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Esiti dell'incontro tecnico 'Esperienze a confronto sulle cimici nei noccioleti'

Organizzato dal comune di San Paolo Bel Sito (provincia di Napoli), in collaborazione con la Regione Campania, il Servizio Provinciale di Napoli, e la OP "Il Guscio", si è svolto lo scorso 30 maggio 2019 un incontro tecnico sulle cimici del nocciolo

La scelta di San Paolo Bel Sito, un comune a cavallo tra la provincia di Napoli e Avellino, non poteva essere più opportuna: qui si concentra infatti il 70% dell'intera produzione campana di noci, che rappresenta a sua volta quasi la metà delle nocciole italiane.

L'interesse per la buona conduzione del nocciolo in provincia di Napoli cresce di anno in anno, anche perché è l'area dove si insediano le maggiori industrie di lavorazione di tale prodotto.

Dopo i saluti del Sindaco Cafarelli, per la cooperativa "Il Guscio" è intervenuto il direttore Sabato Castaldo per illustrare i finanziamenti europei, come la misura del "pacchetto giovani" inserita nel PSR Campania. Tali finanziamenti costituiscono l'unico volano per trattenere le forze lavorative in un territorio vocato alla corilicoltura.

Il moderatore dell'incontro, il funzionario regionale del STP di Napoli D'Agostino, ha illustrato il ruolo dei servizi di sviluppo agricolo campani, quale punto di equilibrio tra un l'agricoltura innovativa, smart, etica e sostenibile e i sempre più onerosi adempimenti burocratici. Ha poi illustrato come, ogni anno, il "cimiciato" (cioè il prodotto compromesso dalle punture delle cimici, NdR) determini un taglio percentuale tra il 4 e il 9% sulla effettiva resa, ripercuotendosi anche sui ricavi.

Il prof. Garonna, entomologo del Dipartimento di Agraria dell'Università di Portici ha illustrato i principali agenti imputati del prodotto cimiciato, quali la Nezara viridula, la Palomena prasina e il Gonocerus acuteangulatus, come emersi da quattro campi osservati sia in provincia di Caserta sia in quella di Napoli.  

Nell'area di Teano (CE) si è riscontrata una presenza di Gonocerus e di Piezodorus, ma - con sorpresa della platea - la presenza più massiccia in percentuale (44%) è stata quella della cimice asiatica. In provincia di Nola, invece, con un versante pedo-climatico un po' diverso dal casertano, alla conta delle cimici nei due campi-prova la percentuale più alta è stata principalmente quella del Piezodorus, seguita dal Gonocero e dalla Nezara, ma con la totale assenza di cimice asiatica.

Le conclusioni del convegno sono state affidate all'ospite fitopatologo della Regione Emilia Romagna dott. Bariselli, il quale ha portato la sua esperienza in merito ai danni che possono causare le eventuali invasioni di cimice asiatica (Halyomorpha halys). L'intervento è stato tutto incentrato sul comportamento di questo temibile emittero alieno nelle maggiori aree di danno, come in Pianura Padana. Colpisce tutti i fruttiferi, con danni dal 6% al 10% su pero e sul melo e oltre il 12% su drupacee; il kiwi si salva solo mediante copertura con reti.

La cimice asiatica è difficile da individuare in primavera poiché sverna negli insediamenti abitativi, traslocando e riproducendosi solo successivamente su alberi fruttiferi. La novità emersa dall'incontro tecnico è che sarebbe preferibile non utilizzare le trappole, in quanto costituiscono un richiamo eccessivo per le popolazioni di cimici asiatiche.


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