Piu' marketing ben fatto per rilanciare la peschicoltura

Mancanza di marketing, carenza di varietà buone da mangiare e difetto di collaborazione fra aziende e vari segmenti della filiera. Sono queste, secondo l'imprenditore Stefano Rivalta della provincia di Ravenna, le cause della crisi della peschicoltura italiana, e romagnola in particolare.

"Ho letto recenti articoli su FreshPlaza (cfr. FreshPlaza del 13/06/2019) che parlavano della necessità di nuove idee. Concordo, tuttavia le nuove idee dovrebbero partire dai punti critici che, secondo me, sono tre, da cui tutta la crisi deriva. Il primo è la mancanza di varietà valide dal punto di vista organolettico. Le grandi strutture, negli anni del boom, hanno investito su varietà altamente produttive in termini di rese, come Honey o Venus, ma poco gradevoli come sapore. E questo ha portato, lentamente, a una perdita di competitività a livello internazionale. Ma anche le quote dei consumi interni sono diminuite".

Rivalta ha lavorato con il grande selezionatore Vincenzo Ossani, la cui parola d'ordine era che una varietà prima di tutto deve essere buona. Fra i suoi successi, da menzionare la Caldesi 2000, più tutte le varietà del gruppo Romagna. "I grandi gruppi le hanno sempre snobbate - aggiunge Rivalta - salvo qualche raro caso. Ora c'è un ritorno alle varietà buone, ma temo che sia troppo tardi".

Poi aggiunge che una buona varietà deve essere anche comunicata per creare un'aspettativa e un desiderio. "Non ho mai visto fare marketing serio sulle pesche, questo è un grosso errore. In Romagna ci siamo sempre cullati sul fatto che siamo stati i primi al mondo a coltivare le pesche in maniera professionale, ma al giorno d'oggi occorre comunicare ogni aspetto, supportati da una qualità eccelsa. Ho visto nascere tanti capannoni e strutture, a volte inutili, ma investimenti sul marketing ne ho sempre visti pochi".

Infine Rivalta sottolinea un motivo che è sempre sulla bocca di tutti, anche se poi mai nessuno fa qualcosa, vale a dire fare sistema. "Ci facciamo concorrenza l'un l'altro, avvantaggiando i concorrenti esteri. Siamo autolesionisti".


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