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Cimice asiatica: gli appelli delle organizzazioni agricole italiane per dare prospettive al comparto frutticolo

Non si arresta ancora l'emergenza che da mesi sta colpendo la frutticoltura di molte aree del Centro-Nord, a causa dei danni ingentissimi provocati dalla cimice asiatica e da altre malattie delle piante che hanno causato un crollo dei redditi di almeno il 50% per moltissime aziende agricole in Emilia Romagna, Piemonte, Veneto, Lombardia e Friuli Venezia Giulia. E' per questo che il presidente di Alleanza Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri ha inviato lo scorso 6 settembre una lettera al neo Ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova per richiedere la convocazione in tempi rapidi di un tavolo interministeriale di crisi, allargato al ministero della Salute e dell'Ambiente e alle diverse Regioni coinvolte. 

"Occorre fronteggiare al più presto la situazione - ha ricordato Mercuri al Ministro - e attivare tutte le possibili iniziative e interventi di sostegno, a partire dallo stanziamento di risorse straordinarie, per dare una pronta risposta alle migliaia di produttori agricoli coinvolti dall'emergenza della cimice asiatica che dopo aver causato perdite significative fino al 100% del raccolto di susine, pere, mele, sta ora colpendo senza sosta anche altri prodotti orticoli, oltre la soia e il grano".

Secondo l'Alleanza cooperative agroalimentari, "oltre al sostegno importante alle aziende agricole, è indispensabile poter disporre di strumenti efficaci per la difesa già a partire dalla prossima campagna e nel contempo avviare collaborazioni con la ricerca per individuare percorsi sostenibili nel rispetto dell'ambiente". 

Non va dimenticato che molti dei danni causati dalle malattie fungine e dagli attacchi della cimice asiatica - che sono stati favorite dalle piogge intense e dalle basse temperature registrate nel mese di maggio - non sono neanche assicurabili e per le aziende il crollo dei redditi è ormai dell'ordine del 50%.

E' necessario anche - così scrive il presidente Mercuri nella lettera – "accelerare l'introduzione dell'unico vero antagonista della cimice, ossia la vespa samurai".

Confagricoltura: interventi per dare prospettive al comparto frutticolo
"Quella della cimice asiatica è un'emergenza assoluta che va affrontata stanziando risorse adeguate da parte del Governo e intervenendo pure sulla normativa europea che vieta gli aiuti di stato per le calamità non da quarantena". Lo sottolinea la Giunta di Confagricoltura che ha fatto il punto su questa calamità naturale che sta creando danni enormi ai frutteti, soprattutto del Settentrione, di pesche, nettarine, susine, ciliegie, mele, pere, nocciole (su cui si sono riscontrate perdite che vanno dal 40 al 100 per cento del prodotto), nonché ad alcune coltivazioni erbacee e orticole.

La Giunta di Confagricoltura, nel commentare positivamente la pubblicazione nella G.U. del 5 settembre del DPR n. 102 del 5 luglio scorso - che prevede la possibilità di introdurre specie non autoctone - sollecita il ministero dell'Ambiente ad approvare in tempi brevi il decreto che deve definire i criteri per l'immissione dell'antagonista naturale ovvero la vespa samurai (Trissolcus japonicus, originaria dell'Asia orientale) che depone le uova direttamente in quelle della cimice.

"I frutticoltori in particolare – osserva il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti – sono stremati e sconfortati dalla situazione drammatica in cui versa il settore ortofrutticolo e sollecitano provvedimenti di urgenza, sia per indennizzare le imprese a causa della perdita dei raccolti, sia per coprire i costi legati alla lotta di questo dannoso insetto".

Su quest'ultimo aspetto la Giunta di Confagricoltura - ricordando che al momento non esiste una unica soluzione idonea per contrastare la cimice - invita a rafforzare le azioni di ricerca e trasferimento delle conoscenze per combattere questo insetto altamente polifago, caratterizzato da una elevata capacità di diffondersi in relazione al fatto che si riproduce con due generazioni all'anno (con 200-300 uova per generazione) ed ha una lunga durata della vita adulta.

"E' ora di ridare prospettive economiche all'intero comparto frutticolo – conclude la Giunta - A sette anni dalla prima rilevazione in Italia della cimice occorre accelerare la predisposizione di un piano nazionale articolato di contrasto, attivando, come già richiesto, una task force interministeriale che gestisca in maniera rapida ed efficace l'emergenza, alla quale Confagricoltura e già fin d'ora disponibile a fornire il proprio contributo".

Confcooperative Verona: in gioco il futuro dell'ortofrutticoltura di tutto il territorio
"Il flagello cimice asiatica ha portato alla luce in tutta la sua portata il tema dell'impatto strategico dell'agricoltura sul territorio e del suo ruolo nella tutela dell'ambiente". Il presidente di Confcooperative Verona Fausto Bertaiola interviene sull'ultima piaga – in ordine di tempo – che si è abbattuta sul settore ortofrutticolo veronese, comparto in cui Confcooperative "pesa" per un fatturato complessivo che supera i 185 milioni di euro, in virtù della produzione di 2.500 aziende agricole e 38 cooperative associate. 

"Per l'agricoltura veronese rischia di essere la mazzata finale – afferma Bertaiola – con conseguenze che forse non vengono considerate nella loro reale dimensione. Se questo dovesse accadere – e non siamo lontani – i consumatori si troverebbero di fronte alla necessità di dover acquistare giocoforza prodotti provenienti da altre latitudini, altro che prodotti a basso impatto ambientale e a chilometro zero. La perdita di un settore così strategico avrebbe inoltre un impatto devastante sotto l'aspetto paesaggistico. I terreni abbandonati dalle coltivazioni diventerebbero la fotografia di un'incuria che non gioverebbe né all'attrattività turistica né alla tutela ambientale. E poi ci sono le ricadute in termini sociali, con migliaia di lavoratori e le rispettive famiglie privati della fonte di sostentamento".

E' dunque un quadro a tinte fosche quello prefigurato dal presidente provinciale di Confcooperative. "L'ortofrutta veronese svetta a livello regionale e nazionale per volumi e commercio – spiega Bertaiola - Dando uno sguardo alle principali produzioni la situazione è piuttosto eterogenea. L'80% delle piantagioni di mele e kiwi veneti è su terra scaligera. Idem per pere e ciliegie. Per fragole e pesche nettarine si arriva al 90%. Nel Veronese si coltiva il 70% delle superfici a melone e si raccoglie la maggior quantità di patate, pomodoro da industria, zucchine, cetrioli e peperoni. Nonostante ciò il comparto sta vivendo una fase di crisi senza precedenti, dovuta a fattori quali i cambiamenti climatici, l'aumento di competitor esteri, e soprattutto l'insorgenza sempre più gravosa della presenza della cimice asiatica". 

"I correttivi da mettere in campo sono limitati ma se applicati possono limitare i danni – propone Bertaiola – E' indispensabile aiutare i produttori con delle risorse ad hoc, investire sulla ricerca che ha già individuato negli insetti antagonisti la forma di contrasto più efficace alla diffusione della cimice asiatica, e da ultimo ammodernare le aziende agricole con l'installazione delle reti antinsetto". 


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