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Dopo aver colonizzato il nord, l'insetto sta scendendo verso sud

Preoccupazioni crescenti per cimice asiatica anche in Emilia Romagna

Emergenza cimice asiatica in Emilia Romagna. Non più solo nelle province più a nord dell'Emilia, ma ora l'insetto si è spinto anche in Romagna, con danni visibili. "La cimice asiatica è arrivata pure nelle province di Forlì-Cesena, dopo che a Ravenna già negli anni scorsi era stata rilevata - dice Luca Molinari del Consorzio Agrario Adriatico - ma in maniera meno pesante rispetto ad altre zone. Gli attacchi sono diversificati a seconda della varietà, dell'epoca di raccolta e delle coltivazioni limitrofe".

E' noto che la cimice predilige alcune colture come la soia, che fa da ricettacolo. Il problema è che, quando questa viene raccolta, gli insetti emigrano sulle colture limitrofe senza distinzioni.

Nei giorni scorsi, presso la regione Emilia Romagna vi è stato un incontro per fare il punto sulla situazione. Sono stati stanziati immediatamente 250 mila euro per l’attivazione di mutui a tassi agevolati e le delimitazioni delle aree colpite necessario per usufruire di sgravi fiscali e contributivi. Ma è necessario anche agire sul piano nazionale ed europeo, perché la sfida è complessa. Complice l’estate più calda degli ultimi 150 anni, sono sotto attacco i frutteti della regione e in particolare le produzioni di punta come pero, melo e pesco, a cui si affiancano ciliegio, albicocco, kiwi e susino, per danni che, in alcuni casi, arrivano al 100%.

“I danni provocati dalla cimice asiatica- ha detto l'assessore regionale Simona Caselli- non riguardano solo la perdita di reddito delle singole aziende, ma mettono a rischio anche la competitività del sistema produttivo, che non riesce a garantire al mercato le quantità e la qualità necessarie, con conseguenze che per le singole filiere si possono stimare in un centinaio di milioni di euro e con forti rischi sociali perché l’indotto occupa decine di migliaia di persone. Chiediamo perciò, al governo che verrà, uno sforzo nazionale con l’istituzione di un fondo destinato agli agricoltori delle Regioni colpite dalla cimice che permetta di affrontare le conseguenze di quest’anno orribile e di ripartire il prossimo anno".

"Va detto subito che l’emergenza, in Europa, riguarda le regioni del nord d’Italia e l’Austria e che, al momento, non esistono soluzioni chimiche e immediate, come sanno bene gli americani che sono stati colpiti prima di noi. Anzi, proprio il Canada ha stretto di recente un accordo con l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, che rappresenta la punta più avanzata della ricerca nel settore".

All'Europa viene chiesto di permettere una maggiorazione della dotazione delle Ocm (Organizzazione comune di mercato, ovvero le politiche europee per la gestione dei mercati) per la creazione di fondi mutualistici per compensare i danni del crescente numero di patologie che affliggono l’ortofrutta. In secondo luogo, l’attivazione di progetti di ricerca dedicati alle strategie di contrasto e di coesistenza con la cimice, in forte collegamento con le altre esperienze internazionali, soprattutto americane, che si stanno cimentando con la stessa emergenza.

Al (prossimo) governo viene chiesto un piano straordinario dotato di risorse adeguate per l’erogazione di indennizzi alle imprese colpite da questa grave emergenza fitosanitaria che diversamente metterà in seria crisi intere filiere produttive dell’ambito ortofrutticolo con ricadute socio-economiche gravi per la perdita di posti di lavoro.

Per i commenti, cfr. precedente articolo.


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