L'agricoltura ha ancora bisogno della chimica

Le micotossine costituiscono il maggiore rischio alla sicurezza alimentare globale

Spesso si dimentica quanto l'agricoltura moderna abbia significato in termini di produzione di alimenti sani per la popolazione umana. Al fine di non dimenticarne i vantaggi e gli elevati standard produttivi, un gruppo di operatori agricoli, da poco riunitosi in forma di comitato, ha organizzato un evento a Bolzano, in lingua tedesca, volto a illustrare la problematica delle micotossine negli alimenti.

Secondo il sistema rapido di allerta (RASFF) relativo alle contaminazioni alimentari nella UE, il più alto rischio di presenza di micotossine in ortofrutta è quello legato alle aflatossine presenti nella frutta a guscio ed essiccata. I cereali sono invece la principale fonte di esposizione alle micotossine per ogni classe di età nella UE.

Per altri prodotti ortofrutticoli si segnalano anche aflatossine in frutti tropicali, subtropicali, o nei fichi; come pure ocratossine in prodotti derivati dall'uva; patuline in prodotti derivati dalle mele, alternaria (che produce ben 120 metaboliti) in diverse specie di frutta e verdura raccolte e stoccate. Ci sono stati casi di alimenti per l'infanzia ritirati dal mercato proprio a causa della presenza di micotossine.

Georg Gallmetzer, produttore di mele dell'Alto Adige, è tra i promotori del gruppo di lavoro che mira a generare maggiore cultura in merito a questi temi: "Ci siamo posti l'obiettivo di ascoltare diversi canali, scegliere dei temi, analizzarli scientificamente e organizzare delle conferenze con professori specializzati sul tema scelto. Gli incontri sono rivolti agli agricoltori, ma anche consumatori per smantellare scientificamente le fake news che circolano sull'agricoltura italiana e mondiale". 

Nel primo incontro di approfondimento sulle micotossine, è stato invitato a relazionare il docente universitario Prof. Rudolf Krska (in foto qui sotto), tra i massimi esperti sull'argomento e area manager del centro di competenze Foxi, a Tulln, per la sicurezza alimentare.

La relazione del docente "ci ha aperto gli occhi", dichiara Gallmetzer: "Grazie all'agricoltura moderna, gli alimenti europei sono i più sicuri e controllati nel mondo. La popolazione europea vive più a lungo e più sana. Grazie ai fitofarmaci, le micotossine non sono al momento rilevanti, ma se in futuro si vieterà l'uso della chimica, esse ritorneranno nel ciclo alimentare, come accadeva nelle generazioni passate. Si pensi alle casistiche dell'ergotismo, ad esempio, tragica malattia che derivava dal consumo di pane di segale contaminato da tossine di origine fungina". 

Tutte le micotossine sono pericolose e cancerogene (vi sono ad esempio correlazioni tra Alternaria e tumore dell'esofago, NdR) a livelli non paragonabili ai pesticidi, contro i quali però viene spesso combattuta una battaglia preconcetta.

Il problema, nel frattempo, come emerso dalla relazione di Krska, è che il cambiamento climatico sta contribuendo a porre sempre più a rischio la sicurezza degli alimenti: fitopatogeni e parassiti si muovono infatti alla velocità di 3-5 km l'anno verso le zone polari, andando a contaminare superfici sempre più vaste del pianeta. Europa inclusa.

Oltre ai rischi per la salute umane, ovviamente le patologie fungine determinano perdite di produzione (nei cereali, le perdite hanno superato un valore di 1,5 miliardi di euro l'anno).

Come ha spiegato il docente, oggi la chimica analitica ha compiuto grandi passi e possono essere rilevati contaminanti nei cibi a livelli di parti per miliardo (ppb); al contempo, però, la tossicologia procede molto più lentamente: la conseguenza è che sappiamo moltissimo su cosa è presente nel cibo che mangiamo, ma pochissimo sul suo significato in termini tossicologici. Non sarà però andando contro la scienza che si risolveranno i problemi alimentari del futuro.

Il gruppo di lavoro organizzerà per dicembre un secondo appuntamento su temi di interesse per il settore.


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