato in Francia ormai sono sempre più orientate verso il mercato interno. 

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Import italiano
Sulla base dei dati annui, si segnalano importazioni italiane di kiwi del 2018 lievemente inferiori alle 51.000 tonnellate, -26% rispetto al record raggiunto nel 2017, dunque appena superiori alla media.

Sono infatti calati drasticamente i volumi di kiwi di provenienza greca e nel corso del 2018 la movimentazione è tornata più vicina al consueto. Per quanto riguarda il prodotto in controstagione, si segnala un maggior arrivo di kiwi della Nuova Zelanda a fronte di una più stabile entrata di prodotto del Cile.

Fonte: CSO Italy per FreshPlaza.IT


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