Continua l'impegno internazionale per contrastare il virus della Tristeza

Abbiamo più volte avuto modo di scrivere del virus della Tristeza, che colpisce gli agrumi (CTV) e di come si tratti di uno dei più distruttivi. Presente in tutti i Paesi agrumicoli, attraverso mutazioni e/o riarrangiamenti del genoma causa una molteplicità di sintomi a seconda della pianta ospite e del ceppo.

Antonino Catara e Grazia Licciardello

CTV costringe i Paesi produttori a organizzare una difficile attività di sorveglianza ed eradicazione: ciò mentre le aziende devono operare onerosi interventi di riconversione degli impianti, utilizzando portainnesti resistenti. E' certamente un percorso difficile, che incide pesantemente anche sull'intero comparto agrumicolo del nostro Paese.

Ne parliamo con Antonino Catara, già presidente dell'Organizzazione Internazionale dei Virologi degli agrumi, oggi tutor scientifico di Agrobiotech, e con Grazia Licciardello, biologo molecolare attualmente al CREA-OFA, i quali hanno curato con Moshe Bar Joseph, la pubblicazione del volume "Citrus tristeza virus Methods and Protocols", per la prestigiosa collana Springer protocols.

Il libro, 17 capitoli a cura di 45 ricercatori di 9 Paesi, fornisce metodi e protocolli dettagliati circa le tecnologie disponibili per rilevare, caratterizzare e studiare CTV con tecnologie genomiche e molecolari, analizzare l'aggressività dei ceppi e le relazioni con la pianta ospite e con i vettori, mettere a punto strategie per ottenere piante resistenti.

"L'aggressività e la facilità di diffusione del virus - spiega Catara - hanno provocato in tutti i Paesi agrumicoli la decimazione del patrimonio arboreo e lo scadimento della produzione, non solo negli impianti innestati su arancio amaro. Tutto ciò ha stimolato numerosissime ricerche per trovare soluzioni efficaci e durevoli".

"Con riferimento alla Sicilia - continua lo scienziato - dopo anni di ritardi, l'attività di monitoraggio e controllo effettuata dal Servizio Fitosanitario Regionale e la maggiore sensibilità degli operatori vivaistici cominciano a dare i loro frutti. Lo stato sanitario dei nuovi impianti risulta decisamente migliore, almeno per quanto riguarda CTV, e i numerosi interventi di riconversione di vecchi impianti hanno riqualificato gli standard produttivi".

Ma bisogna fare di più, stando alle parole di Catara: "Bisogna intensificare l'attività di sorveglianza, sia per rilevare tempestivamente l'eventuale introduzione di nuovi ceppi del virus, diversamente aggressivi, sia per quanto attiene il sostegno ai produttori professionali che intendono affrontare gli onerosi interventi di riconversione dei vecchi impianti infetti dal virus. Senza tralasciare l'allineamento delle competenze e delle tecnologie a standard internazionali sempre più elevati".

Videointervista 

"Oggi l'attenzione maggiore deve essere rivolta alla caratterizzazione ed eradicazione dei ceppi di CTV non-EU" - aggiunge Grazia Licciardello - potenzialmente a rischio anche per gli impianti innestati su portinnesti tolleranti, ma anche all'individuazione di isolati capaci di interferire e bloccare quelli aggressivi. Questo obiettivo è oggi possibile grazie alle tecnologie di sequenziamento a elevata processività (HTS) e all'analisi bioinformatica, che consentono di studiare i genomi dei virus e i rapporti che essi instaurano con la pianta ospite a livello cellulare. Tutti elementi propedeutici alla selezione di mutanti utili per la produzione di piante "vaccinate" contro i ceppi aggressivi, come peraltro avviene da molti anni in Brasile, Sud Africa, Australia".

"Un obiettivo - concludono i due ricercatori - intrapreso anche in Sicilia, allo scopo di impedire che l'introduzione di isolati presenti in Paesi dell'emisfero sud possa vanificare il programma di sostituzione dell'arancio amaro con portainnesti tolleranti al virus, intrapreso da tante aziende, e che si auspica venga proseguito nei tempi più brevi".


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