Carmelo Micale, presidente OP Consorzio APAM

Produzione agrumicola a rischio: i produttori chiedono regole a tutela del loro lavoro

Riportiamo qui di seguito un intervento di Carmelo Micale, presidente OP Consorzio APAM.

La produzione agricola, negli ultimi dieci anni, è stata sempre più chiamata a vincere nuove sfide, adeguandosi alle nuove politiche comunitarie, rivelatesi spesso determinanti in termini di produzione. Non si tratta soltanto di quantità, ma di rispettare le esigenze di sostenibilità ed efficienza in fasi come gestione delle produzioni e delle lavorazioni, trasformazione e commercializzazione capillare.

Vista la crescente globalizzazione e un'offerta sempre più adeguata alla richiesta alimentare, i produttori agricoli del Consorzio APAM hanno effettuato ingenti e continui investimenti sugli agrumeti, affermandosi sul mercato e realizzando così un prodotto di nicchia. Il made in Italy, infatti, è un brand d’eccellenza, tra i primi a livello mondiale, con una qualità riconosciuta e apprezzata in maniera sempre crescente.

La nostra politica ci ha premiato nel tempo, perché abbiamo migliorato la qualità, allungato il periodo di fornitura e valorizzato il prodotto che non risultava idoneo alla commercializzazione, vendendolo così alle industrie di trasformazione a un prezzo che oscillava tra 0,40 e 0,50 euro/kg.

Nel tempo, siamo stati in grado di arginare gli effetti della carenza dei sostegni di cui avevamo bisogno, aumentando la selezione e conquistando mercati in precedenza a noi preclusi. Ed è stato proprio in questa circostanza che abbiamo constatato l’importanza delle industrie di trasformazione, essenziali perché ci permettono di aumentare la selezione e non gravare sul prodotto da commercializzare sul mercato del fresco, tenendo in considerazione che l’industria ci riconosce un prezzo che ci permette di coprire i costi.

Eppure, le nostre misure sembrano non essere sufficienti. Nell'attuale stagione agrumicola siamo tornati indietro di cinque anni: i prezzi del succo di limone e delle essenze hanno subito crolli significativi.

I costi di produzione sono considerevoli e ottenere un aiuto concreto da parte degli Enti preposti sembra davvero un miraggio!

Il nostro comparto si trova, quindi, a dover fronteggiare nuove sfide per non subire le conseguenze di una mancata valorizzazione del prodotto.

Ed ecco che tutti i nostri sforzi di conversione varietale, buone prassi di produzione, selezione degli innesti e potatura, messi in atto in tanti anni di sacrifici, svaniscono nel nulla a causa di istituzioni silenti.

Servono risultati unici e misurabili, per garantire uno sviluppo significativo del settore; siamo arrivati al punto di avere le seguenti necessità, in collaborazione con gli enti preposti:

- possibilità di pianificazione da parte del legislatore di un piano di investimenti su progetti a medio lungo termine (minimo 10 anni) che mirino alla valorizzazione del prodotto e che rafforzino e favoriscano l’imprenditoria nel settore;

- realizzazione di una tutela del marchio italiano sul mercato internazionale, che dia valore al prodotto e premi la produzione italiana;

- istituzione di un eventuale registro di produttori certificati;

- obbligo da parte dei produttori di comunicare le risultanze di produzione del "quaderno di campagna" agli Enti preposti (Assessorati Regionali, Agea);

- maggiore regolamentazione del mercato, garantendo qualità e sicurezza soprattutto per il consumatore.

Il settore agrumicolo è di per sé una ricchezza tutta da esportare.

Senza linee guida ben definite da seguire e sistemi di commercializzazione ben organizzati, si andrà incontro a mancate risposte, tradotte in rallentamenti e difficoltà che potranno rivelarsi determinanti nel lungo periodo.

Ridurre il prezzo in campagna e i costi di produzione sembra ormai una strategia obsoleta, poiché si rischia l’abbandono della terra da parte dei produttori.

Senza l’appoggio degli Enti, attualmente sempre più disinteressati e superficiali, il nostro settore si troverà a percorrere una strada senza uscita. D'importanza cruciale è dunque il ruolo delle Istituzioni che, in completa sinergia con le aziende del settore e i produttori, può aprire le strade al dialogo delineando così uno sviluppo concreto e contrastando la possibilità di subire ulteriori danni.


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