Presentato a FICO il libro 'Protagonisti italiani dell'ortofrutta' di Roberto Faben

Le proposte per ridare slancio al comparto dell'ortofrutta

Investire per innovare. Prodotti e processi. In tutta la filiera. A partire dalla produzione agricola, passando per la fase della lavorazione e della logistica, fino alla distribuzione finale al consumatore. Il comparto italiano dell'ortofrutta, una delle voci più importanti dell'agricoltura nazionale, richiede un grande sforzo organizzativo di fronte alle forti sollecitazioni della concorrenza internazionale, che sta sottraendo quote di mercato all'Italia. Tra i Paesi esteri più agguerriti nella competizione, spiccano, in ambito europeo Spagna, Polonia e Olanda, mentre in nord-Africa si sta affacciando il Marocco. 

Di questo tema si è parlato a Fico Eataly World, alla presentazione del libro "Protagonisti italiani dell'ortofrutta", scritto dal giornalista economico Roberto Faben. Il volume ha raccolto 10 storie di eccellenza del settore (Rosaria, Battaglio, Tata, Gli Orti di Venezia, Ortofrutticola Parma, Patrizio Fellini, Francescon, Ortocal, L'Orto di Eleonora e Apo Scaligera). 

In una tavola rotonda-dibattito, ha partecipato una vasta rappresentanza del settore ortofrutticolo nazionale.

Da sinistra: Duccio Caccioni, Roberto Faben, Paolo De Castro e Segré 

De Castro: "E' necessaria una maggior forza contrattuale delle OP, creando le AOP"

Nell'incontro, organizzato da Fondazione Fico e Caab, Paolo De Castro, primo vice-presidente uscente della Commissione europea Agricoltura e Sviluppo Rurale e rieletto al Parlamento europeo con la tornata elettorale del 26 maggio 2019, ha aperto i lavori mettendo sul tappeto i principali nodi del settore dell'ortofrutta.

"L'Ocm ortofrutta resta una priorità – ha detto De Castro – e con il Regolamento Omnibus, che darebbe la possibilità di estendere l'Ocm ad altri settori dell'agricoltura, il comparto ortofrutticolo deve essere il capofila. Sono necessari al minimo due anni di proroga della Pac. Da europeista convinto, ritengo che la Brexit stia diventando un grande spot a favore dell'Europa. Per il settore ortofrutticolo, il tema generale è quello delle risorse finanziarie e i Paesi europei interessati, quelli produttori, sono circa 5 e dunque non c'è consenso largo e forte. Per questo sarà necessario combattere per mantenere risorse in un sistema che ha funzionato. Le risorse ci sono anche per rendere più flessibili e semplici da utilizzare i piani operativi che nascono dall'Ocm ortofrutta".

"Un altro aspetto molto interessante è quello della creazione di Aop (Associazioni di Organizzazioni di Produttori), al fine di rendere le Op maggiormente strutturate. Ricordo che si sta parlando dell'ipotesi di riunire Melinda e Val Venosta in una grande Aop nel segmento delle mele. A livello nazionale serve proseguire con il catasto ortofrutticolo e occorre inoltre un maggior coordinamento tra i ministeri per i protocolli fitosanitari. La Spagna va in Cina con mele e pere. L'Italia non lo può fare". 

Falconi (Italia Ortofrutta): "Servono OP grandi e strutturate, non una loro proliferazione. E chiarezza in materia di lavoro"

Vincenzo Falconi, direttore di Italia Ortofrutta, associazione nata nel 2011 che rappresenta oltre 140 Op (Organizzazioni di Produttori) in tutta Italia, impegnata in azioni di programmazione delle produzioni, ricerca e stipula di accordi, affiancamento circa l'ottimale utilizzo delle risorse messe a disposizione delle Op attraverso il Regolamento europeo 1234/2007, ha messo in rilievo le opportunità di un sistema organizzato. "Non è facile aggregarsi – ha sottolineato – ma bisogna ricordare che maggiore è il fatturato più alti sono gli aiuti percepiti. In Italia operano 304 Op per un valore della produzione di 6 miliardi di euro e per livello degli aiuti, circa 260 milioni di euro l'anno, ci battiamo con la Spagna. Il sistema di erogazione è veloce, attraverso i meccanismi Feagra. Aggregarsi non è facile perché bisogna superare limiti culturali, ma i risultati che si ottengono sono notevoli".

"Ma attenzione: bisogna stimolare l'aggregazione, non la proliferazione di aggregazioni. Le Op sono la catena di trasmissione a livello europeo di un processo virtuoso che opera per il rispetto dell'ambiente e la sicurezza alimentare. Molto c'è ancora da fare. Se abbiamo assistito alla globalizzazione dell'agricoltura abbassando il protezionismo del mercato, a ciò non è corrisposta una globalizzazione delle regole. Il fenomeno del dumping sociale continua e giungono sul mercato trattati con prodotti al bando da 30 anni. Bisogna ridare margini al settore dell'ortofrutta, per consentire di fare ricerca e sviluppo. In Italia la maggior parte delle Op sono concentrate in poche regioni e servono risposte legislative come una maggior chiarezza sul lavoro nel settore. Quanto al tavolo ortofrutticolo, con il decreto-bozza preparato, si spera sia la volta buona".

Da sinistra: Andrea Cortoni, Roberto Faben, Vincenzo Falconi e Maurizio Marchesini 

Marchesini (Bper : Banca): "Le banche devono comprendere, con personale competente, le esigenze delle aziende ortofrutticole". Cortoni (Car), il ruolo dei centri agro-alimentari.

Maurizio Marchesini, responsabile credito agricolo di Bper:Banca, che ha sede a Modena, ha messo in evidenza che "Bper offre una pluralità di prodotti per il credito alle aziende ortofrutticole, dal breve al medio e lungo termine. Poche sono le banche che hanno destinato spazi importanti al credito per il settore agricolo. Le possibilità di finanziamento non mancano ma negli istituti di credito serve personale preparato, in grado di comprendere quali sono le necessità delle aziende agricole e di affiancarle, anche in collaborazione con le associazioni di categoria".

Andrea Cortoni, dell'ufficio marketing e sviluppo del Car (Centro Agroalimentare di Roma), ha ricordato che "i mercati ortofrutticoli costituiscono un punto di incontro tra domanda e offerta appartenenti a una filiera integrata basata sulla condivisione delle informazioni e si pongono anche l'obiettivo di essere un polo culturale e informativo che promuove la stagionalità dei prodotti, oltre a garantire servizi di consulenza. La crescita del Car è stata notevole e la sua superficie, se 17 anni fa, quando era nel centro di Roma, si attestava sui 17 ettari, ora è di 140 ettari nella nuova sede logistica".

Caselli: "In Emilia Romagna il 40 per cento della produzione di ortofrutta non passa dalle OP"

Simona Caselli, assessore regionale all'Agricoltura della Regione Emilia Romagna ha rimarcato "l'importanza di Psr (Piano di sviluppo rurale) e Ocm (Organizzazione Comune di Mercato) per l'ortofrutta, i quali hanno consentito il sostegno a investimenti in innovazione, ad esempio per quel che riguarda la ferti-irrigazione e agro-ambiente. Di fronte al rischio di tagli al Psr, è fondamentale tener presente che disinvestire, in agricoltura, avrebbe nefaste conseguenze. Per diffondere nuove pratiche agronomiche e innovazione le Op sono perfette per l'imprenditore ortofrutticolo, ma i livelli di concentrazione permangono insufficienti, basti pensare che in Emilia Romagna il 40 per cento dell'ortofrutta è immesso sul mercato senza il loro tramite e molte aziende restano in una condizione di isolamento. L'aggregazione è inoltre essenziale per la programmazione delle produzioni". 

Da sinistra: Aurelio Pannitteri, Roberto Faben e Simona Caselli

Pannitteri (Op Rosaria): "Primo export in Cina dell'arancia rossa". Stefano Minola (Battaglio s.p.a.): "Mille ettari per l'avocado nella Valle del Conca". Letizia Trimboli Tata (gruppo Ta.Ta.): "Progetti di filiera in Italia, Bretagna e Spagna" 

Alla tavola rotonda alla Fondazione Fico hanno partecipato, illustrando in pillole le proprie storie e i progetti per il futuro, 6 delle aziende raccontate nel libro. Aurelio Pannitteri, presidente dell'Op Rosaria, con sede a Belpasso (Catania), che produce e commercializza arance rosse di Sicilia, ha messo in evidenza il processo che ha "portato all'affermazione del marchio Rosaria dopo un'accurata indagine di mercato per rendere identificabile un'arancia prodotta con metodi rispettosi dell'ambiente e che sta puntando anche all'export, oltre a quello già consolidato, anche in Paesi molto lontani come la Cina".

Stefano Minola, direttore marketing della Battaglio s.p.a., il cui presidente è Luca Battaglio, che riunisce altre consociate in Italia e all'estero e ha la mission di selezionare, importare e distribuire sul mercato italiano un vasto assortimento di frutta, esotica e tradizionale in contro-stagione, con primato di banane e ananas, ha ricordato che "l'importazione di referenze ortofrutticole provenienti dall'estero si fonda su rapporti duraturi con selezionati produttori esteri in grado di offrire le più complete certificazioni. Quanto agli investimenti spiccano 1.000 ettari dedicati alla coltivazione dell'avocado nella valle del Conca, in Colombia, la realizzazione di un magazzino per la conservazione delle banane in Argentina e il raddoppio della superficie del magazzino di Roma che arriverà a 12mila metri quadrati".

Letizia Trimboli Tata

Letizia Trimboli Tata, alla guida, con il marito Angelo Tata, del gruppo Ta.Ta, a Frattocchie di Marino (provincia di Roma), che commercializza aglio, anche attraverso una propria azienda agricola di 40 ettari, insieme a scalogno e zenzero, alle piattaforme della Grande distribuzione organizzata e ai principali mercati ortofrutticoli italiani, ha illustrato gli investimenti in qualità che hanno coinvolto fornitori e partner per ottenere alti standard e, in più, i progetti di filiera in Italia, Bretagna e Spagna. 

Salvatore Lotta (Op Campidanese): "Le eccellenze di Sardegna con il marchio L'Orto di Eleonora". Tamai (Gli Orti di Venezia): "Un marchio per stimolare la valorizzazione del patrimonio artistico". Monia Parma (Ortofrutticola Parma): "Produciamo la carota al selenio"

Salvatore Lotta, direttore commerciale dell'Op agricola Campidanese, la maggiore della Sardegna, attiva a Terralba (Oristano) e specializzata nella produzione di orticole (soprattutto cocomeri, meloni, carciofi e pomodori) ha raccontato le principali tappe che hanno portato l'affermazione del proprio marchio, L'Orto di Eleonora. "Una delle nostre eccellenze? Il melone "Corallo", commercializzato sul mercato nazionale".

Paolo Tamai titolare, con la moglie Marina Ceconi, de "Gli Orti di Venezia", a Mira (Venezia), che realizza oltre 40 diverse tipologie di insalate, soprattutto di quarta gamma, e si distingue per un progetto che destina una apprezzabile percentuale delle vendite di ogni singola confezione presso varie catene della Gdo, per il restauro e il recupero di opere d'arte sul territorio soprattutto veneziano, ha portato l'attenzione sull'importanza di legare il marketing di un prodotto a una causa. "Se vogliamo che il cliente italiano preferisca una referenza ortofrutticola nazionale a una proveniente dall'estero, dobbiamo offrire sia qualità sia un legame con una causa legata al territorio di provenienza. Così lo si rende partecipe di un'azione concreta che non è solo quella di un atto privato come quello di acquistare un prodotto italiano, ma anche quello pubblico di contribuire a valorizzare un tassello del patrimonio artistico nazionale".

Monia Parma, figlia del titolare Mauro Parma di Ortofrutticola Parma, con sede a Castel San Pietro (Bologna), che commercializza patate, cipolle e carote, tra i soci fondatori del Consorzio per la Patata Tipica di Bologna (oggi Consorzio della Patata italiana di qualità) e tra i promotori del Consorzio Selenella, ha illustrato le attività dell'azienda in fatto di ricerca e sperimentazione nella sua azienda agricola di proprietà (Parma Agricoltura) "anche per contenimento dell'impatto ambientale, sotto forma, ad esempio di tecniche per il risparmio idrico", la modernizzazione nei metodi di conservazione naturale delle patate e l'innovazione di prodotto, che si manifesta ad esempio nella carota arricchita al selenio.

Da sinistra: Salvatore Lotta, Roberto Faben e Paolo Tamai

Bergamaschi (Confagricoltura): "Marchi d'eccellenza e un piano nazionale per l'agricoltura". Fini (Cia): "Per fare il prezzo serve più concentrazione dell'offerta"

Eugenia Bergamaschi, presidente di Confagricoltura Emilia Romagna ha espresso forti preoccupazioni per l'emergenza climatica, "con fenomeni che hanno creato gravi danni a ciliegie e drupacee" e, per quel che riguarda i problemi strutturali del settore dell'ortofrutta, "la necessità di incidere maggiormente nell'export, di creare marchi d'eccellenza e soprattutto di dare vita a un piano nazionale per l'agricoltura".

Cristiano Fini, presidente di Cia Emilia Romagna, ha ribadito l'urgente necessità "di aggregare l'offerta" portando l'esempio della pera "che, con Opera, incide per il 25 per cento sul mercato, mentre per incidere sui meccanismi di formazione del prezzo, sarebbe necessario il 50 per cento", e della pesca, un prodotto "che entra per primo sul mercato italiano dalla Spagna e poi i prezzi generali del prodotto si formano in base ad esso".

Per scrivere all'autore del libro la mail è: roberto.faben@tin.it  


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