Dal Messico la nuova bioplastica a base di semi di avocado

"Sono cresciuto ascoltando i problemi delle contaminazioni, perciò sapevo che il mio negozio doveva focalizzarsi sulle problematiche importanti e una di queste è la plastica. Per questo iniziai a cercare una certa molecola che somigliasse a quelle che si usano adesso per fare la plastica biodegradabile, ma con altre fonti": queste le parole di Scott Munguía, riportate da El Financiero, in merito alla nascita di Biofase, impresa con sede a Monterrey da lui fondata nel 2014. Si tratta di una realtà che commercializza i prodotti di bioplastica formati da un 60% per il biopolimero dell'avocado e il 40% restante da composti organici sintetici. Questi ultimi si decompongono in soli 240 giorni e non hanno bisogno di essere inceneriti.

A differenza di altri prodotti di bioplastica, le cannucce e le posate di Scott provengono da materiale che era destinato al rifiuto. In quest'ottica, la sua speciale lavorazione gli permette di competere con la plastica convenzionale ed avere prezzi al di sotto della media delle altre fonti di bioplastica come il mais e la yucca.

"La bioplastica – dichiara Munguía a El Financiero – deve essere sostenibile… Come si può fare bioplastica dal cibo? C'è troppa gente che muore di fame e il costo del mais diventa troppo elevato, è assurdo e incoerente. Non bisogna togliere il cibo alla gente". Inoltre, questi prodotti hanno un grande potenziale di fabbricazione: secondo Munguía, 300mila tonnellate di semi di avocado sono scartate annualmente solo in Messico. Con questo materiale si potrebbe soddisfare il 20% della domanda mondiale di bioplastica.

Attualmente, Biofase genera 130 tonnellate mensili di prodotti biodegradabili, delle quali 80 sono destinate alla esportazione e un 40 per cento sono cannucce; per i suoi prodotti, inoltre, consuma 15 tonnellate al giorno di semi di avocado. Il suo mercato principale sono gli Stati Uniti ed esporta anche in Canada, Costa Rica, Colombia e Perù.

I benefici all'ambiente sono significativi e potrebbero portare a un'importante riduzione della contaminazione di plastica nell'ecosistema e alla riduzione delle impronte di carbonio prodotte dalle imprese che la producono, tutto questo da un materiale che non aveva nessun impiego.

Fonte: Cittadellarte


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